Sebbene nel marzo scorso grazie alla confessione di alcuni collaboratori di giustizia ha portato all’arresto ben sette esponenti di spicco del clan barese e all’arresto di Lorenzo Caldarola, uomo centrale nella gestione del ‘sistema’, nonché storico braccio destro del boss Domenico Strisciuglio, e della rete dei collaboratori del clan e i traffici illeciti impartiti dai boss in carcere nel capoluogo pugliese, la scia di sangue sembra inarrestabile.

Molto probabilmente ci sono ancora ‘conti’ da sistemare all’interno del clan Strisciuglio. Infatti l’omicidio avvenuto ieri sera in via Lealtà, nel distretto di Bari, riporta l’ennesimo regolamento di conti che riguardano vecchi dissapori nella gestione di traffici illeciti che sovrastano la città di San Nicola. A rimetterci le penne è Michele Ranieri, pregiudicato di 39 anni di Carbonara, il quale è stato freddato con ben otto colpi di pistola calibro 3.80 automatica.

L’agguato a Michele Ranieri da quanto si è appreso, la Polizia dopo una notte di controlli e perquisizioni e ascoltato alcune testimoni, gli sono stati sparati a distanza ravvicinata diretti alla parte inferiore del corpo otto colpi di pistola, gli ultimi quando Ranieri era già a terra, raggiunto da almeno due o più proiettili, non è escluso possano aver reciso l’arteria femorale. In queste ore la DDA di Bari sta seguendo alcune piste per risalire agli esecutori materiali dell’omicidio, mentre il corpo di Michele Ranieri è in attesa dell’autopsia disposta dal pm di turno Lidia Giorgio.