Un anno fa, sul Format, facevo un augurio speciale a Giulia Grillo per il suo quarantatreesimo compleanno   

Si sarebbe insediata infatti il primo giugno 2018, due giorni dopo il suo compleanno,  al Ministero della Salute. È passato un anno. Alla ministra della Salute, divenuta nel frattempo mamma, vanno ancora i miei rispettosi auguri. Ma se un anno fa salutavo la sua nomina al Dicastero della Salute come “una gran bella notizia” per gli italiani,  alla vigilia del suo quarantaquattresimo compleanno mi vedo costretta a rivedere questo giudizio.

Dispiace dirlo, ma la permanenza della Grillo al Ministero della Salute, dopo quello che abbiamo visto in un anno, non è una gran bella notizia. Né per gli italiani, né per il M5S, né per questo governo. 

Dopo il pesante calo di consensi del M5S nelle elezioni europee, a seguito del quale la stessa leadership di Luigi Di Maio è in discussione (su Rousseau si esprimeranno domani, 30 maggio, gli iscritti), è caccia al capro espiatorio.

Ma non servono spiegazioni troppo filosofiche: le risposte sono chiarissime. Il popolo della rete – lo stesso che ha premiato e consolidato la formidabile ascesa del M5S fino alle elezioni del 4 marzo 2018 –  ha già emesso la sentenza: il M5S ha tradito gli elettori in tema di vaccini.

Eppure il popolo della libertà di scelta non ha mai smesso di parlare. Non ha mai smesso di manifestare pacificamente, nelle piazze di tutta Italia, il proprio dissenso.

Il voltafaccia del Ministro della Salute sui vaccini è apparso subito sorprendente. Giulia Grillo, nella precedente legislatura, quando il M5S era all’opposizione, denunciava i fatturati miliardari delle multinazionali del farmaco e citava l’Antitrust: quattro produttori che si dividono il mercato. E la stessa Giulia Grillo, nel luglio 2017 – l’estate “calda” delle proteste in tutta Italia contro il Decreto Lorenzin che imponeva 12 vaccini obbligatori – dai banchi parlamentari tuonava, tuonava, come la senatrice Paola Taverna, contro l’obbligo vaccinale.

Ma meno di un anno più tardi, dopo la nomina a ministro della Salute, faceva indietro tutta.

Nel settembre 2018 inviava i NAS nelle scuole per controllare i libretti vaccinali. Il 9 ottobre 2018 ospitava nella Biblioteca del Senato la conferenza internazionale “Global Health: l’Italia driver di best practice” organizzata da Formiche.net in collaborazione con la GSK, azienda leader nella produzione dei vaccini.

Nel frattempo, il cosiddetto “superamento” della Legge Lorenzin, il DDL 770 – sul quale Lega e M5S stanno ancora facendo una “melina” infinita – andava sempre più delineandosi come un inasprimento della Legge 119/2017, con la possibilità di sospensione della frequenza dalle scuole di ogni ordine e grado per gli studenti non vaccinati di età compresa tra 0 e 16 anni.

E intanto, in quasi tutte le Regioni italiane, bambini tra 0 e 6 anni perfettamente sani, ma non in regola con il calendario vaccinale imposto dallo Stato sono costretti a rimanere a casa.

Le promesse mancate costano care. Il popolo della libertà di scelta non ha perdonato. Almeno due milioni di voti in meno per il M5S. Stima per difetto.

Domani gli iscritti a Rousseau decideranno se Luigi Di Maio continuerà ad essere il capo politico del M5S. Forse perché non sarebbe gentile provocare una prevedibile bocciatura senza appello nel giorno del suo compleanno, ma mi sa che la votazione giusta dovrebbe essere un’altra.

Auguro a Lujgi Di Maio una riconferma con voto bulgaro. E spero che dopo questa riconferma, non ci pensi due volte a correggere il tiro al Ministero della Salute.