Oggi, Mercoledì 9 Agosto 2018, cade l’importantissima ricorrenza, che celebra le popolazioni indigene di tutto il mondo. Il tema di quest’anno ha come titolo “migrazione e movimento”.

Sebbene il termine stesso “indigeno” sia stato oggetto di non poche polemiche in passato, a causa dell’ambiguità del suo significato, secondo le stime dell’ONU si contano oggi nel mondo circa 370 milioni di indigeni, distribuiti su più di 90 paesi. Essi costituiscono meno del 5% della popolazione mondiale, ma allo stesso tempo rappresentano il 15% della parte più povera del pianeta. Questi dati la dicono lunga sul trattamento che queste popolazioni hanno ricevuto (e continuano a ricevere) durante il corso dei secoli. Proprio per questo motivo, il 23 dicembre 1994 le Nazioni Unite hanno istituito la Giornata Internazionale delle Popolazioni Indigene, scegliendo come data il 9 agosto. Lo scopo principale, è proprio quello di ricordare questa minoranza mondiale, affinchè vengano promossi, protetti e di conseguenza riconosciuti i loro diritti fondamentali: tra i più importanti ricordiamo il diritto alla terra, alla cultura e all’autodeterminazione.

Ogni anno l’ONU accosta a questa ricorrenza uno o più temi specifici, e quest’anno è la volta di “migrazione e movimento”. Analizzando la relazione tra questi due concetti e l’applicazione empirica che possono avere sulle popolazioni indigene, il Segretario Generale per le Nazioni Unite Antonio Guterres, ha dichiarato: “Alcuni [indigeni] sono soggetti a dislocamento o trasferimento senza il loro consenso libero, preventivo e informato. Altri stanno sfuggendo alla violenza e alla guerra o alle devastazioni dei cambiamenti climatici e al  degrado ambientale e molti migrano alla ricerca di migliori prospettive e occupazione per se stessi e le loro famiglie”. Ha poi anche sottolineato il significato particolare che assume la migrazione stessa quando la si collega agli indigeni: se consideriamo il grande legame culturale e spirituale che queste popolazioni hanno con la terra, essa assume un significato estremamente forte e impossibile da ignorare. Nell’appello di Guterres si nota una sfumatura “green-friendly”: egli ha infatti ribadito l’importanza della lotta contro fenomeni che minacciano l’ecosistema, come per esempio il surriscaldamento globale o la deforestazione della Foresta Amazzonica. Il messaggio è chiaro: salvaguardare l’ambiente significa automaticamente difendere le popolazioni indigene.

Le popolazioni indigene, sebbene siano solo una piccola parte della popolazione mondiale, costituiscono un enorme patrimonio culturale: esse rappresentano infatti più di 5000 culture diverse e parlano più di 7000 lingue. Il primo passo verso la loro salvaguardia passa attraverso date come questa, volte a celebrare e a promuovere la diversità, intesa come valore positivo, della quale gli indigeni si fanno portatori e promotori. A questo proposito, l’ONU ha già dichiarato il 2019 come “Anno Internazionale delle Lingue Indigene”, marcando di fatto la strada da seguire negli anni futuri.