A quasi due settimane dall’inizio dell’offensiva del generale Khalifa Haftar su Tripoli, la situazione in Libia non accenna a migliorare, con gli scontri a fuoco che continuano.

Il grosso della battaglia, che vede contrapporsi l’Esercito nazionale libico (Lna) del generale Haftar alle milizie fedeli al Governo di accordo nazionale (Gna) del premier Fayez Al-Sarraj, si sta svolgendo nei pressi di Tripoli, obiettivo dell’offensiva attraverso cui l’uomo forte della Cirenaica vuole estendere il suo potere anche sulla Tripolitania.

La conferenza nazionale prevista per questo mese, organizzata dall’inviato speciale delle Nazioni Unite per la Libia Ghassan Salamè e che avrebbe visto la partecipazione di tutti gli attori politici e tribali della Libia, è stata ovviamente annullata. Scopo della conferenza era quello di trovare un’intesa comune sulla stabilizzazione del paese, traverso l’indizione di elezioni su scala nazionale.

Inevitabilmente, l’offensiva del generale Haftar ha mandato all’aria tutti gli sforzi diplomatici fatti finora, tra cui la conferenza di Palermo organizzata dal governo italiano lo scorso novembre, in cui Haftar e Al-Sarraj si incontrarono faccia a faccia.

Nonostante gli appelli delle Nazioni Unite e delle diplomazie occidentali, sembra proprio che la questione libica stia andando verso la soluzione militare. Ogni ora di combattimento riduce gli spazi di mediazione diplomatica tra le due fazioni contrapposte, esacerbando la rivalità tra Haftar ed Al-Sarraj.

Negli scorsi giorni è emerso che i sauditi hanno finanziato la campagna militare di Haftar con decine di milioni di dollari. Un articolo del Wall Street Journal ha rivelato che il governo saudita avrebbe finanziato il generale della Cirenaica con ingenti somme di denaro in vista della sua offensiva militare su Tripoli. Denaro che sarebbe servito a comprare la fedeltà di leader tribali, arruolare e pagare i combattenti e comprare equipaggiamenti militari di vario tipo. L’Arabia Saudita, insieme all’Egitto e agli Emirati Arabi Uniti, è uno dei paesi arabi che appoggia Haftar. A proposito di Egitto: proprio ieri Haftar si è diretto al Cairo, dove ha incontrato il presidente egiziano Abdel Fattah Al-Sisi.

Visto che paesi importanti come Egitto, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Russia appoggiano Haftar, mentre la Francia adotta una postura ambigua, dire che il premier Al-Sarraj è appoggiato dalla comunità internazionale significa ben poco e continuare a ripeterlo come un mantra non aumenterà la sua legittimità. Bisogna rendersi conto una volta per tutte che sul dossier libico la comunità internazionale è spaccata, con alcuni paesi di primo piano del mondo arabo che appoggiano apertamente Haftar.

Nel frattempo, con il proseguimento degli scontri il bilancio delle vittime si è aggravato: secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) dall’inizio dell’offensiva di Haftar sono morte 121 persone mentre i feriti sono 561, per un totale di 682 vittime.

Secondo l’Ufficio delle Nazioni Unite per gli affari umanitari (Ocha) gli scontri hanno prodotto finora quasi 16 mila sfollati nella Tripolitania. Le vittime civili sarebbero 31, di cui almeno 9 morti. L’Ocha riporta che finora otto autoambulanze sono state distrutte dalla furia degli scontri mentre 1.000 migranti e rifugiati sarebbero intrappolati nei centri di detenzione di Gharyan e Qasr bin Ghashir, che si trovano molto vicini alla prima linea. Nel centro di detenzione di Gharyan non vi sarebbe più acqua potabile.

L’escalation militare e le migliaia di sfollati che hanno dovuto abbandonare le proprie abitazioni creano i presupposti per un’eventuale crisi migratoria che vedrebbe la ripresa delle partenze dalla costa libica verso l’Italia. Questa volta non si tratterebbe però di africani sub-sahariani bensì di libici in fuga dalla guerra. Nel frattempo, il governo italiano ha istituito un gabinetto di crisi per monitorare costantemente l’evoluzione della situazione mentre la Farnesina continua gli sforzi diplomatici finalizzati a trovare un accordo di cessazione delle ostilità. Possibilità che, per quanto auspicabile, al momento appare remota.