Si sa, l’Europa è sotto attacco da parte di una moltitudine di forze politiche e movimenti euroscettici ormai diffusi sotto varie forme in tutti i suoi stati membri. Come sostiene il commissario Guenther Oettinger: “Il progetto europeo è in pericolo di morte” e riferendosi ai suoi antagonisti spiega che alcuni di essi operano al suo interno, in particolare i governi di Polonia, Ungheria ed Italia “vogliono indebolire o addirittura distruggere” l’Unione Europea.

In queste ultime settimane, il Ministro dell’Interno italiano Matteo Salvini si è fatto portavoce della volontà di riunire in un nuovo gruppo parlamentare tutte le forze sovraniste ed euroscettiche d’Europa: l’obbiettivo? Creare un terzo fronte nel Parlamento Europeo in grado di raccogliere voti in tutti gli stati membri dell’unione al fine di destabilizzare le sue fondamenta. Per porre le basi delle nuove alleanze sovraniste Salvini ha scelto di incontrare il leader europeo che più di tutti disprezza e si allontana dai valori fondanti dell’UE: Viktor Orban. Anche se il partito del premier ungherese, Fidesz, rientra ancora all’interno del gruppo liberale del PPE, questo meeting ha avuto la valenza simbolica di mostrare al mondo la linea politica dei neo-nazionalismi europei e tutta la loro avversione verso i principi del liberalismo che contraddistinguono il nostro continente.

È in questa clima di continui tentativi minatori che l’UE è arrivata a quello che forse rappresenta il gesto di forza più deciso dalla sua nascita. Il 12 settembre, infatti, gli eurodeputati hanno approvato a maggioranza qualificata la risoluzione di condanna nei confronti dell’Ungheria di Orban per le ripetute lesioni apportate allo stato di diritto dal governo magiaro. È stata approvata per la prima volta l’attivazione dell’art.7, una sorta di estremo rimedio nel diritto comunitario. Mai prima d’ora era stato necessario ricorrere a tale misura e mai prima d’ora un paese aveva sfidato così apertamente l’Unione.

Dal voto di ieri si possono trarre importanti considerazioni. La prima nasce osservando i risultati del voto, la risoluzione ha raccolto una larghissima maggioranza. Il capogruppo PPE Weber (in cui risiede Orban) vista l’estrema gravità delle violazioni ha lasciato libertà di coscienza ai propri membri che nella quasi totalità dei casi si sono espressi contro il proprio alleato. E’ questo un sintomo di divisione all’ interno del primo gruppo in Parlamento che ormai da tempo si divide attorno alla figura di Orban. La sua presenza è ormai imbarazzante per gran parte dei movimenti al suo interno, prima fra tutti per Angela Merkel. E’ evidente che la sfida lanciata da Orban alla linea moderata del PPE non ha avuto i risultati da lui sperati e ciò non fa altro che porlo in una posizione oramai irrecuperabile nei confronti dei suoi alleati.

Dall’altra parte è venuto meno il sostegno anche da coloro i quali dovevano essere i fiancheggiatori dell’Ungheria, ovvero i sovranisti. E’ infatti mancato l’appoggio del cancelliere austriaco Kurz, se il fronte italiano ha visto l’ovvio appoggio della Lega, il M5S ha ribadito il suo netto rifiuto a chiunque non si faccia carico delle responsabilità europee. Defezioni che possono leggersi come una mancata coesione del fronte euroscettico al centro delle fantasie di Salvini.

Non poteva esserci momento migliore per l’UE di far sentire la propria voce contro coloro che si stanno preparando ad abbatterla. L’approvazione dell’ art.7 infatti non è una semplice questione di diritto comunitario, argomento usuale della Commissione. Per la prima volta l’Unione è intervenuta direttamente rispetto all’ordinamento giuridico di uno Stato membro, per la prima volta si è mostrato come un organismo sovranazionale possa vincolare una Nazione non a meri regolamenti ma al rispetto dei principi sulla base dei quali tutti gli Stati democratici devono basare la propria azione. Se l’Europa aveva bisogno di un colpo di coda per riprendere slancio in questa complicata fase, non poteva farlo meglio di così.

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