Pamela e Desirée ‘tossiche’ e Cucchi ‘geometra’. E’ tortura quando fa (politicamente) comodo

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In una Italia in cui venditori di morte diventano geometri, vergini diventano prostitute e ragazze ricoverate in comunità con doppia diagnosi diventano tossicomani, l’importante è rispettare il dogma del politicamente corretto, quando in gravi fatti di cronaca come quelli di Desirée Mariottini e Pamela Mastropietro, sono coinvolte persone di nazionalità straniera.

E’ impossibile non fare dei paragoni. È impossibile, soprattutto dinanzi alle nauseanti passerelle di pseudo paladini dei diritti umani, che ci siamo sorbiti onnipresenti su social, stampa nazionale, con sermoni e prediche finalizzate all’introduzione nel nostro ordinamento, del reato di tortura. Una legge sconclusionata voluta dall’ex senatore Luigi Manconi, in prima linea con lettere e interpellanze varie, ogniqualvolta in un tribunale si celebrasse un processo con operatori delle forze dell’ordine alla sbarra. Icona, per l’occasione, il processo mediatico per la morte di Stefano Cucchi.

E sostanzialmente il reato di tortura è questo: un metodo legalizzato per mettere meglio alla forca i poveri cristi che per due spicci rischiano in strada per la nostra sicurezza. Quello che l’on. Gianni Tonelli chiama “manifesto ideologico contro le forze di Polizia”.

La sinistra buonista, travestita da sepolcro imbiancato, le femministe del metoo, le Laure Boldrini della A finale a PresidentA, cosa hanno detto in merito agli omicidi di Desirée Mariottini, 16 anni, stuprata ripetutamente e lasciata agonizzante fino alla morte? Cosa hanno detto su Pamela Mastropietro, 18 anni, violentata, drogata, fatta a pezzi (si presume mentre fosse ancora viva), scarnificata, disarticolata, e abbandonata in due trolley sul ciglio della strada?

Nulla. Non hanno detto e non dicono nulla, perché questi crimini efferati sono stati commessi da persone di nazionalità straniera, criminali che non rendono onore alle migliaia di immigrati brava gente, che si è integrata nel nostro Paese, vivendovi e lavorandovi tranquillamente.

Come potrebbero pronunciarsi? Come potrebbero parlare di tortura, loro che sull’immigrazione, sul dramma della povera gente che fugge dall’inferno, hanno puntato la loro esistenza in vita nel panorama politico? Nessuno si esprime. Argomento troppo scomodo. Lo stesso presidente della Repubblica Mattarella, nel suo messaggio di fine anno, in cui ha parlato di immigrazione e sicurezza, non ha fatto minimamente cenno ai casi di Pamela o Desirée o al pericolo della presenza della mafia nigeriana nel nostro Paese.

Si continua a far passare le vittime per tossiche, la colpa è della droga e relativa tossicodipendenza, così nessuno ne sente il peso della responsabilità, tanto “se la sono cercata”. Guai però a toccare lo spacciatore (arresto convalidato per detenzione ai fini di spaccio). Era un “geometra” ed “è stato ucciso da orchi in divisa”, motivo per cui la politica si mobilita per sensibilizzare l’opinione pubblica. Il becero e schifoso ‘doppiopesismo’ all’italiana. La falsa morale dei radical chic, perché anche tra i tossicodipendenti abbiamo quelli di serie A e quelli di serie B.