La crisi istituzionale del Venezuela è stata discussa in seduta Parlamentare. Finalmente, dopo settimane di insistenza da parte dei Gruppi dell’opposizione, l’argomento è arrivato alla Camera con lo scopo di adottare una risoluzione nella quale l’Italia esprimesse la propria posizione sulla vicenda.

Alla seduta erano presenti il Comitato di rappresentanza dei venezuelani in Italia, la Delegazione di Juan Guaidò inviata a Roma per incontrare il Ministro dell’Interno Salvini e il Ministro degli Esteri Moavero, presente anche quest’ultimo per dare conto dell’ambigua posizione assunta sulla vicenda e, in particolare, per aver impedito con il suo veto la risoluzione congiunta dei Paesi dell’UE in riconoscimento del Presidente del Parlamento come legittimo Presidente del Venezuela.

Il dibattito si è rivelato molto accesso. Sin dai primi interventi si sono tratteggiati due blocchi contrapposti: il primo, composto dal Forza Italia,Fratelli d’Italia, il PD e il Gruppo Misto, l’altro, rappresentato dal M5S che si è rivelato contrapposto a ogni possibile riconoscimento di Guaidò e, nel mezzo, la Lega che seppur contraria a Maduro e disposta a riconoscere Guaidò, non  sembrava disposta a mostrare una frattura netta con l’alleato di governo.

Mentre dal primo blocco si parlava dell’urgenza di riconoscere Guaidò come legittimo Presidente del Venezuela e di convocare nuove elezioni con l’obiettivo di superare uno stallo istituzionale che, un Paese sottoposto a una crisi umanitaria del genere non può permettersi. Dall’altro lato, gli esponenti del M5S, negando ogni possibile coinvolgimento con il Regime di Maduro, hanno parlato del bisogno di evitare ogni tipo di ingerenza, argomentando che riconoscere Guaidò significherebbe aggravare il conflitto nel Paese e aprire a uno scenario di guerra civile.

Inoltre, senza offrire il proprio riconoscimento a Guaidò e senza chiarire la propria posizione su Maduro, il M5S si è detto favorevole a celebrare nuove elezioni ma qualcuno all’opposizione, particolarmente l’On. Mara Carfagna, ha ricordati ai pentastellati che il primo ostacolo per celebrare nuove elezioni è proprio la permanenza di Maduro al potere, il quale mantiene le Istituzioni dello Stato sotto sequestro.

In sostanza, la discussione tra chi promuoveva il sostegno a Juan Guaidò quale legittimo Presidente del Venezuela e chi invece, seppur ammettendo che il Venezuela aveva bisogno di elezioni libere, non proponeva nulla. Quest’ultima è la strana posizione di chi, negli ultimi giorni, si è detto solidale da lontano, argomentando un Principio astratto di non ingerenza mentre migliaia connazionali residenti nel Paese sudamericano sono costretti scegliere tra la scarsità, la violenza o l’esodo.

Da notare l’ansia e il nervosismo di Manlio di Stefano il quale, durante la seduta, si è dimostrato irrequieto e chiamato in causa ogni volta che un Deputato dell’opposizione toccava dei punti delicati della crisi venezuelana. A un certo punto, durante uno degli interventi, il Deputato pentastellato è andato da Moavero per ricordare a quest’ultimo che non poteva permettersi nessuno scherzo, ma doveva obbedire fino in fondo la linea di “non ingerenza” per cui i Cinque Stelle si sono battuti. Purtroppo, ogni volta che si tenta di condannare Maduro, qualcuno si sente chiamato in causa.

Alle 2.30 c’è stata la ripresa della seduta nella quale la Camera ha approvato a maggioranza relativa la risoluzione Sabrina De Carlo, Formentini ed altri n. 6-00048, respingendo il resto delle risoluzioni proposte sullo stesso tema. Nulla di nuovo, poiché la risoluzione obbedisce alla linea espressa dal ministro Moavero Milanesi fondata sulla convocazione di nuove elezioni libere, trasparenti e verificabili, ma senza riconoscere Juan Guaidò come legittimo Presidente.

Successivamente alla seduta, c’è stata una manifestazione organizzata dagli italo-venezuelani di fronte a Montecitorio. Nonostante la strana ambiguità ribadita dal governo, i manifestanti si sono detti pronti ad insistere affinché l’Italia adotti una posizione coerente ai valori democratici che la fondano.