Il 2018 verrà sicuramente ricordato come l’anno della pubblicazione dei tanti agognati concorsi. Si, infatti, sono stati pubblicati diversi bandi da parte dell’Agenzia delle Entrate, Miur, Mef, oltre ad altre amministrazioni.

Il tanto agognato ”posto fisso” tuttavia non è sicuramente per tutti. Negli ultimi anni si è assistito ad un ribaltamento nella scelta tra la libera professione e il lavoro in una Pubblica Amministrazione: infatti fino a qualche tempo fa chi si laureava in materie come Giurisprudenza, Economia, Ingegneria, Architettura preferiva intraprendere sicuramente la libera professione poiché, dopo qualche anno di gavetta, potevano intraprendere la professione di avvocato, commercialista, ingegnere o architetto con la possibilità di alti guadagni.

Con gli inizi degli anni 2000, a seguito di tutta una serie di modifiche legislative, è iniziato il rapido declino delle libere professioni, tra le quali quella di avvocato che, con le riforme apportate dalla propria Cassa, tra le quali l’obbligo dell’iscrizione anche per coloro che non riuscivano ad incassare alcunché, l’obbligo della iscrizione con un esborso per ciascun avvocato di una somma pari a circa 4.000,00 euro annui… ciò ha chiaramente comportato la decisione per tanti laureati in Giurisprudenza a lasciare l’ambito forense. Da lì la decisione di investire in qualcosa di più sicuro: il posto fisso. Ma anche qui il cammino si è rivelato non così semplice.

Occorre considerare che fino ai primi anni 2000, i concorsi nelle pubbliche amministrazioni erano molto semplici, ossia consistevano in una prova scritta e in una prova orale. Inoltre occorre considerare che il numero degli aspiranti candidati erano decisamente pochi, praticamente qualche migliaio. Con il passare del tempo, e con l’avvicinarsi della crisi del 2008, sono decisamente cambiate le carte in tavola dato che il numero degli interessati al posto fisso sono aumentati in maniera esponenziale. Adesso infatti per ogni concorso, soprattutto per l’Agenzia delle Entrate o per l’Inps, si parla di circa 30.000 domande.

Ma più aumentavano i partecipanti, più aumentava la difficoltà del concorso. Per ogni concorso nella pubblica amministrazione si verifica una prima prova selettiva a cui seguono solitamente due prove scritte, un periodo di stage ed infine una prova orale. Tutto ciò per i candidati ha però un costo, sia in termini economici sia in termini di fatica. In passato i concorsi nelle pubbliche amministrazioni avvenivano su base regionale, e quindi comportavano basse spese per recarsi presso gli edifici ove si sarebbero svolte le prove. Adesso invece le prove, come sopra ricordato raddoppiate, vengono svolte a Roma con un aggravio di spese per i poveri candidati i quali sono costretti a sopportare grossi sforzi economici e grandi disagi.

Grande clamore ha suscitato il recente concorso per l’Inps dove, nonostante l’eccezionale nevicata che ha bloccato la capitale, non è stata rinviata ed ha quindi costretto i partecipanti a sfidare gli elementi e grandi disagi dettati dalla cancellazione dei voli o la soppressione di numerosi treni che collegavano il centro della città con la zona della Fiera di Roma, che si trova nell’estrema periferia. Ma i disagi per i partecipanti sono dovuti anche alle modalità di svolgimento, dato che le prove vengono fissate, rispetto al passato, entro breve tempo dalla loro pubblicazione sulla gazzetta ufficiale, ciò chiaramente comporta che per cercare i voli e gli alloggi sono quindi costretti a comprare a prezzi alti rispetto ad una prenotazione fatta con un paio di mesi di anticipo.

L’amara considerazione è quindi che questi bandi non sono aperti per aiutare i laureati o coloro che sono in cerca di un lavoro ad impegnarsi per passare un concorso nella pubblica amministrazione. Rischia di essere una grande utopia, dove oltre il sacrificio serve anche una grossa somma a disposizione per prenotare i mezzi di trasporto, gli alloggi, oltre al materiale didattico da acquistare.