di Marco Staffiero

Di fronte al problema dell’inquinamento atmosferico, ilParlamento europeo si è pronunciato a favore di un taglio del 40% delle emissioni di Co2 delle nuove auto entro il 2030, un taglio per altro più ambizioso rispetto a quanto proposto dall’Esecutivo di Bruxelles. La notizia del voto arriva nella prima settimana di blocco ai diesel più inquinantipartito lunedì in diverse città italiane del bacino padano. “Al ministro dell’Ambiente Sergio Costa chiediamo, nel Consiglio Ambiente di martedì prossimo, di sostenere la posizione del Parlamento”, commenta Andrea Poggio, responsabile mobilità sostenibile Legambiente. “E’ anche importante che l’Italia a livello nazionale definisca un piano strategico per uscire dal diesel con interventi concreti, efficaci e replicabili su tutto il territorio, incentivando la mobilità sostenibile e orientando le tasse sui trasporti in misura proporzionale all’inquinamento”, conclude Poggio, ricordando che oggi la coalizione europea “Coalition for Higher Ambition” ha scritto e inviato una lettera ai ministri europei dell’ambiente e trasporti, oltre che al presidente della Commissione Juncker e al Commissario per il clima Canete, in vista del Consiglio Ambiente del prossimo 9 ottobre per chiedere di sostenere la posizione del Parlamento, come primo passo per attuare l’Accordo di Parigi.

Un punto importante, nella speranza, che vengano prese in considerazione una volta per tutte le problematiche legate all’inquinamento atmosferico. Si stimano quasi 470mila morti premature in 41 Paesi europei collegate all’inquinamento dell’aria nel 2013. Lo riferisce l’Agenzia europea per l’ambiente.L’Italia non esce pulita da un panorama che sembra apocalittico. Secondo una recente indagine del  CCM VIIAS (Valutazione Integrata dell’Impatto dell’Inquinamento atmosferico sull’Ambiente e sulla Salute) finanziato dal Centro Controllo Malattie (CCM) del Ministero della Salute con la collaborazione di varie Università e centri, oltre 34.500 italiani ogni anno muoiono ‘avvelenati’ dall’inquinamento atmosferico: è come se ‘scomparisse’ improvvisamente un’intera città delle dimensioni di Aosta. ‘Veleni’ dell’aria che uccidono soprattutto al Nord, dove si registrano 22.500 decessi annuali, ma che riducono in media di 10 mesi la vita di ogni cittadino. Eppure, il solo rispetto dei limiti di legge salverebbe 11.000 vite l’anno.

La nuova mappa dell’inquinamento è ottenuta applicando sofisticati modelli previsionali delle concentrazioni degli inquinanti su tutto il territorio nazionale. Emerge così che il 29% della popolazione italiana vive in luoghi dove la concentrazione degli inquinanti è costantemente sopra la soglia di legge, ma anche che vi sono considerevoli disuguaglianze degli effetti sanitari sul territorio. Come atteso, l’inquinamento colpisce maggiormente il Nord (per il 65% del totale), in generale le aree urbane congestionate dal traffico e le aree industriali. Anche la combustione di biomasse (principalmente legno e pellet) è responsabile della maggiore incidenza di morti e malattie per l’esposizione al particolato.

Questi scenari, afferma il Rapporto, mostrano come l’effettivo rispetto dei limiti previsti dalla normativa, e soprattutto l’ulteriore diminuzione del 20% della concentrazione media annuale degli inquinanti, avrebbero ricadute positive sulla salute pubblica e sull’economia: seguendo le statistiche dell’OMS, infatti, 10.000 decessi evitati all’anno corrispondono a circa 30 mld di euro.