La propaganda Cucchi e la corsa alle Europee. Una poltrona per due?

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Banalità, frasi fatte, pace, amore, serenità e tanti auguri. Ed ecco che su “Il Fatto Quotidiano”, l’avvocato Fabio Anselmo, difensore e compagno di Ilaria Cucchi, pubblica la ricetta per un nuovo modello di Unione Europea, affinché questa Europa sia cambiata ma non abbattuta. Si intitola così: “Europee, cambiare l’Ue e non abbatterla. L’appello mio e di Ilaria Cucchi”.

Che rilevanza potrebbe mai avere l’appello “suo” e di Ilaria Cucchi? Chi sono, o meglio chi pensano di essere… o ancora, cosa vogliono?

Chi sono? Ve lo spieghiamo chiamando le cose con il proprio nome. Ilaria Cucchi è la sorella di Stefano, un tossicodipendente morto nel 2009 presso il reparto di medicina protetta dell’Ospedale Pertini di Roma, una settimana dopo l’arresto da parte di tre Carabinieri, oggi alla sbarra con l’accusa di omicidio preterintenzionale, perché si pensa abbiano pestato il Cucchi fino a provocarne la morte. Ovviamente, nessuna perizia parla di decesso a causa di percosse, lo dicono solo i consulenti di parte della famiglia Cucchi. Che Stefano non sia morto di epilessia, lo dice anche la perizia, in quanto cataloga questa come semplice ipotesi, non essendovi esatta causa di morte.

Il processo, in piedi da quasi un decennio, ha visto alla sbarra in un primo momento medici, infermieri e agenti di polizia penitenziaria. Questi ultimi, a dire di Ilaria Cucchi, erano i mostri, coloro che avevano ucciso suo fratello. Vengono assolti, tutti, definitivamente. La Cucchi non ha mai chiesto scusa alla Polizia Penitenziaria per la lesa dignità. Viene risarcita con 1.362.000 € dall’ospedale Pertini, e insiste affinché si faccia luce sulla morte del fratello (legittima aspettativa).

Indagati finiscono 5 Carabinieri, ora divenuti molti di più, perché all’omicidio preterintenzionale, al falso, alla calunnia “implicita di stampo mafioso” (come disse una volta Anselmo in udienza), si aggiungono oscuri depistaggi.

Dire che una dichiarazione in vista delle Europee, da parte di Cucchi/Anselmo, arrivi come un fulmine a ciel sereno, sarebbe sbagliato. Ce lo aspettavamo, era nell’aria e questo (ammesso che la critica politica sia ancora un diritto), più che un appello a non cambiare l’Ue, ci sembra un appello ad una eventuale candidatura, come dire “siamo qui e siamo disponibili”.

Questa è la dimostrazione che chi scrive non sbagliava quando affermava che più che una ricerca di giustizia, quella della Cucchi, fosse propaganda politica.

Passerelle, salotti televisivi, copioni recitati a memoria, ostinazione a definire percosse, omicidio, prima ancora della pronuncia di un giudice. Con la presunzione di avere la verità in tasca, con la querela temeraria pronta contro chi la pensasse diversamente, con i talk show senza alcun contraddittorio, con denunciati imputati in maniera coatta, gente messa alla gogna, nella maniera più antidemocratica possibile, oggi, per tramite del suo avvocato Anselmo, lancia un appello per una Unione Europea diversa, dove diritti umani, giustizia civile, amore, pace e fantasia, tornano ad essere al centro, magari per proporsi alla sinistra che tanto l’ha osannata, nella speranza di un posticino. E qui, staremo a vedere. Accoglieranno l’appello?

Quanto scriviamo è largamente condiviso dall’opinione pubblica, quella che la signora Cucchi e il suo legale sedicente stratega mediatico, ha sempre cercato di condizionare con quello che chi scrive ha sempre definito, vittimismo travestito da campagna elettorale. Alleghiamo, proprio a dimostrazione, alcuni dei commenti apparsi sulla pagina de “Il Fatto Quotidiano”, relativamente alla missiva di amore a firma di Fabio Anselmo.

Anche se libero da qualsivoglia interesse di natura elettorale, cosa c’entrano Ilaria Cucchi e Fabio Anselmo con le elezioni europee?

Anselmo nel suo articolo scrive così: “Crediamo tuttavia che il rispetto dei diritti umani sia, per qualsiasi società ipotizzabile, principio imprescindibile e non assoggettabile a compromessi di qualsiasi natura. Il nostro vuol essere un vero e proprio appello per l’umanità il cui amore e rispetto deve tornare al centro di ogni discussione e programma politico”.

Verrebbe da rispondere che diritto umano è anche la presunzione di innocenza, da entrambi non calpestata, sotterrata.

Per parlare di amore e rispetto, occorre non diffondere odio. Se bastasse davvero un augurio di morte nei commenti, la pagina della signora Cucchi ne avrebbe mietuto migliaia.

Cosa ha inteso in questi anni e cosa intende, Ilaria Cucchi quando dice di cercare “giustizia e verità?”.

Gogna mediatica, processi su facebook, contraddittorio zero, in nove anni Ilaria Cucchi si è costruita un personaggio con oltre 400mila like, e siccome in politica ciò che conta sono i numeri, la prima scalata l’ha tentata alle politiche nel 2013, al fianco di Ingroia, con questa motivazione: “Voglio cambiare la giustizia”.

Nel 2014 invece, ha anche tentato la carriera giornalistica come inviata di Rai Tre per il format “Questioni di famiglia”. Un debutto fallimentare per flop di ascolti e polemiche sui social dalle quali lei si difese dicendo che «Stefano mi vuole viva».

Oggi, a distanza di sei anni, le ambizioni sono giustamente cresciute, e vuole cambiare l’Europa.

Sulla nostra pelle.