Papa Francesco ha mantenuto un filo con gli ospiti del CARA di Castelnuovo di Porto, con i quali celebrò il giovedì santo nel 2016, ricevendone alcuni a Santa Marta, mandando dei gelati agli altri quest’estate; certamente non è indifferente alla loro sorte. Ma durante il viaggio a Panama per la Gmg, che ha coinciso con l’inizio dello sgombero e della conseguente dispersione anche di gruppi familiari, non ha potuto seguire quanto accadeva nel Comune dell’hinterland romano. Così sull’aereo che lo riporta a Roma, ai giornalisti risponde con una certa amarezza: “Ho sentito solo ‘rumors’, ero immerso nella Gmg, ma immagino…”. Una frase certo prudente ma anche molto dura. Nel discorso di venerdì sera alla Via Crucis, il Papa aveva condannato come “irresponsabile” far passare i migranti come portatori del “male sociale”. Parole citate dalla vaticanista che lo ha interpellato sulla chiusura del CARA. “E’ vero – replica Francesco – che quello dei migranti è un problema complesso, ma ci vuole memoria. Bisogna domandarsi ad esempio se la mia patria è stata fatta dai migranti. Un Cardinale ha fatto un articolo sul problema della mancanza di memoria. Poi bisogna evere il cuore aperto: accogliere, accompagnare, far crescere e integrare”. Papa Francesco ha anche ammesso che l’accoglienza va gestita sulla base delle possibilità dei singoli Paesi a ricevere nuovi migranti. “Il governante deve usare prudenza. L’equazione – ha osservato il Pontefice – è difficile. In Svezia negli anni ’70 hanno accolto tantissimi latino-americani che fuggivano dalle dittature e dell’Operazione Condor. E hanno continuato fino adesso. Ma adesso ha chiesto di aspettare con i nuovi arrivi, il governo di Stoccolma ha detto: fermatevi un poco perché più di tanti non è possibile poi integrarne. Il problema infatti non è solo accogliere ma anche integrare, come fa molto bene Sant’Egidio. È un problema di carità, amore e solidarietà. Hanno fatto moltissimo l’Italia e la generosissima Grecia, un poco ha accolto anche la Turchia”. Il Papa ha poi lodato anche Libano e Giordania, che sono aperti, e hanno accolto milioni di profughi dalla Siria mentre, ha ripetuto, fanno quello che possono Turchia e Italia.

Per Papa Francesco, che evidentemente non cerca uno scontro con il governo giallo-verde che ha preso decisioni nella direzione opposta all’accoglienza, con i respingimenti e i porti chiusi, si deve pensare realisticamente e trovare anche il modo per risolvere aiutando li da dove vengono: investire dove c’è la fame e aiutare la pace dove ci sono le guerre. “Ma – ha aggiunto Papa Bergoglio – sempre c’è, parlando dell’Africa, l’idea che l’Africa va sfruttata: questo è storico e questo fa male”. L’immigrazione insomma, sintetizza Papa Francesco, è un problema complesso di cui parlare senza pregiudizi. Nella conferenza stampa tenuta mentre l’aereo sorvolava l’Atlantico, il Papa ha anche raccontato l’incontro molto coinvolgente al Palazzo presidenziale di Panama di un ‘negrito’ simpatico, che è rimasto orfano mentre passava la frontiera con la Colombia: a 5 anni è rimasto senza nessuno al mondo e non si sa nemmeno da quale Paese africano proviene, non parla nessuna lingua. “Il presidente dI Panama con la moglie hanno deciso di adottarlo loro stessi”, ha concluso Papa Francesco sottolineando come “il dramma di un bambino abbandonato e la soluzione trovata dice che la questione dei migranti non è solo ragione, mi coinvolge, mi sale da dentro e mi commuove. Camminando con testa cuore e mano”. Allo stesso modo il Papa ha raccontato della piccola honduregna Marta Avila, autrice di una canzone contro il bullismo, conosciuta durante l’incontro con “Scholas occurrentes” in Nunziatura e quello, nello stesso luogo ma il giorno successivo, con i volontari di Unicef in Nunziatura. “Sorprese, cose che non immaginavo come appunto – ha concluso Papa Bergoglio – quella ragazza 16enne che ha cantato con voce bellissima. E l’impegno dei volontari Unicef, una testimonianza di due ragazzi che mi ha toccato il cuore, un momento intenso in un viaggio forte”.