Beh, un bel dibattito, civile per una volta e con argomenti.

Allora, le maglie filosofiche nessuno le conosce meglio dell’Italia, avendo avuto i più grandi africanisti e orientalisti della storia, con relative collezioni museali che il mondo ci invidia e che noi non conosciamo, colpa nostra, ma enorme vergona!

Come non ricordare l’UCCISIONE da parte di Franceschini del Museo Orientale di Roma, la prima raccolta occidentale in tema, dove vi era, per giunta, una imponente sezione islamica, scavata senza rubare aggiungo, perché noi siamo italiani e non americani, francesi, inglesi o tedeschi.

Ciò detto, il mio maestro Francesco Sisinni mi insegnò che il presepe vada considerato “arte presepiale”, ve ne è uno stupendo alla Reggia di Caserta, quindi di arte e Tradizione si parla, concetti sacri, che non sono in discussione e questo vale per ogni cultura degna di cotale nome. Per quanto concerne il crocifisso, lo dico da studioso, ma non di cose islamiche, se avessi l’onore di andare da specialista in quei Paesi, per studiare le loro culture, non sarei disturbato dai loro simboli.

Vi è tutto un Medioevo cristiano con dei simboli che sono solo che pura fonte di studio accademico. In Corea del Sud ci sono milioni di cristiani devoti. Da tradizionalista non sono incline alla “pippa dei simboli”, ma qui si parla di studio. Se, per converso, si parla di Civiltà, allora il simbolo è sacro; e questo è un Paese cattolico, non lo dico io, lo dicono i millenni e, mi dispiace rompere l’incantesimo con i DUE NO: No l’Italia non nasce col ‘45; No la nostra non è la costituzione più bella del mondo, venne scritta tra Mosca e Washington, di una Nazione offesa e occupata.

Asmara è Patrimonio Unesco e Leone Jacovacci fu il

primo negro, parola accettata dai nostri vocabolari, a essere negli anni ‘20 campione europeo di pugilato, quando, ricordo, in Algeria si fece una strage molti anni dopo da parte dei francesi, in Inghilterra vi è un razzismo che solo chi la conosce lo sa e, infine, negli anni ‘60 nella misera America, i neri avevano negli autobus i posti a sedere diversi. No, come Italiano, per i millenni di grandezza, non mi vergogno proprio di nulla! Andatevi a vedere chi era Ettore Majorana, che manco sapete chi diavolo sia!

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RICCARDO ROSATI Museologo. È bilingue italiano-inglese e da anni studia l’Oriente. Ha al suo attivo numerosi saggi e articoli su pubblicazioni italiane e straniere e ha preso parte a conferenze in Italia e all’estero. Con Starrylink ha pubblicato: La trasposizione cinematografica di Heart of Darkness (2004), Nel quartiere (2004), La visione nel Museo (2005). Ha anche scritto: Museologia e Tradizione (Solfanelli, 2015), Lo schermo immaginario (Tabula fati, 2016). Sue monografie sul Giappone sono: Perdendo il Giappone (Armando Editore, 2005); con Arianna Di Pietro, Da Maison Ikkoku a NANA. Mutamenti culturali e dinamiche sociali in Giappone tra gli anni Ottanta e il 2000 (Società Editrice La Torre, 2011); con Luigi Cozzi, Godzilla 2014 (Profondo Rosso, 2014). Ha inoltre co-curato il testo Nihon Eiga - Storia del Cinema Giapponese dal 1970 al 2010 (csf edizioni, 2010) e curato quello di Julius Evola, Fascismo Giappone Zen. Scritti sull’Oriente 1927-1975 (Pagine, 2016). Negli anni, ha comunque continuato a fare ricerca anche nell’ambito della anglistica, della francesistica e del cinema.