La storia di questo dipinto inizia nel 1400, quando Sandro Botticelli incomincia a far notare la sua fama nella città di Firenze. Molte sono le famiglie che apprezzano i suoi capolavori e che desiderano una sua opera  tra cui la famiglia Medici, nobili di grande potere e ricchezza. Lorenzo di Pierfrancesco de’ Medici è un membro di questa celebre famiglia e non ci ha messo molto a riconoscere il talento di Botticelli e a fare in modo che diventasse uno dei suoi artisti prediletti.

Il nobile mette Sandro sotto la propria protezione e, molto probabilmente, è stato lui a commissionargli la Venere. Per molti anni questa è stata la teoria più condivisa ed accettata dagli esperti a proposito della nascita della Venere, ma, in tempi più recenti, cominciano a spuntare delle ipotesi alternative. Infatti molte persone affermano che la creazione di quest’opera fosse per un omaggio o un quadro politico. La nascita di Venere di Botticelli è stata descritta, per la prima volta, all’interno di un libro, da Giorgio Vasari,  un pittore vissuto nel ‘500 considerato come il primo storico dell’arte in assoluto. Oltre ad essere un ottimo pittore, ha avuto la geniale idea di voler realizzare un libro in cui sono elencati gli artisti più famosi in ordine cronologico.

Sandro completa questo lavoro nel 1477, qualche tempo prima della sua partenza per Roma dove l’attende un’incarico di grande importanza: dipingere delle scene all’interno della Cappella Sistina insieme ad altri famosi artisti. Analizzando il quadro passa alla nostra immediata attenzione la figura della protagonista, ovvero Venere, la dea greca e romana ammirata per la sua grande bellezza. Un particolare molto evidente è la conchiglia su cui si trova Venere: la presenza della conchiglia è legata al mito greco dove viene spiegato che la nascita di venere avviene nel mare. Oltre a Venere emergono altri protagonisti: l’uomo sulla destra, che giunge in picchiata ed è abbracciato ad una donna, è Zefiro, il dio del vento; sta indirizzando il suo potente soffio verso la dea, mettendo in mostra il suo bellissimo volto. Dalla bocca di Zefiro spuntano delle linee. Quest’ultimo è un trucco utilizzato da Botticelli per simboleggiare l’aria che getta fuori con il suo soffio.