Nonostante la temperatura elevata, oggi è il primo giorno d’autunno. Il cambio di stagione è stato accompagnato da un brusco reindirizzamento dell’attenzione mediatica. Dal tema prettamente estivo dell’immigrazione e degli sbarchi ci si è postati a quello tradizionalmente autunnale della manovra finanziaria. Mentre il dibattito pubblico italiano verteva sulla questione della legge di bilancio e sul confronto all’interno della maggioranza di governo in merito ad essa, dall’altra parte del mondo si è svolto un summit molto importante che tuttavia non ha ricevuto molta attenzione da parte dei media italiani.

Il dittatore nord-coreano Kim Jong-un e il presidente sud-coreano Moon Jae-in si sono incontrati a Pyongyang, la capitale della Corea del Nord, per un vertice della durata di tre giorni che si è concluso ieri. È la terza volta che i leader delle due Coree si incontrano di persona in meno di un anno e proprio per tale motivo il 2018 è destinato ad entrare nella storia della penisola coreana. Prima di quest’anno, da quando la Corea venne divisa nel 1948, i capi di Stato dei due paesi si erano incontrati solo due volte, nel 2000 e nel 2007. Il 2018 è quindi caratterizzato da un’inedita fase di dialogo e ascolto tra Pyongyang e Seoul, ma anche tra la capitale nord-coreana e Washington, come dimostrato dallo storico incontro tra il presidente Donald Trump e Kim Jong-un dello scorso 12 giugno. Tuttavia, nonostante il successo d’immagine, il dialogo tra le diplomazie di Stati Uniti e Nord Corea procede a rilento e non senza difficoltà.

La tre giorni di Moon Jae-in a Pyongyang ha avuto inizio martedì quando il presidente sud-coreano è atterrato all’aeroporto internazionale Sunan della capitale nord-coreana, venendo calorosamente accolto da Kim Jong-un e da sua moglie. Ma il culmine del summit è avvenuto ieri l’altro quando i due leader hanno firmato una dichiarazione congiunta. Nel corso della conferenza stampa successiva al colloquio, il presidente sud-coreano ha affermato che il Nord ha acconsentito a smantellare permanentemente l’impianto di Tongchang-ri, utilizzato per i test sui motori dei missili balistici e per il lancio di questi ultimi. Lo smantellamento avverrà “in presenza di esperti internazionali”, cosa che fino ad ora i nord-coreani si erano sempre rifiutati di concedere. Inoltre, Pyongyang chiuderà anche il sito nucleare di Yongbyon a patto che gli Stati Uniti eseguano “azioni reciproche”. Che cosa s’intenda con tale reciprocità non è stato specificato.

I capi di Stato hanno anche preso accordi riguardo una serie di aspetti che aumenteranno la cooperazione tra i due paesi ed eviteranno incidenti nella zona di confine che potrebbero riportare alta la tensione. Riguardo quest’ultimo aspetto si è deciso di creare una no-fly-zone nei cieli che sovrastano la Zona Demilitarizzata e di istituire zone cuscinetto attorno ai confini terrestri e marittimi. Kim e Moon hanno anche deciso di continuare la progettazione di una linea ferroviaria che unisca i due paesi e di ospitare congiuntamente le Olimpiadi del 2032. Infine, Kim Jong-un ha rivelato che “nel recente futuro” potrebbe recarsi in visita a Seoul. Sarebbe la prima volta nella storia che un leader nord-coreano visita la capitale del Sud.

Il presidente americano Donald Trump ha espresso la sua soddisfazione per l’esito del summit affidandosi, naturalmente, a Twitter. Il tycoon si è congratulato con Kim Jong-un per aver consentito l’ingresso di ispettori stranieri nel paese e per aver deciso di smantellare gli impianti missilistici e nucleari. Durante una breve dichiarazione stampa, Trump ha rivendicato i successi ottenuti dalla sua amministrazione nel miglioramento della relazione con la Corea del Nord e ha rivelato di aver ricevuto una lettera da Kim Jong-un.

Il summit tra Kim e Moon si è concluso ieri con una visita sul monte Paektu, al confine tra Cina e Nord Corea. Tale montagna ha un significato molto importante nella mitologia della nazione coreana.

Il terzo summit del 2018 tra i leader delle due Coree ha segnato un passo in avanti sulla via della denuclearizzazione in quanto il Nord ha approvato l’ingresso di ispettori stranieri e lo smantellamento di siti utilizzati per lo sviluppo del suo programma nucleare. Tuttavia, i toni vaghi della dichiarazione e i dubbi reciproci tra nord-coreani ed americani impediscono il raggiungimento di una denuclearizzazione rapida e consensuale. A dire il vero, non è ancora ben chiaro che cosa s’intenda con questa parola. È vero che Pyongyang ha acconsentito a chiudere i siti nucleari e le rampe di lancio dei missili, ma che ne sarà delle testate che sono già state sviluppate? Il raggiungimento dell’obiettivo finale dei negoziati, ovvero la firma di un trattato di pace che ponga fine alla guerra del 1950-53, è ancora lontano.