Osservazioni, critiche, lamentele. L’opinione pubblica sembra essersi irritata per il comportamento di un Matteo Salvini che si espone a Milano con il rosario in mano, parla della Madonna e cerca di vincere le europee con un tocco di misticismo e di metafisica.

Nel bene e nel male, il personaggio creato intorno al leader della Lega e rafforzato dalle stesse opposizioni che lo pongono al centro del dibattito, non è altro che un prodotto del nostro tempo; è l’involuzione dell’uomo politico in generale che, senza argomenti, proclama dei discorsi pieni di slogan e carenti di contenuto politico.

Sebbene la strumentalizzazione del religioso sia una risorsa molto disonesta nello scenario politico attuale e le circostanze potrebbero indurci a citare l’enciclica intitolata Non Abbiamo Bisogno, scritta Pio XI nel giugno 1931, questo significherebbe cascare nel giochino delle analogie nel quale si finisce per attribuire un’esagerata importanza storica che, il personaggio in questione, non ha.

Al di là del tentativo maldestro di delegittimare il Papa e mostrarsi come una specie di profeta che rivendica le cosiddette radici cristiane dell’Europa, Salvini non è un cattolico ma le sue evocazioni sono destinate alla fetta più reazionaria dei fedeli, quella secondo cui stiamo soffrendo un’invasione favoreggiata da un Papa comunista.

Allo stesso tempo, con queste provocazioni, è consapevole di suscitare una certa indignazione in una buona parte del Clero e in un’ampia fascia di fedeli, ma anche questo gli conviene perché ricrea la frattura necessaria per far parlare di sé.

In realtà però, Salvini non ha alcun progetto con i cattolici che vada oltre alle elezioni, così come non ce l’ha con Casapound né con tutti coloro che si richiamano al fascismo o al nazionalismo più sciovinista. Salvini non ha mai avuto un’ideale o un progetto che andasse oltre a sé stesso. Non ce l’aveva neanche nel 1998, quando si proclamava comunista e proponeva la legalizzazione della cannabis che oggi invece combatte.

In altre parole, Salvini non è un cattolico, non è un neofascista, né tanto meno un comunista, ma un camaleonte della politica, uno che ha cambiato colore a seconda delle circostanze, che ha cercato di adeguarsi all’attuale ambiente politico facendo una buona lettura delle opportunità di cui disponeva.

A discapito di quanto sostengono i suoi sostenitori, il suo maggior pregio non sta nel “dire le cose come stanno”, ma nella mimetizzazione. Così, il personaggio Salvini è sopravvissuto ai diversi traumi della politica italiana facendosi percepire tutt’oggi come “il nuovo” nonostante abbia esercitato delle cariche pubbliche sin dal 1994.

Nel frattempo, le opposizioni continuano a rafforzare l’immagine di un personaggio che, dietro agli slogan enunciati con la sua voce da tenore, nasconde le proprie insicurezze e un’incolmabile carenza di contenuti.

Questo personaggio, visto come un gigante da entrambe le parti, ha tutte le carte per rimanere un bel po’ di tempo al Potere. Si tratta del residuo di un sistema politico inanimato che ha bisogno di gente come lui per continuare a parlare del passato senza affrontare questo triste presente. Quando non ci sarà lui, ci sarà una sua versione a destra o sinistra.

Con Salvini e con chi verrà dopo di lui, affronteremo sempre lo spirito del nostro tempo. Un tempo fatto di miraggi, maschere, inganni e una strana voglia di essere ingannati.