Se fosse sufficiente e decisivo riunire a cena 4 dei 100 notabili che, da anni, conducono una debilitante guerra di posizione all’interno del maggior partito di sinistra, l’iniziativa di Calenda avrebbe un significato. Ma al di là delle intenzioni, è solo una delle tante scaramucce che movimentano la vita del PD.

La cosa che colpisce di più, nelle sbalorditive convulsioni di un personale politico, che ha sempre trattato il Paese dall’alto di un insopportabile senso di superiorità, e’ la pervicacia nell’ignorare il contesto, unitamente ad un’incomprensibile incapacità di analisi
di quanto sta accadendo.

Questi soggetti, appesantiti da vanità culturale e condizionamenti ideologici, stanno vivendo la sconfitta come le vittime di una grande ingiustizia ed, anziché riflettere sugli epocali mutamenti che hanno indotto il corpo elettorale ad esprimere un voto di secca e perentoria condanna alla loro azione politica, continuano ad attardarsi in ulteriori regolamenti dei conti.

Mentre i due maggiori partiti, uniti in una discutibile alleanza di governo, aperta ad esiti al momento inimmaginabili, parlano per bocca di leader autorevoli ed incontestati, sprigionando messaggi perentori, con modalità di propaganda estremamente efficaci, i reduci di Caporetto non trovano un Piave su cui attestarsi e insistono a beccarsi come i polli di Renzo, a fronte di sondaggi sempre più disastrosi.

Il PD, che declama finalmente di essere all’opposizione, non ha univoche controproposte da
offrire all’opinione pubblica, per il semplice motivo che le sue molteplici anime si riservano di perseguire obiettivi diversi e spesso antitetici.

Se Calenda invita a cena Renzi, Minniti e Gentiloni, anche al mero fine di smussare certi angoli appuntiti, subito s’inalbera Zingaretti, una sorta di unto dal Signore, che si sente già segretario per grazia ricevuta, il quale porta in trattoria quattro amici del popolo,
per segnalare la propria identità di sinistra.

E mentre Salvini vendemmia consensi, avendo scoperto il filone aurifero dell’immigrazione e Di Maio strapazza brutalmente Tria, imponendogli di mollare l’osso, nel PD si annullano le cene e si insiste a rimanere insieme, anche se il matrimonio tra ex comunisti ed ex democristiani è finto da un pezzo, incuranti del fatto che vivere da separati in casa può
portare alla follia.