È la protesta di 2000 lavoratori del Cup e Recup che cercano disperatamente di far luce su una assurda gara indetta dalla Regione Lazio che ha concesso in appalto la gestione dei Cup Asl del Lazio per 71 milioni di euro, base d’asta, per la fornitura di software e servizi. Questa gara pare sia stata concessa al ribasso togliendo clausole sociali e diritti ai lavoratori che da più di dieci anni lavorano per la pubblica amministrazione all’interno delle Asl di tutto il Lazio ricoprendo ogni ruolo operativo ed amministrativo come: la medicina legale, la ragioneria, al controllo di gestione, al protocollo, agli affari generali, nelle segreterie, agli sportelli Cup ed intramoenia, all’emissione delle tessere sanitarie e dei codici Eni per gli stranieri, ai Cup analisi, all Urp e al servizio vaccinazioni, ai pronto soccorsi e, sempre con la stessa qualifica, a fianco dei “colleghi” Asl con altri livelli e con altre retribuzioni.

L’ennesima farsa che colpisce ancora una volta la categoria più vulnerabile: i lavoratori. L’ennesima gara d’appalto che mostra più lati oscuri che trasparenze. Si perché con l’assegnazione di questa gara poco chiara, si tende a togliere la dignità ai lavoratori costringendoli a firmare un contratto che non rispecchia nemmeno le direttive dell’Unione Europea con la minaccia di rimanere disoccupati qualora si rifiutassero. Sebbene lo svolgimento del lavoro sia analogo a quello dei dipendenti pubblici, oltre a non tener conto delle clausule sociali, dell’art.18, degli scatti di anzianità, c’è il rischio di vedersi sottrarre circa 200 euro al mese dallo stipendio part-time di 700 euro riducendolo complessivamente di fatto a 500 euro al mese; paradossalmente nettamente al di sotto del reddito di inclusione. Per non parlare dei livelli contrattuali che passeranno dal livello ccnl commercio al ccnl multiservizi.

Sostanzialmente questo contratto mostra moltissime perplessità. Infatti i 2000 dipendenti del Cup chiedono al Governatore Zingaretti più chiarezze su tutta la vicenda visto che l’assegnazione è stata affidata ad altre aziende in maniera alquanto anomala, mentre la NTA srl società uscente che da anni ha lavorato sul territorio in maniera maniacale e nonostante non sia mai stata coinvolta in Mafia Capitale, non è stata riconfermata: perché? Persino il ricorso per la verifica degli atti non è stato possibile effettuare per un vizio di forma, costringendo i lavoratori a firmare un contratto indegno entro il 15 novembre. La forza della disperazione di questi 2000 lavoratori che da ben due mesi li spinge ad interpellare tutti gli organi di competenza i quali si mostrano a favore dei lavoratori del Cup, ma che a tutt’oggi non hanno ancora risposte certe sul proprio futuro. Anche l’assessore al Mise Claudio Cominardi e il consigliere regionale Davide Barillari del M5S si sono prodigati, ai quali il Governatore della Regione Lazio Zingaretti ha negato un tavolo chiarificatorio. Una vicenda dai risvolti molto poco chiari che dovrebbe esortare le istituzioni a far immediatamente chiarezza. Addirittura risulta strano il silenzio di alcune sigle sindacali che seguono la vicenda senza pronunciarsi in merito. Perché? Seguiremo con attenzione le sorti di questi 2000 lavoratori del Cup.

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