Nel Rione del Colle Esquilino vi è uno scorcio noto per essere molto suggestivo. E’ la scalinata chiamata “Salita dei Borgia”, per via di quelli che si suppone siano stati gli appartamenti della nobile famiglia Catalana. Questo luogo di Roma è legato, oltre agli intrighi della famiglia Borgia, anche ad omicidi dell’antica Roma…

Su Via Cavour verso i Fori Imperiali, qualche metro prima di girare verso il Colosseo, sulla sinistra comincia una scalinata che conduce alla Basilica di San Pietro in Vincoli: il suo nome è via S. Francesco di Paola e ricalca un antico vicolo romano, il vicus sceleratus. E’ popolarmente detto Salita dei Borgia e già con queste due denominazioni e il tetro arco che poco più avanti incrocia il nostro sguardo, capiamo di essere di fronte ad un luogo carico di intrigo e di mistero. Ma andiamo con ordine perché questa storia ha inizio al tempo dei sette re di Roma. La tradizione narra che re Servio Tullio fece sposare le sue due figlie con i figli del suo predecessore: Tarquinio Prisco. I due matrimoni però non andarono granché bene, non erano infatti assortiti al meglio: una delle due figlie, quella più ambiziosa, era innamorata del cognato, Lucio Tarquinio, quello più aitante. Che fecero allora i due? Si misero d’accordo ed uccisero i relativi compagni, così da essere liberi di sposarsi. Ma rimaneva ancora un ostacolo al pieno raggiungimento del loro obiettivo di potere: il re Servio Tullio. Lucio Tarquinio allora, durante una riunione del Senato, provocò una rissa contro il re e quando lo ebbe a tiro, lo colpì con vigore facendolo cadere a terra. Questi riuscì a fuggire, ma fu raggiunto da alcuni sicari che lo uccisero e lasciarono il corpo in mezzo alla strada. Quale strada direte voi? Proprio il nostro vicolo, che alcuni istanti dopo il fattaccio, fu percorso dalla figlia del re a bordo del suo cocchio. Alla vista del cadavere i servitori fermarono i cavalli ma ella non ebbe pietà di suo padre e accecata dalla follia, diede ordine di passare più volte ripetutamente sul cadavere. Da qui il nome che fu dato a questo vicolo, appunto: vicus sceleratus. Sangue, follia, ricerca spasmodica del potere e dobbiamo ancora affrontare il capitolo Borgia. Il nostro arco passa sotto ad una costruzione medievale, dalle caratteristiche bande bianche e nere, abitata sul finire del ‘400 da Vannozza Catanei, l’amante di Alessandro VI, al secolo Rodrigo Borgia. Visitata più volte dal papa, questa gli diede quattro figli: Giovanni, Cesare, Lucrezia e Goffredo. Una sera come tante, al termine di una festa data da Vannozza, ecco che quel luogo nefasto divenne teatro di un altro delitto: tornando verso casa, complice il buio, Giovanni venne aggredito e di lui si persero le tracce per giorni, finché il Tevere non restituì il suo corpo sul quale erano ancora evidenti i segni delle coltellate subite. Non si venne mai a conoscenza dell’assassino o del mandante, ma quello che è certo è che dall’uccisione di Giovanni, fu il fratello Cesare a ricavarne il maggior guadagno. Insomma, la storia dei Borgia, complice la televisione, è nota ai più e contribuisce a rendere questo luogo carico di intrigo e di passione perversa. Ma tutto questo non ha impedito ad un grande poeta, Lord Byron, di rimanere affascinato da questa storia familiare, tanto da fermarsi più volte sulla scalinata, rivolgendo il suo sguardo verso la finestra palladiana e immaginando lì l’apparizione di Vannozza ma soprattutto della bionda e fatale Lucrezia.

Ma un aspetto positivo nella storia di questo palazzo c’è: nel 1500 per volontà del cardinale Giuliano Cesarini, fu inaugurato il primo Museo statuario aperto al pubblico, la cui collezione, successivamente, fu ceduta al Museo Capitolino.