Memento è una delle poesie scritte da  Iginio Ugo Tarchetti, un poeta che obbedisce ai canoni scapigliati in senso biografico e  letterario. Quest’ultimo interrotta la carriera militare si stabilì a Milano, dove fondò un cenacolo artistico-letterario, collaborando anche con molti giornali. Gli ultimi anni della sua vita furono segnati dalle preoccupazioni economiche e dalla tisi, che lo condusse a morte appena trentenne. La poesia Memento, dal latino ricordo, fa parte della raccolta Disjecta del 1867 e pubblicata successivamente  nel 1879.

Questa lirica, con brutale e macabra fantasia, vuole contrapporre un gioco di immagini morbose di decomposizione e di morte all’idealismo amoroso caro al gusto romantico. La contrapposizione amore e morte è un tema romantico che Tarchetti affronta con grande originalità utilizzandolo per fini coerenti con la Scapigliatura facendone strumento di critica e di reazione alla cultura tradizionale dell’epoca e di polemica antiromantica e antiborghese. Le  immagini funerarie sono un tema ricorrente nelle poesie di Tarchetti.

Il tema dell’amore e della sua seduzione è ribaltato in una mostruosa e repellente visione di morte, nascosta dall’ingannevole fascino della bellezza, dove la figura femminile viene rappresentata con immagini dissacranti che rompono completamente con la tradizione associate a immagini di purezza e freschezza.  Le prime due terzine ripetono la stessa costruzione e un lessico simile: l’inizio di ogni verso segue apparentemente schemi tradizionali con il ricorso al linguaggio aulico classico, come per esempio labbro profumato, cara fanciulla, corpo vezzoso, a cui si contrappone nella conclusione il richiamo a motivi macabri come bianco teschio, scheletro nascosto. La poesia lascia nel lettore un certo fascino e un certo stupore, soprattutto nell’ossessione che la morte si trovi nascosta dietro la bellezza della donna.