Secretary of Defense Jim Mattis meets with Turkish Minister of National Defense Fikri Isik at the NATO Headquarters in Brussels, Belgium, Feb. 15, 2017. (DOD photo by U.S. Air Force Tech. Sgt. Brigitte N. Brantley)

A dimettersi è proprio il capo della Difesa statunitense, il repubblicano James (Jim) Mattis, classe 1950 (in copertina col minisitro della difesa turco Fikri Işık). Il motivo delle sue dimissioni è da ricercare nella nuova politica statunitense in Medioriente inaugurata da Donald Trump.

In cosa consiste questa nuova strategia?

Trump ha scelto l’opzione del “cibare” l’opinione pubblica e sembra vertere sempre più su un chiaro ritorno alla dottrina Monroe, predominante nel periodo pre-Rooseveltiano.

Questa dottrina sancisce, brevemente, come lo scopo del governo statunitense debba essere quello di occuparsi esclusivamente dell’emisfero americano, facendo prevalere l’interesse nazionale su quello internazionale, disimpegnando il paese da reti diplomatiche troppo fitte e vincolanti.il 

Sarà il ritorno a una “Splendid isolation” in salsa yankee?

Trump ha infatti ordinato l’immediata smobilitazione del contingente americano di stanza in Siria.
Putin gioisce, asserendo che obiettivamente gli americani erano in suolo siriano senza né il consenso del governo siriano, senza nemmeno un mandato ONU.
La reazione molto cauta di Erdogan, cioè il primo beneficiario di questa scelta, cerca di mitigare l’accrescimento esponenziale del proprio potere: su di lui ora grava tutta la responsabilità della NATO. Infatti la Turchia è il solo paese NATO che confina con la Siria. Dopo gli aiuti economici europei a Erdogan per gestire la crisi migratoria, il leader turco si ritrova in mano carta bianca per gestire gli interessi nazionali veicolandoli sotto l’egida dell’interesse NATO. Tutto questo potere potrebbe infatti scoppiargli in mano.

Cosa comporta nell’immediato?

Ciò che è sicuro è che questa mossa di Trump, comporta le seguenti conseguenze immediate:

1) L’isolamento dei Curdi da parte americana. I Curdi, fondamentali per sconfiggere l’ISIS nel nord-est del Levante, saranno lasciati al proprio destino. I Curdi sono ancora armati, freschi di guerra e non hanno nulla da perdere ma solo da guadagnare: questo potrebbe innescare una rivolta transnazionale di solidarietà fra le popolazioni curde di Turchia, Iran, Siria e Iraq.
Con una Turchia così potente nella regione e la scomparsa degli USA dal Medioriente è auspicabile che le pretese turche sulla Siria si facciano sentire, con una probabile divisione della Siria in aree di influenza.

2) La totale perdita di credibilità internazionale. Nessuno, né gli alleati NATO e neanche la coalizione anti-ISIS che abbracciava quasi tutto il globo (tanto meno l’ONU), è stato informato della bandierina bianca statunitense. Infatti la scelta è stata, come al solito, intrapresa in modo del tutto unilaterale, senza consultare gli alleati. Il vizio di Trump di scegliere al posto degli altri, denota principalmente un totale disinteresse verso la collaborazione internazionale, nonché una chiara manifestazione di quanto in realtà era sempre esistito: l’inesistenza della parità di potere fra Stati sovrani.
Questa strategia di Trump, che segue il modello Zero-Sum (la propria vittoria dipende dalla sconfitta altrui) è molto rischiosa, principalmente perché gli USA hanno davvero tanto da perdere in caso gli eventi non dovessero andare come previsto. Vero è che gli USA sono una rara eccezione di economia che, se ridimensionata, potrebbe prosperare anche in un mercato chiuso vista l’enormità dell’assorbimento interno e l’immensità di risorse disponibili. Ma è anche vero che questa è una scelta epocale per gli USA come per il mondo intero, una vera e propria rivoluzione che necessita di molte manovre correttive ben calibrate per evitare scosse di assestamento di potere troppo destabilizzanti. Queste scosse di assestamento sono quelle che adesso si temono proprio in Medioriente.
Gli USA, scegliendo di piantare in tronco gli alleati proprio sul finire, saranno disposti in futuro a fare a meno dell’aiuto dei propri alleati?

Se questa sarà una scelta politica fortunata o meno dipenderà tutto dal livello di coerenza adottato in seguito a una decisione così drastica, come appunto il disimpegno unilaterale a livello internazionale.

Cosa accadrà nel medio termine?

Se Washington sceglie di tirarsene fuori in termini di vincoli internazionali, dovrà pian piano ridimensionare anche le proprie pretese internazionali. Se invece d’altro canto continuerà ad avere un atteggiamento dominante e pretenzioso nella sfera mondiale, senza però assumersi i costi infrastrutturali che gravano sulle spalle della potenza egemone, allora le ipotesi molto probabilmente saranno le seguenti:

1) Isolandosi, Trump perde anche gli alleati (come appunto sta già perdendo gli alleati europei). Ciò porterà una fusione graduale dell’Unione europea intra sé (fra gli stati membri) e inter sé con l’Asia, facendo diventare il progetto Eurasiatico il nuovo polo egemone a discapito di quello Atlantico, che vede un legame USA-Europa sempre più scomodo per entrambi. Questa ipotesi limita fortemente lo scenario di guerra, in quanto gli USA verrebbero pian piano risucchiati nel proprio isolamento senza godere del dovuto supporto internazionale per scatenare una guerra.

2) Se Trump invece, riesce ad isolarsi mantenendo però buoni rapporti con gli alleati, ciò creerà una enorme polarizzazione internazionale che porterebbe con gran probabilità a un modo bipolare, fra le potenze emergenti capeggiate da Cina e Russia, contro il vecchio nodo atlantico. In questo caso, l’Europa finirebbe per coalizzarsi nel vecchio ordine atlantico, anziché fra i paesi emergenti.
A favore di questa ipotesi va proprio l’atteggiamento riconciliatorio che Trump sta avendo nei confronti dell’ambiguo alleato Erdogan, con ampie riforme del mercato fra i due paesi. Mosse queste, che rendono Erdogan più potente davanti a Putin e potrebbe nel lungo termine far confliggere i due.
Tale polarizzazione di potere su due fronti, porta quasi sempre a uno scontro diretto bellico o commerciale. Per L’Europa sarebbe infatti più conveniente la prima ipotesi.
Trump sembra al momento cercare una via di mezzo, tenendo saldi gli alleati turchi, sauditi e israeliani, trascurando totalmente la storica composizione eurocentrica dell’asse atlantico.
Questi tre “prediletti”, sono inoltre molto controversi nell’opinione pubblica europea, e tale avvicinamento con gli USA potrebbe corrispondere ad un proporzionale e contemporaneo allontanamento degli europei dal Patto Atlantico.

Tutto dipende dal livello di coerenza nelle politiche americane. Se saranno coerenti, i probabili scenari futuri saranno al quanto prevedibili.