Non solo brutte notizie dalla sanità.

L’ospedale pediatrico Bambino Gesù proprio oggi compie 150 anni e si proietta nel futuro con nuovi progetti che, già nel 2019, vedranno la nascita di un nuovo Centro per le cure palliative pediatriche e l’avvio dei lavori per la costruzione di un Centro per la cura dei tumori e i trapianti.

Il Bambino Gesù è uno dei poli pediatrici più importanti d’Europa, punto di riferimento per la salute di bambini provenienti da tutta Italia e dall’estero. L’assistenza sanitaria è articolata sui 4 poli di ricovero e cura e conta attualmente un totale di 607 posti letto.

Ogni anno ci sono oltre 28.000 ricoveri, 29.000 procedure chirurgiche e interventistiche, 84.000 accessi al Pronto Soccorso, oltre 1.900.000 prestazioni ambulatoriali: una delle casistiche pediatriche più significative a livello europeo, con il 29% di pazienti che proviene da altre Regioni ed il 15% di nazionalità straniera.

L’Ospedale è anche presente a livello internazionale con interventi di assistenza e cooperazione in Cambogia, Repubblica Centrafricana, Giordania, Siria, India, Tanzania, Georgia, Russia, Cina ed Etiopia. Quella del Bambino Gesù è una storia che nasce da lontano. E’ il primo ospedale pediatrico italiano e nasce nella seconda metà dell’Ottocento grazie alla generosa iniziativa della famiglia Salviati.

Siamo nel 1869 e a Roma, come nel resto d’Italia, i piccoli malati vengono spesso ricoverati, senza alcuna attenzione particolare, nelle stesse corsie d’ospedale degli adulti.

Ben presto la sede originaria diventa troppo piccola per le esigenze della nuova Capitale d’Italia e così, nel 1887, una delibera della Giunta Municipale affida alla Duchessa Salviati una parte dell’antico convento di Sant’Onofrio sul colle del Gianicolo, dove viene trasferito l’Ospedale che già ai primi del ‘900 diviene il punto di riferimento per tutti i piccoli malati della città e nel 1907, dopo la costruzione di due nuovi padiglioni, i ricoveri sono più di mille.

Arriviamo al 1917, la Prima Guerra Mondiale non è ancora terminata: la Regina Elena di Savoia che assieme al consorte ha fatto più volte visita al Bambino Gesu’, offre alla duchessa Maria Salviati la gestione della colonia di Santa Marinella che ospita principalmente bambini affetti da tubercolosi ossea.

La struttura viene definitivamente donata alla duchessa Salviati nel 1921 che la destina “ai bambini poveri del Gianicolo che necessitano di cure marine”.
La preoccupazione più grande della famiglia Salviati è però quella di garantire un futuro stabile alla struttura: e così nel gennaio del 1924 dona l’Ospedale al Papa Pio XI.

Da quel momento tutti i Pontefici che si sono succeduti sul soglio di Pietro ne hanno promosso le attività a tutela della salute dei bambini e per tutti i romani il Bambino Gesu’ diventa “l’Ospedale del Papa”. Il passaggio di proprietà porta nuova linfa alla struttura che continua ad ampliarsi, grazie anche all’aiuto di immancabili benefattori privati.

Purtroppo la Seconda Guerra Mondiale lascia ferite profonde che costringono l’Ospedale ad una lenta ripresa sia dal punto di vista economico che strutturale. Gli interventi finanziari dell’episcopato americano all’inizio degli anni Sessanta accelerano questo processo, consentendo la costruzione di nuovi e più ampi fabbricati: il Bambino Gesu’ è così pronto ad accogliere i piccoli malati che oramai arrivano in numero sempre maggiore anche da altre regioni italiane.

Nell’ottica di una ulteriore espansione dell’Ospedale, nel 1978 Papa Paolo VI affida al Bambino Gesu’ una vasta area di fronte al mare, a pochi chilometri da Roma lungo la via Aurelia, con 3 padiglioni già adibiti all’assistenza di bambini con poliomielite o paralisi spastica.

In breve tempo la struttura viene riconvertita in Centro per le Deformità Vertebrali e per la Cura del Diabete: nasce così la sede di Palidoro del Bambino Gesu’ che nel giro di pochi anni si afferma come centro di assistenza medico-chirurgica di avanguardia.

Doveroso ricordare Valerio Nobili, primario di Epatologia, Gastroenterologia e Nutrizione all’ospedale pediatrico, nonché professore associato alla Sapienza, che nel pomeriggio di venerdì 15 marzo a Roma, all’età di 52 anni è venuto a mancare.

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Marco Staffiero, il mio nome spirituale è Ardas Sadhana Singh. Sono laureato in Scienze Politiche - Relazioni Internazionali e dal 2009 sono iscritto all’ordine dei giornalisti del Lazio. Approfondisco come giornalista e studioso diverse tematiche, che riguardano le discipline olistiche, le medicine alternative, la sana alimentazione e il benessere psico-fisico. Sono insegnante certificato di Kundalini Yoga, il mio diploma è riconosciuto a livello internazionale dal KRI (Kundalini Research Institute) e dall’IKYTA (International Kundalini Yoga Teacher Associations) e a livello nazionale dalla UISP – Area Discipline Orientali. Collaboro on line con “Il Giornale dello Yoga“ e "Yoga Magazine". Con il quotidiano “L’Osservatore d’Italia” e con “Il Format info” mi occupo di malattie ambientali, elettrosmog e salute. Inoltre, sono responsabile della rubrica Benessere e Salute del quotidiano on line “Il Mamilio”. Attraverso la conoscenza di tematiche legate alla Geobiologia, collaboro con la Bioriposo, dove effettuo misurazioni (con degli strumenti tecnici brevettati) dei nodi di Hartmann, elettromagnetismo ecc. , dando vita a conferenze sull'argomento in vari centri olistici e non solo.