Tredici mesi per una risonanza magnetica o per una visita psichiatrica. Dodici per una Tac o una mammografia. Dieci per l’ecodoppler. Dati che riguardano esami cruciali, spesso salva-vita, che però non si riescono a prenotare in tempo nelle strutture sanitarie pubbliche, vanificando talvolta il valore di diagnosi preventive.

E’ la triste realtà delle liste d’attesa nella sanità pubblica. Secondo il nuovo Piano Nazionale per il Governo delle Liste d’Attesa (PNGLA), predisposto dal Ministero della Salute e presentato oggi pomeriggio in Conferenza Stato Regioni, i Direttori Generali saranno rimossi se non garantiscono visite ed esami medici entro il tempo massimo previsto. Inoltre, nel Piano si sottolinea la gestione trasparente delle prenotazioni da parte delle strutture, un osservatorio nazionale sulle liste d’attesa di cui faranno parte anche i cittadini e la riduzione dei tempi massimi previsti per ottenere le prestazioni non urgenti.

Il nuovo PNGLA 2019-21, si legge, “nasce con l’obiettivo prioritario di avvicinare ulteriormente la sanità pubblica ai cittadini”. Come il precedente, individua l’elenco di prestazioni ed esami diagnostici soggetti al monitoraggio e prevede il rispetto, da parte delle Regioni, dei tempi massimi di attesa per ciascuno. Conferma le 4 classi di priorità da indicare nelle prenotazioni di specialistica ambulatoriale (dalla più alla meno urgente), ma riduce il limite massimo per quelle a priorità programmata (non urgenti) da 180 giorni a 120. Non si è fatta attendere la risposta critica dei medici: “Una fiera dell’ipocrisia, che non risolve il problema, ovvero la mancanza di personale, di tecnologie e di organizzazione”.

Le critiche prendono di mira l’ipotesi, prevista nel nuovo Pngla, di un blocco delle prestazioni in intramoenia in caso di criticità, ovvero di prolungamento dell’attesa entro i tempi massimi previsti: per i medici si tratta di un attacco nei loro confronti e nei confronti dell’attività da loro espletata fuori dall’orario di lavoro, privatamente, nella propria struttura sanitaria. “Regioni e Governo – commenta Carlo Palermo, segretario nazionale Anaao Assomed – si autoassolvono dalla responsabilità politica e gestionale del mantenimento e dell’allungamento delle attese, sempre più lunghe, per le prestazioni sanitarie indicando nei medici dipendenti il capro espiatorio ideale, e nella loro attività libero professionale intramoenia la causa da rimuovere nel caso, non improbabile, che non si rispetti il piano delle illusioni che hanno stilato”.

Il nodo, aggiunge Palermo, è che si pretende di “definire la tempistica per le prestazioni a prescindere dalle risorse disponibili”. Il rapporto del ministero della Salute basato sulle telefonate arrivate al numero verde 1500, istituito per individuare le criticità relative alle liste d’attesa nella sanità pubblica, presentato pochi giorni fa, parla chiaro: visite oculistiche o screening per i tumori sono le prestazioni per cui i cittadini devono attendere più lungo. A lamentarsi sono soprattutto coloro che risiedono nel Lazio, da cui arriva una lamentela su quattro. Parla, “di attese in alcuni casi bibliche”. Le telefonate dei cittadini raccolte dagli operatori da ottobre a fine dicembre 2018 sono state circa 1.600 e sono giunte soprattutto da Lazio (24%), Lombardia (13%), Campania (8.6%), Sicilia (8%) e Toscana (7.8%) e Puglia (6%). In particolare, il primato negativo in Italia spetta alla Asl Rm2 e la Asl Rm1 di Roma, che hanno raccolto più segnalazioni di criticità. Una prima visita specialistica o una prima ecografia in ritardo, per alcune patologie, può cambiare il decorso della malattia.

Pertanto uno dei problemi più gravi è il superamento dei tempi massimi previsti per l’erogazione delle prestazioni di primo accesso: da questo punto di vista le peggiori sono state Lazio (con il 22,4% di segnalazioni, soprattutto dalla Asl RM 2), Lombardia (con l’11,2% delle segnalazioni soprattutto dalla ATS della città metropolitana di Milano) e Campania (con il 9,7%, in primis dalla Asl Napoli 3 sud). Tra le prestazioni di primo accesso, quella per cui si sono registrate più criticità è la colonscopia, l’arma principale per la prevenzione del tumore del colon-retto. Un capitolo a parte sono le vere e proprie lista d’attesa bloccate, ovvero quelle per le quali non è possibile neppure fissare un appuntamento: la prestazione più interessata da questo problema è la colonscopia, seguono la visita oculistica, l’ecografia all’addome.

Non mancano “casi eclatanti”, riportano i tecnici del ministero di attese che “assumono tempi ‘biblici'”: ad esempio per una ecografia di controllo all’addome presso ASL RM 1 un anno di attesa e per una mammografia di controllo presso la ASL Monza Brianza anche oltre un anno. Quello che emerge però sono anche disservizi con il Cup e poca conoscenza sulle modalità di prenotazione, così come sul diritto di poter ottenere in intramoenia, pagando il solo ticket, la prestazione che non viene garantita entro i tempi massimi previsti.

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Marco Staffiero, il mio nome spirituale è Ardas Sadhana Singh. Sono laureato in Scienze Politiche - Relazioni Internazionali e dal 2009 sono iscritto all’ordine dei giornalisti del Lazio. Approfondisco come giornalista e studioso diverse tematiche, che riguardano le discipline olistiche, le medicine alternative, la sana alimentazione e il benessere psico-fisico. Sono insegnante certificato di Kundalini Yoga, il mio diploma è riconosciuto a livello internazionale dal KRI (Kundalini Research Institute) e dall’IKYTA (International Kundalini Yoga Teacher Associations) e a livello nazionale dalla UISP – Area Discipline Orientali. Collaboro on line con “Il Giornale dello Yoga“ e "Yoga Magazine". Con il quotidiano “L’Osservatore d’Italia” e con “Il Format info” mi occupo di malattie ambientali, elettrosmog e salute. Inoltre, sono responsabile della rubrica Benessere e Salute del quotidiano on line “Il Mamilio”. Attraverso la conoscenza di tematiche legate alla Geobiologia, collaboro con la Bioriposo, dove effettuo misurazioni (con degli strumenti tecnici brevettati) dei nodi di Hartmann, elettromagnetismo ecc. , dando vita a conferenze sull'argomento in vari centri olistici e non solo.