Brasília - Deputado Jair Bolsonaro fala com a imprensa sobre ter virado réu no STF, pela sua declaração que "Não estupraria Maria do Rosário porque ela não merece" (Fábio Rodrigues Pozzebom/Agência Brasil)

Le polemiche che hanno portato il rogo dell’Amazzonia al centro della dibattito sui media, sui social e nell’opinione pubblica in generale fino ad arrivare al G7 convocato di emergenza dallo stesso Macron, non sembrano placarsi facilmente. Nella bufera, il Presidente brasiliano è stato messo sul banco degli imputati. Bolsonaro però non le ha mandate a dire: ha parlato di gogna mediatica nei suoi confronti, di una messa in scena da parte delle ONG, di Fake News e del colonialismo francese.

Nello specifico, il neo-eletto presidente brasiliano, ha duramente respinto le dichiarazioni attraverso le quali Macron ha manifestato la propria preoccupazione quanto accade nell’Amazzonia e ha criticato l’attivismo di un G7 che, senza invitare il Brasile, ha piazzato il discorso al centro dell’agenda di Biarritz. Ad alimentare le tensioni sono state le minacce di  sanzioni nei confronti del Brasile e la presunta uscita della Francia dall’accordo UE-Mercosur.

A questo punto risulta complicato dare la ragione a qualcuno. E’ chiaro che sarebbe stato idoneo sentire i diretti interessati e Bolsonaro, in quanto presidente Presidente dello Stato che detiene la porzione più grande del Polmone Verde avrebbe sicuramente molto da chiarire a riguardo. E’ il suo dovere. Ma è altrettanto vero che la svolta intrapresa dal Presidente brasiliano è assolutamente contraria a ogni tentativo di preservazione dell’Amazzonia: Sia durante la propria campagna elettorale sia nell’incarico di Presidente del Brasile, Bolsonaro ha sempre ribadito come l’Amazzonia fosse un luogo idoneo per gli investimenti, per lo sfruttamento e l’estrattivismo delle risorse a disposizione. Lo stesso Capo di Stato, ha ribadito quanto fosse “necessaria” l’espropriazione delle terre agli indigeni per renderle utili a tale scopo.

Oltre a questo, Bolsonaro ha eliminato di fatto le multe che venivano applicate agli autori della deforestazione, sdoganando un’attività che fino a poco fa era considerata illegale. Questa politica di deforestazione ha portato all’aumento dell’83% dei roghi nella foresta Amazzonica.

In altre parole, sono gli stessi dati a smentire l’ipotesi di una presunta campagna di Fake News ai danni del Presidente brasiliano. Seppur alcune personalità politiche o del mondo dello spettacolo sono scivolate nella confusione pubblicando immagini persino del 2014, pur essendoci altri Stati che distruggono indiscriminatamente la loro porzione dell’Amazzonia come lo sono il Venezuela di Maduro, la Bolivia di Evo Morales, il Paraguay e l’Ecuador, i dati confermano che gli interessi di Bolsonaro nettamente contrapposti alla preservazione del Polmone da cui proviene il 20% dell’ossigeno del pianeta.

I dati di fatti come la liberalizzazione della deforestazione che è all’origine dell’esponenziale aumento dei roghi nell’Amazzonia, i quali sono andati da 41.000 a 73.000 nello stesso periodo dell’anno, il rifiuto dei 20 milioni di dollari stanziati dal G7 per contribuire a soluzionare l’emergenza e la brutta immagine di un Bolsonaro più preoccupato per salvare la sua reputazione che di spegnere i roghi la dicono lunga sul Presidente brasiliano e sul futuro di un’Amazzonia che, già di per sé, ha poche speranze.