Le minacce alla democrazia cambiano e cosi’ i rischi per la convivenza. In un Paese democratico qual e’ il nostro si deve costantemente rammentare che vi e’ un patrimonio di valori e di istituzioni che va sempre difeso insieme . Lo ha detto il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella intervenendo alla cerimonia di intitolazione dell’aula tredicesima della facolta’ di Scienze Politiche della Sapienza di Roma a Massimo D’Antona. Sono trascorsi venti anni dal vile barbaro assassinio di un uomo mite di un docente apprezzato dai suoi studenti di uno studioso impegnato con passione come abbiamo ascoltato negli interventi di questa mattina. La memoria mantiene un segno profondo di dolore. Esprimo come tutti vicinanza e solidarieta’ alla moglie e alla figlia Olga e Valentina. Con grande sofferenza – e con altrettanto grande dignita’ – hanno portato in questi anni una ferita che non e’ possibile sanare . Erano passati undici anni dall’omicidio altrettanto crudele e spietato di Roberto Ruffilli – ha ricordato Mattarella -. Sembrava che fosse ormai scomparso il cancro del terrorismo brigatista. Ricordo con pienezza lo sbigottimento e lo sconforto quando giunse la notizia quella mattina di venti anni fa ero nel mio ufficio a Palazzo Chigi e mi recai pressoche’ subito al Policlinico. Un gruppo nei fatti ridotto a una banda di killer sanguinari aveva eletto D’Antona a simbolo dell’azione riformatrice e quindi della cultura democratica che cerca di innervare le istituzioni. Con i suoi strumenti gli studi le ricerche le proposte la capacita’ di dialogo. Come Ezio Tarantelli e Roberto Ruffilli prima di lui. Come Marco Biagi tre anni piu’ tardi . Per il Capo dello Stato al di la’ delle loro idee – talvolta anche diverse – ai criminali importava cio’ che li accomunava il lavoro per attuare la Costituzione. Per coinvolgere le parti sociali in un processo di ammodernamento del Paese sulla base dei principi di giustizia di uguaglianza di liberta’. Proprio questo e’ quel che il terrorismo voleva distruggere l’impegno per la coesione sociale. Ma abbiamo sconfitto quel terrorismo ha sottolineato il Presidente. La memoria mantiene grande il dolore ma conferisce anche forza. Grazie a questa tanti hanno compiuto il loro dovere si sono impegnati per il bene comune. Persone davanti alle quali ci inchiniamo nel ricordo anche di tanti eroi della vita quotidiana che rendono saldo il nostro tessuto democratico. In questo giorno di ricordo il pensiero va anche a chi ha dato la vita per sconfiggere il terrorismo. Uomini dello Stato magistrati forze dell’ordine. Vorrei ricordare in particolare Emanuele Petri medaglia d’oro al Valor civile – sovrintendente della polizia di Stato – che ha consentito di catturare gli assassini di Massimo d’Antona e di Marco Biagi e che ha pagato con la vita il suo servizio alla Repubblica . Oggi viene intitolata quest’aula a Massimo D’Antona. Nella Facolta’ in cui lui ha insegnato Facolta’ che ricorda – come ha poc’anzi rammentato il Magnifico Rettore – Aldo Moro e Vittorio Bachelet insieme a Massimo D’Antona. E’ un momento importante per la vita accademica e per gli studenti di oggi e domani. E’ davvero significativo che agli interventi del Rettore del Preside della Facolta’ del Direttore del Dipartimento al ricordo appassionato del Professor Caruso – docenti colleghi qualcuno anche allievo oltre che collega di Massimo D’Antona – si siano uniti quelli del Segretario della Cgil e della Giudice costituzionale Sciarra. D’Antona teneva a questo collegamento sempre aperto tra universita’ ricerca impegno di elaborazione nelle organizzazioni sociali e contributo alla vita delle istituzioni ha fatto notare Mattarella. Il terrorismo e’ stato sconfitto grazie all’unita’ del nostro Paese dei suoi soggetti politici delle sue forze intellettuali del mondo del lavoro ha concluso il Presidente della Repubblica.