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“Le Particelle Elementari” è stato pubblicato da Flammarion in Francia nel 1998. Ha suscitato subito un crescente interesse prima fra gli addetti ai lavori poi nel grande pubblico. Houellebecq non si può certo dire sia uno scrittore affabile e charmant, ma ha subito conquistato un ruolo da antieroe nella narrativa e saggistica francese, e da lì nel mondo. La tematica principale in Houllebecq è il cinismo connaturato all’essere dell’uomo e la sua impossibilità di giungere ad un rapporto soddisfacente con il sesso e con la sua controparte. Ci sono parecchi echi di Ferdinand Celine nella scrittura del nostro autore, ma è la società moderna il vero scenario dove si svolgono le vicende dei suoi antieroi, piccolo borghesi votati alla noia e al fallimento esistenziale in una società sempre più competitiva ed escludente. Il marxismo per Houellebeq ha fallito, la società dei liberi ed uguali si è trasformata in un incubo, e il destino che ci tocca in sorte è navigare nella vittoriosa società neo-capitalistica, con i suoi feticci, le sue opacità, e le discariche di rifiuti dove ci toccherà finire prima o poi anche noi nostro malgrado. Uno dei suoi romanzi titola “L’estensione del dominio della lotta”, e questa estensione tribale si estende al sesso, ai suoi rituali di corteggiamento, alla sua seduzione, e alle sua dinamica prossemica. E la competizione vuole i suoi vinti e i suoi vincitori. Ma la vittoria non porta a nulla, se non ad una fame più vorace per la volta successiva, con echi questa volta di Schopenauer e di Klossowski insieme.

Vendendo 250.000 copie in poche settimane, “Le particelle elementari” è approdato in Italia con Bompiani. E’ un romanzo che a tratti ha la maschera del saggio sociologico sulla decadenza della società occidentale fuori da una dimensione trascendente. Houellebecq è quell’amico che ci dice le cose che non vorremmo sentirci dire dei nostri familiari, della ragazza che ci piace, dei nostri vicini che sembrano così affabili e gentili.

Houellebecq esordisce nel mondo editoriale con un saggio sulla scrittura spaventosa e senza speranza del solitario di Providence, Howard Philip Lovecraft. Quello di Houellebecq è un universo di squallidi impiegati, di ambienti luridi e freddi. La sessualità è un pulsare sordo, ma non si riesce mai a espletare perché resta un fatto fisico, bestiale, di dominio, non più cristallino, che ha perso la sua connotazione di purezza. Il Marchese De Sade chiamava “scarica” l’espletazione dell’atto sessuale del maschio e Houellebecq non è da meno, con in più la tristezza per una mancanza di umanità che forse una volta c’era e ora si è persa. I critici parlano di lui come di un descrittore di orge ma dall’umanità disincarnata, in cui convive una dimensione pornografica associata a qualcosa di totalmente spirituale.

Divenuto film nel 2006, “Le particelle elementari” cambia mezzo espressivo ma la sostanza resta la stessa. Il film mostra in maniera icastica la materia trattata: Bruno Klement, il protagonista, non riesce ad avere un rapporto soddisfacente con esponenti dell’altro sesso. «Questo libro è innanzitutto la storia di un uomo, di un uomo che passò la maggior parte della propria vita in Europa occidentale nella seconda metà del Ventesimo Secolo. Perlopiù solo, egli intrattenne tuttavia rapporti saltuari con altri uomini. Visse in un’epoca infelice e travagliata.» recita l’incipit.

Bruno si butta nei caffe-shop, entra nelle residuali comunità hyppie che proseguono un discorso iniziato negli anni ’70, alla ricerca, fuori tempo massimo, di un sesso libero e promiscuo che è il suo paradiso e la sua dannazione. Il suo problema è l’impossibilità a vivere un rapporto di coppia, ma anche la via negativa che lo porta alla spirale del sesso mercificato. Più volte parla di come il corpo delle adolescenti sia attratto dagli uomini di potere, ma anche come coloro che non hanno raggiunto una posizione ragguardevole, superati i 40 anni, coi loro ventri molli e le spalle cadenti, si vedano surclassare dai fisici palestrati, belli e aitanti dei loro avversari maschi ventenni. La conclusione di Houellebecq è cinica e disillusa, e in questo riprende la grande tradizione degli scrittori reazionari e conservatori come Thomas Mann, Celine, Henry Miller, Bukowskj. Il suo è un cupio dissolvi che avvolge tutta l’esistenza umana, rischiarata solo da alcuni sporadici raggi di comprensione umana. Il sesso non è la soluzione, lascia più amareggiati e vuoti di prima, solo la descrizione nicciana “guardare con occhi lucidi l’abisso” può dare un filo di speranza e rompere lo schermo dell’illusione. Il resto non vale la pena di essere vissuto.

“La società erotico-pubblicitaria in cui viviamo si accanisce a organizzare il desiderio, a svilupparlo fino a dimensioni inaudite… Affinché la società funzioni affinché la competizione continui, occorre che il desiderio cresca, si allarghi e divori la vita degli uomini.” Scrive Houellebecq ne “Le particelle elementari”.

Nel 2001 fra l’altro esce “Piattaforma” che tratta di turismo sessuale in Thailandia e subirà molte accuse di misantropia e fascismo. Houellebecq è stato anche descritto come il Baudelaire dei supermercati, attento all’influenza della pubblicità e del cinema sugli spettatori ignari, sul proliferare di corpi finti, vuoti, gonfiati e anabolizzati. Lo standard altissimo dei mezzi di comunicazione fa si che non si desideri più il corpo normale dell’altro, del nostro simile, in un universo desacralizzato e secolarizzato. Il mondo è stato reso materiale, fisicizzato, senza rendersi conto che la materia si corrompe e muore.

La principale atmosfera dei libri di Houellbecq è una atmosfera dove “la morte è al lavoro” (definizione di Jean Cocteau) ed è sempre presente in sottofondo la decadenza della fisicità. Per questo c’è il desiderio e l’afflato verso una religione così dura e intransigente come l’Islam. L’occidente è ormai imbolsito e inflaccidito, solo i giovani provano a vivere pienamente ma anche loro hanno in sé il bacillo che scoppierà anni più tardi, e vivono in un sistema competitivo che fa a pezzi i più deboli e rende nevrotici tutti. “In una situazione economica perfettamente liberale, c’è chi accumula fortune considerevoli, altri marciscono nella disoccupazione e nella miseria. In una situazione sessuale perfettamente liberale, c’è chi ha una vita erotica varia ed eccitante: altri sono ridotti alla maturazione e alla solitudine.” scrive Houellebecq in “Estensione del dominio della lotta” (1994).

Sono tutti, maturi e giovani, marionette mosse da burattinai più in alto, come grani di silicio indirizzati da un magnete; e il magnete è il turbo-capitalismo radical, che fa piazza pulita di ogni elemento sacro e di valore trascendente, per dare peso solo al qui ed ora, alla carne rigogliosa che poi, fuori scena, decadrà. La carne che imputridisce, il sesso mercificato, dopo averlo consumato, risprofonda nella solitudine, e nella stragrande normalità dei casi la donna, per come è fatta morfologicamente, lo rifiuta, a meno che non sia categorizzata come meretrice e lo faccia per denaro. Il rapporto di coppia potrebbe essere la soluzione ma alla fine non lo è, perché i simili alla lunga si rigettano, la carne dei coniugi si corrompe e imputridisce. Il pendolo non porta soddisfazione da nessuna parte lo si guardi. E’ questo il grande pessimismo di Houellebecq, che lo fa annoverare fra i grandi scrittori cinici. Il rotocalco è la nuova religione, il gossip il suo credo, che tiene in piedi il voyeurismo della società e dello spettatore. La ripetizione dell’ossessione, la metastasi del desiderio tiene alta la competizione dei maschi alpha nei confronti della donna dominatrice. L’ossessione viene mantenuta, mentre chi è in basso nella catena esistenziale o si evolve a prezzo di enormi sofferenze o viene sotterrato.

Nel successivo “Sottomissione” (2015) Houellebeq, anche qui in un romanzo in forma di distopia, auspica la distruzione dei valori della civiltà occidentale sotto l’egemonia della cultura islamica, e il blando professore universitario protagonista, sessuomane e corruttore di studentesse, si converte molto volentieri ad una religione e ad una ideologia che promette l’egemonia del maschio sulla donna e non propone una uguaglianza di diritti che porta solo alla frustrazione e all’infelicità. I nuovi valori dell’occidente: divorzio, aborto, sessualità libera e promiscua, uguaglianza fra maschile e femminile, sono andati troppo oltre, secondo Houellebecq, contro la tradizione e contro la natura profonda dell’essere umano, e rischiano, per rigetto, di far risprofondare l’Europa in una nuova barbarie. Siamo molto vicini al “Tramonto dell’occidente” di Spengler e agli altri sociologi della fine della civiltà. Si tratta certamente di una dis-topia, una visione grottesca e, forse, esagerata, ma fino a che punto?