L’aggressività mostrata negli ultimi anni dalla Cina nel Mar Cinese Meridionale e in quello Orientale sta spingendo con sempre maggior forza il Giappone verso una rivoluzione geopolitica destinata a mutarne profondamente il comportamento e la presenza nella politica estera dell’Indo-Pacifico.

Il Giappone dovrà tornare ad essere protagonista della scena internazionale nell’Estremo Oriente per far fronte alle pretese marittime di Pechino e al potenziamento della marina della Repubblica Popolare. Le intenzioni della Cina rischiano di destabilizzare le acque che dal Giappone portano allo stretto di Malacca e da lì all’Oceano Indiano. E per una nazione insulare, di piccole dimensioni e priva di materie prime come il Giappone, la stabilità delle rotte commerciali marittime è di primaria importanza per il benessere, la sicurezza e la prosperità del paese. Il Giappone, come ogni altra nazione insulare, è indissolubilmente legato ai mari che lo circondano. Dal mare arrivano le materie prime di cui l’economia nipponica necessita per produrre e allo stesso tempo partono le esportazioni dirette verso il resto del mondo.

L’aggressività cinese minaccia quindi la prosperità economica e la sicurezza del paese del Sol Levante. I timori del Giappone nei confronti della Cina sono condivisi da numerosi altri paesi, come quelli che si affacciano sul Mar Cinese Meridionale tra cui Filippine, Vietnam, Taiwan e Malesia. Ma anche potenze regionali come Australia ed India guardano con diffidenza alle azioni dei cinesi. Per quanto riguarda gli Stati Uniti essi percepiscono la Cina come un avversario dal punto di vista militare, economico e culturale. L’Impero del Centro è l’unico paese potenzialmente in grado di mettere in discussione l’egemonia globale statunitense. La recentissima guerra commerciale scatenata da Washington è l’esempio di come gli americani vedano nella Cina un avversario economico spregiudicato ed irrispettoso delle regole.

L’ambiguità dell’attuale amministrazione americana, che tuttavia non abbandonerà il ruolo imperiale di egemone nell’Indo-Pacifico, manifesta la volontà di spingere i propri alleati (Giappone e Corea del sud in questo caso) ad occuparsi maggiormente della propria difesa favorendo così un parziale disimpegno americano. Allo stesso modo, il presidente Trump ha sollecitato i paesi europei a contribuire maggiormente al bilancio della Nato. Anche per questo motivo il Giappone tornerà ad occuparsi in prima persona della propria difesa e politica estera come non faceva da 70 anni a questa parte.

Il primo ministro giapponese Shinzo Abe diede vita già nel 2007 allo strumento chiave della sua strategia di politica estera. Il Quadrilateral Strategic Dialogue (Qsd, spesso definito Quad) è un dialogo strategico informale tra Giappone, Stati Uniti, India ed Australia, idealisticamente battezzato da Abe l'”arco asiatico della democrazia”. Lo scopo di questo dialogo è quello di ampliare la cooperazione strategica, militare e diplomatica tra questi quattro paesi, in funzione del contenimento economico e politico della Cina. Il dialogo strategico è stato pure accompagnato da esercitazioni militari congiunte. Il passato del Quad è stato parecchio turbolento e l’uscita dell’Australia nel 2008 ne segnò la prematura fine. Tuttavia il Quadrilatero è tornato in auge lo scorso autunno grazie a un meeting informale tra i quattro capi di governo in occasione del vertice Asean.

Il Quad, figlio della volontà del premier Abe, si configura quindi come la lega informale tra le potenze affacciate sull’Indo-Pacifico determinate a mantenere lo status quo e contenere l’espansione della Cina. Ognuno di questi quattro paesi ha buoni motivi per temere la rinascita dell’Impero del Centro e l’aggressività di Pechino nel Mar Cinese. L’Australia, similmente al Giappone, in quanto nazione insulare, necessita della stabilità dell’Indo-Pacifico per prosperare economicamente. L’India invece è da sempre in competizione con la Cina. Tra questi due giganti confinanti vi sono numerosi attriti a partire dalle dispute territoriali che nel 1962 scoppiarono in un conflitto armato. Ma l’India teme soprattutto l’aumento della presenza cinese, sia militare che economica, nell’Oceano Indiano attuata attraverso i progetti infrastrutturali della Belt and Road Initiative e la cooperazione con il Pakistan culminata con la costruzione attualmente in corso di una base militare cinese sul suolo pakistano.

Sul piano della relazione bilaterale tra India e Giappone è avvenuta una comunione d’intenti. La strategia nipponica finalizzata al mantenimento della stabilità dell’Indo-Pacifico guarda a ovest, l’Act East del primo ministro indiano Narendra Modi guarda a est. Il matrimonio era inevitabile.

Il Giappone tornerà protagonista sulla scena internazionale dell’Indo-Pacifico e il Quad sarà uno degli strumenti cardine della sua politica estera.