I Gilet Jaune sono un movimento residuale ma violento.

Questa non è una frase vera. In tutto il Paese, quanti continuano a protestare sono una minoranza esilissima: non arrivano a quarantamila persone, secondo il Ministero degli Interni. A Parigi, a manifestare erano otto – diecimila. Di questi, lo stesso ministero valuta i violenti in millecinquecento, un’ancora più ridotta minoranza. I violenti sono definiti casseur o black bloc, perché non indossano i gilet.

La Repubblica Francese è in pericolo, dice il Presidente francese e lo stesso ripete il Capo del Governo. Ne deduciamo che la Repubblica contro millecinquecento persone rischia di perdere. La stessa deduzione, figlia di debolezza intellettuale e politica, la fa Macron. Il Presidente ventila la possibilità di poteri speciali ancora più forti di quelli voluti da Hollande per combattere il terrorismo islamico.

Ritorno dalla montagna

Dalla sede della sua settimana bianca(ma non era in pericolo la Repubblica?,   fanno notare alcuni commentatori) il Presidente francese pare affermare che è giunto il ‘tempo delle decisioni irrevocabili’. Pubblicamente dichiara dobbiamo prendere delle decisioni chiare e ferme. Sembra fuori controllo, quando afferma: Tutti quelli che si trovavano là sono complici. Il codice penale non vale più, per estensione presidenziale.

Macron torna dalla montagna di corsa, dopo le polemiche. Il Governo lancia un comunicato con il quale spiega che è stata convocata un’unità di crisi a Place Beauvau. A farne parte, Macron, il capo del governo Eduard Philippe, il ministro dell’interno Cristophe Castaner. A pochi metri dalla distruzione di un pugno di criminali, quarantacinquemila manifestanti in arrivo da tutta la Francia manifestano nella marcia del clima e giurano di essere diversi dai gilet jaune, anche se il nemico resta un sistema capitalista che vuole distruggere l’ecologia e l’uomo.

Resta il dubbio amaro che il governo francese e Macron si sentano deboli, più che esserlo. La legge, in Francia come nel resto d’Europa, non è affidata né alla polizia né alla magistratura, ma al timore. Ora, gli appassionati di storia sanno bene che la Rivoluzione Francese è stato un fenomeno razionalmente incomprensibile finché alcuni storici affacciarono l’ipotesi che la vera molla che l’aveva fatta scoppiare era stata la paura di tutti gli attori in gioco.

Siamo alla paura di tutti contro tutti? Questa è la vera domanda.

Se Macron non si fida dei manifestanti, possono i manifestanti fidarsi di Macron e dell’applicazione imparziale ed equa della legge? E possono il resto dei cittadini fidarsi del governo o devono attendersi una riduzione dei diritti civili capricciosa, dopo le dichiarazioni di impotenza e di poteri speciali, nella stessa frase, del Presidente francese?

Il tema centrale è questo. Bisogna aggiungere che in questo momento i francesi che protestano sono pochissimi ma se cercate un’aperta condanna dei gilet jaune non la troverete. Tutti si fermano alla condanna delle violenze.

Forse, un governo autorevole avrebbe affrontato le questioni poste dal popolo delle piazze, e nel mentre avrebbe neutralizzato i millecinquecento delinquenti che hanno spaccato vetrine, rapinato negozi, bruciato un palazzo. Al momento, fonti giudiziarie parlano di duecentotrentasette convocati e centosette sottoposti a controllo di polizia.

Parafrasando don Abbondio, possiamo dire che l’autorevolezza se non ce l’hai, non te la puoi dare. Il vostro commentatore, intanto, è al Salon du Livre. Lì dei gilet non si parla. La cultura è concentrata su sé stessa.

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Claudio Melchiorre, protagonista tanto dell'associazionismo politico, sindacale, imprenditoriale e consumeristico. Ha fatto molti mestieri e professioni, che lo hanno portato frequentemente a giocare ruoli nazionali e internazionali. Ora vive il suo buen retiro come autore di racconti, analisi, romanzi. La sua ultima opera da ghost writer è la trilogia Jihad, di Art Mc Loud, disponibile su Amazon, e tradotta in Francia per i tipi di Laborintus.