Negli ultimi tempi abbiamo molto parlato del tema pensioni, già in un articolo precedente sullo stesso tema abbiamo ripercorso, in sintesi, le tappe storiche della pensione, in Italia, sino ad arrivare ai nostri giorni.

In questo articolo ci soffermeremo sulle attuali possibilità e alternative che i cittadini italiani potranno sfruttare, nel 2019, per poter uscire dal mercato del lavoro e godere della meritata pensione. L’attuale governo ha più volte affermato di voler superare la “riforma Fornero” anche se, nei fatti, si sono solo introdotte nuove possibilità aggiuntive a ciò che la tanto amata/odiata riforma del governo Monti aveva già previsto.

In seguito, quindi, passeremo in rassegna tutte le alternative possibili attuando una dovuta differenza (per una ragione di chiarezza esplicativa) tra le due possibilità tradizionali e le sette possibilità (alternative) flessibili che ben si adattano alle diverse esigenze del lavoratore – pensionando.

Cominciamo con le due possibilità “tradizionali”:

  • La pensione di vecchiaia che si matura con 67 anni di età anagrafica e minimo 20 anni di contributi;
  • La pensione anticipata (ex pensione di anzianità) che si matura, a prescindere dall’età anagrafica, con 42 anni e 10 mesi (un anno in meno per le donne) di contributi versati.

Oltre alle possibilità già previste dalla “riforma Fornero”, per il 2019, sono previste altre 7 possibilità flessibili alternative:

  • Quota 100, cioè somma tra età anagrafica, 62 anni, e 38 anni di contributi versati. È la soluzione più sbandierata dall’attuale governo, anche se molti l’hanno considerata iniqua e poco al passo con i tempi, che ha il pro di avvantaggiare coloro che, avendo raggiunto i suddetti requisiti, vorranno godersi il meritato riposo rinunciando, però, ad una parte consistente del quantum pensionistico (assegni di pensione più bassi perché sono stati versati meno contributi);
  • Opzione donna, un retaggio del passato che ritorna, che concede la possibilità alle donne di collocarsi a riposo prima degli uomini con 35 anni di contributi versati e 58 anni di età (59 per le autonome). Anche questa opzione ha il grande svantaggio di far correre il rischio, a coloro che la sceglieranno, di ritrovarsi un assegno pensionistico davvero troppo esiguo;
  • Lavori usuranti, questa è la possibilità, già prevista da qualche anno, per coloro che svolgono un’attività considerata usurante di poter andare in pensione prima, con 61 anni e 7 mesi di età e 35 anni di contributi;
  • Isopensione, questa la possiamo considerare un’opzione di innovazione sociale e, soprattutto, di responsabilità sociale d’impresa perché permette di collocare in pensione i lavoratori per un massimo di 7 anni di anticipo rispetto all’età anagrafica richiesta dalla pensione di vecchiaia e sarà a carico del datore di lavoro corrispondere una “indennità di pensione”, tutti i mesi, finché non si raggiungeranno i naturali requisiti previsti dallo Stato;
  • Ape volontario, strumento voluto dal governo Gentiloni, che dà la possibilità al lavoratore di andare in pensione con 63 anni di età anagrafica e 20 di contributi versati chiedendo un “prestito bancario” che sarà detratto dal quantum pensionistico, cioè con un minore importo dell’assegno di pensione. È importante ricordare che questa opzione è totalmente a carico del pensionato che dovrà pagare, quindi, anche gli interessi;
  • Ape sociale, anche questo uno strumento introdotto dal governo Gentiloni, simile nei fatti all’ape volontario ma sono richiesti minimo 30 anni di contributi oltre che 63 anni di età, il costo sarà a carico dello Stato nonché della collettività generale, e potranno beneficiare di questa misura solo i disoccupati che non godono di Naspi e coloro che hanno, da almeno 6 mesi, un disabile parente a carico;
  • Lavoratori precoci, anche questa una misura già esistente da anni, e riservata a coloro che hanno 41 anni di contributi e che hanno versato almeno un anno di contributi effettivi prima del compimento del diciannovesimo anno di età anagrafica.

Queste sono quindi le possibili soluzioni, in totale ben 10 e di cui 7 flessibili, per poter accedere alla pensione nel 2019. È sempre bene far chiarezza perché molti lavoratori – pensionandi, spesso, fanno fatica a capire i requisiti necessari per poter godere del sacrosanto riconoscimento pensionistico, vista la molteplicità di possibilità esistenti.