Il narcotraffico è un business nel quale si intrecciano gli interessi di cartelli, imprenditori, mafie internazionali e addirittura, governi che sono diretta o indirettamente coinvolti nella produzione e il trasporto della “merce”. Se questi gruppi di interessi eterogenei convergono per un unico fine, come fanno ad andare sempre d’accordo? Chi li organizza?

La risposta ci porta a un’unica sovrastruttura che garantisce la funzionalità di tutti questi gruppi. Un organizzazione che agisce anche a livello logistico e diplomatico: La ‘ndrangheta, che grazie allo scarso numero di pentiti e una ferrea struttura è diventata la più affidabile delle mafie riuscendo a portare alti ingenti guadagni che garantiscono la stabilità del sistema. Infatti, riescono ad accontare tutti.

Quanto tutto ebbe inizio.

Sin dalle prime emigrazioni italiane verso il Sudamerica (2° dopoguerra), le mafie sono riuscite ad infiltrarsi nei paesi di arrivo. In poco tempo, approfittando l’assenza di leggi in materia (nessuna proibizione per le associazioni di stampo mafioso), sono riuscite a procurarsi uno spazio all’interno dei paesi Sudamericani. Di particolare importanza la figura di Aldo Miccichè (scomparso poco tempo fa) massone ed esponente politico, fuggito a Caracas per almeno venti condanne in Italia.

Dal Venezuela, Micccichè svolgeva il ruolo di interlocutore delle Cosche della Piana di Gioia Tauro, Piromalli e Molè, gestendo inoltre il Porto di Gioia Tauro. Quest’ultimo rappresentava lo snodo dei mercati internazionali e l’asse Caracas-Goia Tauro ha trasformato Aldo Micciché nel faccendiere della ‘ndrangheta. Le informazioni sull elezioni, governi locali e alleati politici passavano direttamente da lui. L’eredità di Micciché è stata la costruzione una vasta rete di relazioni anche nel resto delle città sudamericane.

A partire dal maxiprocesso degli anni ’90 e l’indebolimento di Cosa Nostra, la ‘ndrangheta è diventata l’interlocutrice tra i cartelli e altri soggetti coinvolti nel narcotraffico. In simultaneo, le ‘ndrine si sono insediate nei diversi paesi Sudamericani: Nel caso delle ‘ndrine rivali, la ‘ndrangheta ha sempre trovato soluzioni “salomoniche”: Ad esempio, ai Mancuso è stata affidata la Colombia mentre al Venezuela ci pensano i Piromalli.

Data l’eterogeneità dei soggetti coinvolti, la ‘ndrangheta è stata sempre costretta ad agire nelle ombre, tranne in qualche caso recente come quello del Venezuela, dove la svolta autoritaria di Maduro ha trasformato il paese in un Narcostato che impiega il suo impianto logistico-militare nel ricevimento e trasporto di cocaina. La presenza del Cartel De Los Soles guidato dai militari e da Diosdado Cabello (2° di Maduro), ha costituito un vantaggio per il narcotraffico che ora viaggia a gonfie vele.

Allora cosa fare?

E’ evidente che la ‘ndrangheta si è avvalsa di un modello di globalizzazione dove si applica la legge del più forte: così solida nelle tradizioni e dinamica quanto una multinazionale che vende a tutti lo stesso prodotto, potrà essere combattuta soltanto se individuiamo gli strumenti idonei per intervenire nei mercati finanziari e nei movimenti di capitali. Questa proposta non può arrivare d’altronde, dovrà essere l’Italia a dare il primo passo, ma sotto governi così mediocri si fa sempre più dura.

“Dove comanda la mafia i posti nelle istituzioni vengono tendenialmente affidati a dei cretini”(Giovanni Falcone)