Ogni giorno a Roma, comandati da esigenze aziendali,

burocratiche, istituzionali, speculative, 767.372 studenti e lavoratori, loro malgrado,  attraversano, avanti ed indietro,km e km d varianti, secanti, antiche consolari, autostrade urbane, raccordi e rotatorie, colate di asfalto bucato rappezzato a catrame e buche incolmabili per decisione del fato. Lo fanno in meno di due persone a bordo con le loro 572.971 vetture private ed i loro 366.850 motocicli. E’ il doppio di Milano, il quadruplo di Torino.  I nostri a bordo delle ca. 600mila automobili in marcia verso i cancelli d’entrata sono solo un pugno della massa veicolare capitolina che supera i 3 milioni, per l’esattezza 3,3 milioni.

Un serpente di lamiere

che rispettando la distanza di sicurezza, potrebbe raggiungere senza soluzione di continuità Gerusalemme; oppure più in tono locale, limitarsi a toccare i 2.093 km utili per Copenaghen. Per quanto diminuita nel tempo, l’insieme delle lamiere con motore e scappamento all’ombra del Cupolone è ancora di 700 autoveicoli ogni mille romani, record italiano mentre le ambulanze sono 0,19 per 1000 abitanti. Contando le vetture extraurbani extraregionali ed extranazionali che arrivano al mitico grande raccordo anulare in 800mila, di cui 292.550 lavoratori e studenti pendolari. Così nell’epoca in cui si è più attenti al responsabile controllo dell’uso del suolo, intanto

più del 25% del territorio urbano di Roma è occupato da automobili.

Non c’è dubbio che la mobilità sia vissuta malissimo in queste strade, soprattutto urbane. E che sia facile ascoltare con una certa incredulità un Edwin Colella, esperto di Sharing Economy, sostenere che, nel XXI secolo, l’innovazione tecnologica può favorire, pur rispettando l’ambiente, una migliore vivibilità delle città, può ridurre al minimo l’inquinamento con emissioni vicine allo zero ed addirittura azzerare il rischio di incidenti. Colella (vicepresidente di Mobility e di Octo Telematics/Omoove, leader in Europa nell’offerta di innovative soluzioni tecnologiche dedicate alla Shared Mobility di Car & Ride Sharing) non avrebbe del tutto torto. Basterebbe che i citati ca.3,5 milioni di veicoli tecnologicamente avanzati, in grado di dare una percezione puntuale di traffico e spostamenti, presenti in Italia, venissero a sostituire tutto il parco macchine romano. Un valore economico da 300 miliardi.

Le smart car elettriche, autoguidate, connesse alla rete

del traffico e dell’ambiente potrebbero evitare le domeniche ecologiche e gli incidenti ma comunque non eliminare il blocco o l’andamento lento sulle strade della massa veicolare. Gli è venuto in aiuto l’on. Alessandro Cattaneo (Forza Italia), già sindaco di Pavia e componente del Consiglio Direttivo Polis Link Campus University, suggerendo che la sostenibilità urbana debba essere accompagnata da un piano industriale conveniente da tutti i punti di vista, fatto d’interazione tra pubblico e privato. Infatti sarebbero proprio le stesse smart car a suggerire di lasciare a casa metà delle macchine e moto, e non solo la domenica ma tutti i giorni. Imprese e amministrazioni dovrebbero organizzarsi per smart working a distanza dei propri lavoratori, lasciandoli a casa, senza pretendere che il lavoro e studio amministrativo, di composizione e di planning debba essere fatto necessariamente in luoghi accentrati. Il che significherebbe 1,5 milioni di macchine ferme, sempre, a rotazione. A metà presenze, forse i cittadini troverebbero lo spazio essenziale per organizzare meglio i propri percorsi.

Bisogna ricordare il fallimento delle leggi degli anni ’90

sul Mobility Manager che volevano far adottare con la moral suasion il messaggio della cosiddetta era dell’accesso, citazione dell’omonimo libro di Jeremy Rifkin sulla rivoluzione della new economy. E’ evidente che come si vorrebbe raggiungere l’obiettivo europeo di riduzione del 20% delle emissioni di anidride carbonica entro il 2020, con misure coercitive, così le misure per la riduzione del traffico, che incontrino il favore dei lavoratori e studenti, dovrebbero essere cogenti. D’altronde, per sostenere l’utilizzo di fonti energetiche rinnovabili per una maggior efficienza energetica, si è dato il via ad un finanziamento da 64 miliardi. Risorse trovabili anche per la rivoluzione delle macchine intelligenti che sono tanto avanzate quanto care economicamente. Ed in questa sinergia tra oggettivo sviluppo sostenibile e sviluppo dei profitti, bisognerà trovare un accordo con la potente industria automotive che continua per necessità di mercato a vendere tante macchine economiche ed inquinanti. Sostenibilità e sviluppo economico, ha soggiunto il deputato forzista, sembrano spesso in contrapposizione. Possono esserlo e possono andare di pari passo. La sostenibilità ambientale ed il vero ecosistema non possono fermare lo sviluppo.

Lo sviluppo non può fermare la logica delle opportunità date dalle tecnologie.

Politiche di Sostenibilità e Best Practice delle grandi Aziende è stato il quadro organizzato da Paola Brienza, Direttore della Polis Lcu il 6 febbraio a Roma presso La Link,  in cui Colella, Cattaneo, il pro-rettore Carlo Medaglia, Giuseppe Meduri (rapporti istituzionali di A2A) hanno esposto queste tesi, offerto soluzioni e lasciati irrisolti alcuni interrogativi.  D’altronde il quesito su come sarà nel prossimo futuro la mobilità urbana, è un busillis. La facilità di spostarsi comporta notevoli sviluppi economici. Oggi però significa notevole dispendio di tempo e di energie, a discapito di benessere, produttività, ambiente e  vita.

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Ha studiato Scienze delle Comunicazioni sociali all'Università Lateranense. Esperta di Editoria e comunicazione. Attualmente frequenta un Master di Comunicazione politica. Si occupa di inchieste di carattere sociale, politica e attualità. Ha scritto per il Secolo d'Italia, Il Borghese e la Destra. Ha collaborato come Assistente editor per una casa editrice.