Nasrin Sotoudeh, famosa avvocatessa iraniana per il suo impegno nella difesa dei diritti umani, oppositrice pubblica alla pena di morte vincitrice del premio Sakharov 2012, ha scelto di apparire in pubblico senza velo e per questo nel settembre 2016 viene condannata a 5 anni di carcere con le accuse di cospirazione contro lo Stato e insulti nei confronti della Guida Suprema Ali Khamenei; alla condanna in contumacia si aggiungono 38 anni e 148 frustate con le accuse di collusione contro la sicurezza nazionale, propaganda contro lo Stato, istigazione alla corruzione, istigazione alla prostituzione e accusata di essere apparsa in pubblico senza hijab. È stata arrestata a giugno 2018, l’informazione è frutto di una telefonata tra la donna e il marito, il quale si è reso portavoce della vergognosa condanna.

Era già stata prigioniera già tra il 2010 e il 2013 per attività contro la sicurezza nazionale in seguito alla difesa degli oppositori arrestati nel 2009 durante la manifestazione contro la rielezione del presidente ultraconservatore Mahmoud Ahmadinejad.

L’opinione pubblica si è fatta sentire con tutta la sua indignazione portando a proteste e mobilitazione internazionale per il suo rilascio; il marito Reza Khandan ha dichiarato che non sono stati rispettati il diritto alla difesa dell’avvocatessa e ha denunciato le condizioni di detenzione disumane, ha fatto appello alla comunità internazionale affinché intervenga. A settembre, anche il marito di Sotoudeh, viene condannato a 5 anni di carcere con le accuse di complotto contro la sicurezza nazionale e a 1 anno per propaganda contro il sistema.

Amnesty International ha promosso una petizione in favore dell’immediata scarcerazione della donna. La petizione si chiama “Libertà per Nasrin” e per aderire all’appello si può usare il link https://www.amnesty.it/iran-nasrin-sotoudeh-condannata-33-anni/.

Ad agosto 2018 Nasrin Sotoudeh ha annunciato l’inizio dello sciopero della fame per la sua detenzione arbitraria, per le pressioni giudiziarie contro I suoi familiari e per l’arresto del collega e amico Farhad Meysami, difensore dei diritti umani.

In seguito all’arresto del marito e alla continua detenzione del collega, a novembre 2018, Nasrin inizia un nuovo sciopero della fame Entrambi gli uomini sono stati condannati a 6 anni di reclusione per “propaganda contro il sistema” e “raccolta e collusione per commettere crimini contro la sicurezza nazionale” e il sostegno alla campagna contro l’obbligo del velo.

Anche il Parlamento europeo esprime la sua indignazione e il 14 marzo, ha approvato una risoluzione che chiede alle autorità iraniane l’immediata scarcerazione dell’attivista per I diritti umani e l’Ocf, l’organismo di vertice di rappresentanza politica dell’Avvocatura italiana, ha richiesto formalmente ai ministri di Esteri e Giustizia, Enzo Moavero Milanesi e Alfonso Bonafede, affinché il governo italiano esprima la propria solidarietà nei confronti di Nasrin.

Stupirebbe se l’Italia condannasse l’arresto di  Nasrin Sotoudeh a causa dell’esistenza di accordi economici e rapporti commerciali tra il nostro paese e l’Iran; basti pensare che l’Italia è uno dei pochi paesi che non si è mai espresso in maniera esplicita a favore della rivoluzione tutt’ora in atto per far ribaltare il governo islamico.
La condanna è un atto dovuto per una donna che si batte per i diritti di 40 milioni di donne iraniane. Un vecchio motto dittatoriale, usato anche da Ahmadinejad, è “punirne uno per educarne 1000”; il pessimo detto va ribaltato :“salvarne una per aiutarne milioni”.

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Nata a Monopoli, ha conservato il mare e il sole del Sud Italia nel sangue; ha vissuto, studiato e lavorato a Foggia, Roma, Lisbona, Pisa e Johannesburg. Specializzata nella cooperazione internazionale e management del non-profit; da sempre interessata alle diverse sfaccettature del sociale, si è immersa in esperienze internazionali lavorative e di volontariato.