Esattamente 70 anni fa, il 4 aprile 1949, a Washington D.C. venne firmato il trattato che istituiva l’Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del Nord, meglio conosciuta con il suo acronimo inglese: Nato.

Progenitrice della Nato fu l’Unione Occidentale, un’alleanza militare siglata nel 1948 da Regno Unito, Francia, Paesi Bassi, Belgio e Lussemburgo per difendersi da un’eventuale aggressione tedesca o sovietica. Devastati dalla distruzione causata dal secondo conflitto mondiale, gli Stati dell’Europa occidentale decisero di unirsi in alleanza nella speranza di creare un deterrente efficace nei confronti di nuove, ulteriori minacce. Gli europei erano ben consci però che il loro potenziale militare era niente a confronto di quello della superpotenza sovietica.

Il blocco di Berlino del 1948-49 palesò l’aggressività dell’Urss e l’impossibilità di cooperare con Mosca. Preso atto una volta per tutte della minaccia sovietica, europei e americani si trovarono d’accordo per stipulare un trattato che unisse il Nord America all’Europa occidentale in un’alleanza militare in funzione anti-sovietica. Così nacque la Nato.

I dodici paesi fondatori che esattamente 70 anni fa diedero vita all’alleanza nord-atlantica sono:  Stati Uniti, Canada, Islanda, Norvegia, Regno Unito, Francia, Belgio, Paesi Bassi, Lussemburgo, Portogallo, Spagna e Italia.

La creazione della Nato è un passo fondamentale della storia della guerra fredda. Sei anni dopo, l’Unione Sovietica darà vita a un’alleanza militare speculare: il patto di Varsavia.

L’alleanza nord-atlantica ebbe per gli Stati Uniti un doppio valore strategico. 

Da un lato permise a Washington di incrementare il suo deterrente nei confronti dell’Urss sullo scacchiere europeo. Tale potere deterrente divenne ancora più importante nel momento in cui gli Stati Uniti persero il vantaggio dato dal possesso dell’arma atomica. Proprio nel 1949 infatti, per la precisione il 29 agosto, i sovietici condussero con successo il loro primo test atomico, dando via alla corsa agli armamenti.

Dall’altro lato gli Stati Uniti poterono consolidare la loro influenza in Europa Occidentale, nell’ambito della cosiddetta dottrina Truman, o del contenimento, finalizzata appunto a contenere l’espansione del comunismo prima in Europa, e poi nel resto del mondo, a partire dalla guerra di Corea. Già con l’European Recovery Program, passato alla storia con il nome di piano Marshall, gli Stati Uniti si adoperarono per portare l’Europa nella propria sfera d’influenza e allo stesso tempo scongiurare la diffusione del comunismo. Per evitare lo scivolamento dell’Europa occidentale nell’orbita sovietica bisognava conquistare i cuori e le menti finanziando la ricostruzione e garantendo prosperità e sicurezza.

L’Europa divenne così un satellite delle superpotenze: la parte occidentale sotto l’egemonia americana; la parte centro-orientale sotto l’egemonia sovietica.

Quindi la Nato nacque come alleanza politico-militare in funzione anti-sovietica. Pertanto, viene naturale pensare che con il crollo dell’Urss e la fine della guerra fredda anche la Nato avrebbe cessato di esistere. Eppure, la dissoluzione dell’impero sovietico tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio degli anni Novanta non è stata seguita dallo smantellamento della Nato. L’alleanza nord-atlantica, dopo aver vagato per un decennio senza bussola, pur essendo intervenuta nelle ennesime guerre balcaniche del XX secolo, trovò in seguito all’11 settembre 2001 nuova linfa vitale. La Nato divenne il braccio armato dell’Occidente nella “guerra globale al terrore” dichiarata dal presidente americano George W. Bush e trovò nel terrorismo islamista una nuove fonte di legittimazione.

Nel frattempo i confini della Nato si espandevano, andando a coinvolgere numerosi paesi che durante la guerra fredda furono nell’orbita sovietica. Nel 1999 entrarono Ungheria, Repubblica Ceca e Polonia. Poi nel 2004 si unirono Bulgaria, repubbliche baltiche, Romania, Slovacchia e Slovenia.

Infine, in questo decennio la Nato ha ritrovato la sua fonte di legittimazione suprema nella Russia, questa volta non più sovietica ma putiniana. L’annessione russa della Crimea nel 2014 e il coinvolgimento russo nella guerra del Donbass hanno peggiorato notevolmente le relazioni tra Occidente e Russia. Polonia e repubbliche baltiche vedono nella Russia del presidente Vladimir Putin una concreta minaccia alla sicurezza nazionale. Il nuovo stato di tensione latente ha permesso alla Nato non solo di consolidare la propria legittimazione ma anche di aumentare la propria presenza lungo il confine orientale. Lo scorso anno l’alleanza ha svolto le più grandi esercitazioni militari dai tempi della guerra fredda e lo stesso ha fatto la Russia, insieme ai cinesi, in Estremo Oriente.

Ora bisogna porsi la seguente domanda: come mai la Nato è sopravvissuta alla fine della guerra fredda?

Si potrebbe cadere nella tentazione di affermare semplicisticamente che con il crollo dell’Urss la Nato abbia perso la sua ragione di esistere. Questo è vero solo in apparenza poiché la Nato, prima di essere alleanza anti-sovietica, era qualcos’altro. Il primo scopo dell’alleanza nord-atlantica era, ed è, quello di fungere da strumento di esercizio dell’influenza degli Stati Uniti prima sull’Europa occidentale e poi su quella centro-orientale.

L’alleanza lega, dal punto di vista politico e militare, l’Europa agli Stati Uniti. Washington ha potuto così esercitare la sua egemonia sul Vecchio Continente installando basi e armamenti e creando coalizioni euro-americane. Mentre la presenza militare americana in Giappone, Sud Corea e Filippine, unitamente al rapporto di amicizia con Australia e India, permettono agli Stati Uniti di esercitare la propria egemonia nell’Indo-Pacifico, la Nato, che è alleanza politica prima che militare, permette di fare lo stesso in Europa.

Al termine della guerra fredda, la Nato si configurava come uno dei pilastri insostituibili dell’egemonia globale americana. Per questo ha continuato e continuerà ad esistere.

Sebbene durante gli anni Novanta non vi fossero minacce che la legittimassero, la Nato ha continuato ad esistere non tanto perché era una garanzia di sicurezza per gli europei ma soprattutto perché era una delle istituzioni fondamentali su cui poggiava l’egemonia globale americana, allora incontrastata perché l’Urss era implosa. Solo in un secondo momento gli eventi storici hanno fatto ritrovare all’alleanza la legittimazione perduta alla fine della guerra fredda.

La fine del blocco sovietico in Europa ha poi permesso all’alleanza di avanzare verso Est, avvicinandosi pericolosamente ai confini russi e riducendo il numero di Stati cuscinetto. Questo allargamento si è spinto poi troppo oltre degenerando nella guerra del Donbass in Ucraina, guerra per procura tra Occidente e Russia.

Sebbene il vantaggio sia reciproco, il beneficio della Nato è innanzitutto dell’egemone che, com’è normale che sia, si accolla la maggior parte dei costi del suo mantenimento. Di conseguenza, la Nato ha sempre operato in funzione degli interessi americani e così continuerà a fare.

L’alleanza nord-atlantica compie oggi il suo settantesimo compleanno, ma è viva e vegeta più che mai. Essa continuerà ad esistere finché l’egemone ne trarrà beneficio, a prescindere che esista o meno una minaccia da cui difendersi.