Brasília - Deputado Jair Bolsonaro fala com a imprensa sobre ter virado réu no STF, pela sua declaração que "Não estupraria Maria do Rosário porque ela não merece" (Fábio Rodrigues Pozzebom/Agência Brasil)

Il 28 ottobre 2018 si è insiedato Jair Bolsonaro come nuovo presidente brasiliano vincendo le elezioni a suon di sicurezza e odio per i gay, con poco più del 50% dei voti.

In un paese dove per 13 anni ha vinto e governato la sinistra e dove i diritti di ogni genere non sono mai stati totalmente equiparati, tra individui distinti per orientamento sessuale, ora Lula è in carcere e a lui e a tutti i suoi sono stati attribuiti tutti i mali del Brasile: dalle forti tensioni e crisi economiche al degrado sociale. Ha vinto l’estrema destra portavoce di una politica completamente diversa e tendente al razzismo e ad una governance sovranista. Mentre Trump e Salvini si complimentano e il nostro primo ministro chiede l’estradizione di Battisti, il resto del mondo guarda con scetticismo questa scelta di un paese tormentato. Dall’odio per i gay alla riduzione dei diritti riconosciuti agli indigeni, dalle politiche economiche protezionistiche alla sovversione dei limiti imposti negli anni per la tutela ambientale, sembra sin dal primo momento di fare tanti, troppi passi indietro e che la storia anche in questo caso non ci abbia insegnato nulla.

In vista del nuovo insediamento, più di 40 coppie omosessuali si sono unite in matrimonio in un’unica cerimonia a San Paolo, questo diritto per le coppie omosessuali è stato raggiunto solo nel 2013, ma ora sembra apertamente minacciato. È necessario sottolineare che in Brasile le coppie conviventi sono più di 70mila e che nel 2017 è stato raggiunto il picco storico di violenza omofoba con 387 omicidi e 58 suicidi di persone LGBT.

Un presidente che cerca di richiamare i dettami del Dio cristiano cattolico e nel contempo minaccia i suoi avversari di prigionia e morte, annunciando da subito che provvederà a cambiare i diritti politici, sociali e lavorativi. Un presidente che nel suo discorso di insediamento ha promesso che libererà il Brasile dalle ideologie, combatterà la disuguaglianza economica e rivolgendosi principalmente all’esercito e alla polizia ha dichiarato che il motto nazionale è “ordine e progresso” e che nessuna società può svilupparsi senza il rispetto dell’uno e dell’altro.

Ad essere preoccupati nella comunità internazionale sono anche gli scienziati poichè a completamento delle dichiarazioni di Bolsonaro tra omofobia, sessismo, razzismo, misoginia e la difesa delle torture e della violenza, c’è anche la minaccia all’ambiente. In qualità di presidente del Brasile è tenuto a controllare anche i due terzi della foresta Amazzonia che è anche il polmone verde del nostro pianeta. Nonostante le tante deforestazioni e la crisi ambientale nella quale il mondo vive, il Presidente ritiene che siano troppe le aree protette e queste sono a suo parere di ostacolo allo sviluppo del paese e dice di essere pronto ad intervenire sul territorio protetto ascoltando anche le esigenze e preoccupazioni degli abitanti amazzoni.

Ciò nonostante si dichiara favorevole agli accordi di Parigi e di collaborare per evitare l’innalzamento della temperatura globale. Manca un unico tassello, se la sua intenzione è davvero quella di praticare un disboscamento cercando di far passare un’autostrada tra le aree maggiormente protette come farà a compensare il tutto da un punto di vista ambientale? Pianterà un albero per ogni albero estirpato magari in qualche favelas di Rio de Janeiro? Il neo presidente ha asserito che ascolterà anche le preoccupazioni e le esigenze del milione di indigeni suddivisi in circa 400 tribù che abitano la foresta pluviale più grande del mondo, i quali per anni e anni sono stati soggetti a sterminio, che sono stati cacciati come bestie e trattati come non fossero persone con propri diritti, la domanda sorge spontanea: a tribù già in lotta tra loro e con esigenze storicamente diverse per credo e tradizione proporrà la gestione di un pezzo di autostrada per tribù ed ognuna avrà il proprio marchio benzina?