L’Atlantico sta testimoniando la nascita di un nuovo ordine dove l’idea di Europa sembra avere poco spazio. Sì, l’alleanza atlantica pensata da Trump è molto diversa dalla generosa alleanza che ha visto gli Stati Uniti donarsi a occhi chiusi come protettori dell’Europa. E’ un’alleanza diversa da quella del Piano Marshall con i suoi contributi a fondo perduto concessi dagli Stati Uniti all’Europa nel dopoguerra.

Questa volta, Washington non vuole aspettare molto per riscuotere ciò che da a ciascuno, ne tanto meno è disposto a vedere la formazione di un’Europa Unita ed emancipata in grado di negarsi, ogni tanto, a seguire le decisioni prese da Washington nella Politica mondiale. Tra l’altro, la percezione degli Stati  Uniti nei confronti dell’Europa sembra essere quella di un’insieme di Stati in declino accomunati dalla fragilità politica ed economica che li unisce e l’incapacità di applicare l’uso della forza in piena autonomia se venisse chiamata in causa.

Un altro aspetto che non possiamo sottovalutare l’annunciato disimpegno degli Stati Uniti nella stessa NATO, definita da Trump in un’intervista congiunta al Times e al Das Bild il 17 giugno 2017, come “un’istituzione ormai obsoleta” i cui membri “si appoggiano sull’America e non pagano quello che dovrebbero pagare”. In quella stessa occasione, Trump ha attaccato l’UE definendola come un’istituzione al servizio della Germania dalla quale il Regno Unito ha voluto uscire.

In genere, l’Amministrazione di Trump ha rappresentato un bagno d’acqua fredda per un’Europa che ha dipeso, dipende e sembra destinata a dipendere ancora per molto tempo da Washington. Con il tycoon alla casa bianca, per l’Europa è giunto il tempo di fare i conti con le carenze e le lacune di un processo di integrazione tutt’ora incompiuto, a partire di una mancata Sicurezza comune e di una Politica estera che si è dimostrata inefficace in quanto non vincolante per gli Stati membri.

E’ vero che l’integrazione europea sembra aver compiuto dei passi importanti, a partire dall’istituzione di un’Alto Rappresentante della Politica Estera – ruolo ricoperto al momento dalla Mogherini – e dai diversi tentativi di riprendere il discorso della Difesa comune, ma quando il tuo Alleato storico ti da contro, il tuo tempo finisce più presto, gli spazi si chiudono e ti ritrovi senza mezzi a sufficienza per proteggerti dall’assedio al quale vieni sottoposto.

Non è esagerato parlare di assedio per descrivere il recente approccio degli USA nei confronti dell’Europa. Se analizziamo le ultime mosse di Trump, capiamo che per l’attuale amministrazione USA, prima crolla l’UE, meglio è. I legami stretti con Farage, i tour di Bannon in Europa e i suoi finanziamenti a sostegno di partiti antieuro e la recentissima visita di Salvini a Washington in un palese segnale di sfida alle istituzioni europee sono indicatori che riflettono un attivismo statunitense ai danni dell’UE.

Alla fine di questo storia, nulla dovrebbe sorprenderci. Questa filosofia non è soltanto inerente al neo-conservatorismo che si nasconde dietro la campagna dell’America First, ma è l‘atteggiamento che prevale nelle grandi potenze comprese la Cina e la Russia. Si tratta di un ritorno del cujus regio ejus religio, ovvero, della tendenza del ognuno per sé di rispetto alla quale il percorso d’integrazione europea rema controcorrente.

Non è esagerato affermare quanto convenga a Trump un’Europa frammentata (così come a Putin e a Xi-Jinping). Trump ha capito che risulta più facile trattare con ogni Stato in condizioni di superiorità e non con l’Europa Unita in condizioni più paritarie. L’ha capito lui e l’hanno capito tutti, tranne gli europei…