Avviso ai naviganti. Anche il mercato si è accorto che i ruggiti e gli strali del Capitano, il leader leghista Matteo Salvini, e dei suoi seguaci contro l’euro, l’Europa, le regole vengono da una tigre di carta. Più delicate appaiono le proposte farlocche sui minibot perché incrinano la fiducia dei risparmiatori, in casa e fuori.

Resteranno, comunque, sulla carta anche queste. Ricordate le esternazioni, prima delle elezioni europee, dei due vicepremier – in questo il Capitano e il prescelto di Casaleggio, il grillino Luigi Di Maio, si assomigliano – del tipo “vedrete che dopo cambierà tutto, questa dirigenza sarà spazzata via”? Ricordate? Fate un piccolo sforzo, non è difficile, perché è cronaca di qualche settimana fa. Bene, la realtà è sotto gli occhi di tutti. Salvini è il primo in Italia, l’ultimo in Europa, neppure Farage vuole fare gruppo con la Lega.

Le maggioranze in Europa si sono allargate e consolidate, i sovranisti restano nell’angolo, la dirigenza europea si muove nel solco di sempre. Il conto è stato presentato ai cittadini italiani. Che dovrebbero almeno capire chi devono ringraziare. Diciamo le cose come stanno: l’Italia ha raggiunto il suo punto più basso di reputazione sul mercato dei capitali, in termini relativi nemmeno nel novembre del 2011 i nostri titoli sovrani erano meno apprezzati di quelli greci, all’epoca spagnoli e portoghesi stavano peggio di noi e oggi invece stanno infinitamente meglio; la differenza in termini assoluti la fa la politica monetaria espansiva inventata e attuata, con lungimiranza e condivisione, dalla Banca Centrale europea di Mario Draghi.

È proprio questa istituzione e, soprattutto, il carisma del suo timoniere a consentire alle tigri di carta, come dice il nostro Galimberti, di continuare a giocare con le parole e lucrare consensi, indebolendo ovviamente economia e reputazione del Paese, ma non fino al punto di andare a gambe all’aria.

Se il presidente del Consiglio in carica, Giuseppe Conte, è costretto a ricordare che sono a rischio la nostra sovranità e i risparmi, vuol dire che a Palazzo Chigi si ha la consapevolezza che si è raggiunto il livello di guardia e che le tigri di carta resteranno di carta, non potranno sbranare nessun potere europeo, anzi diventeranno ancora di più di cartapesta. Saranno docili, state certi, con i forti, batteranno mansueti in ritirata e noi pagheremo diligentemente il conto di una crisi totalmente autoindotta (da loro) che ci ha costretti a consegnare alla Spagna la posizione italiana in Europa e a pagare, con l’isolamento, il prezzo della marginalizzazione nelle postazioni di comando.

Non faremo default, ma saremo sempre più poveri e conteremo sempre meno. Attenzione, però, ce lo insegna la storia, la tigre di carta leghista debole con i forti sarà forte con i deboli in casa e proverà a fare pagare il conto di tutto al Sud con l’autonomia differenziata, magari con un pastrocchio “salvo intese”.

Su questo punto, la mobilitazione deve essere compatta. Lo scippo di Stato attuato da dieci anni in qua, documentato da questo giornale, è radiografato con la precisione di una tac in tutti gli atti di finanza pubblica delle principali istituzioni della Repubblica, la magistratura amministrativa ha aperto un faro importante e ne vedremo delle belle. Per una volta, la comunità meridionale lasci perdere le casacche della politica e non corra come sempre sul carro (di cartapesta) del vincitore.

Si documenti, faccia squadra, si occupi del proprio portafoglio e del futuro dei suoi giovani. Farà il bene loro e anche quello di un Nord miope. Eviterà al Paese di essere commissariato e alle regioni ricche di diventare una colonia franco-tedesca.