Si celebra oggi,come ogni 4 novembre, l’anniversario della vittoria italiana nella Prima Guerra Mondiale. Ma quest’anno tutto ciò ha assunto un significato insolito, che sembra andare oltre le usuali commemorazioni di rito che si susseguono da un secolo a questa parte. La riflessione storica derivante da tale tragedia non si è infatti esaurita nei libri di scuola, anzi, con il passare del tempo le stesse dinamiche e le stesse problematiche acquisiscono rilevanza, anche oggi, nel 2018. E’ proprio sulla situazione attuale che il Presidente Mattarella basa la sua analisi, espressa in un discorso che sembra privarsi il più possibile da sembianze ritualistiche, che sembra calarsi perfettamente nei giorni nostri.

Già all’inizio del suo intervento, Mattarella, cita e ringrazia della loro presenza i rappresentanti non delle istituzioni italiane ma quelli delle altre nazioni, nemici compresi. E’ questa immagine quella che rappresenta al meglio la lezione che oggi è possibile trarre da questa “inutile strage”. Le stesse nazioni che un secolo fa hanno sterminato a vicenda intere generazioni di giovani ragazzi seguendo la spinta del nazionalismo più aggressivo, si trovano oggi riunite nella stessa comunità, quella europea. E’ proprio questa la maggior responsabile del più lungo periodo di pace che il continente abbia mai vissuto, dato troppo spesso per scontato, ed è proprio il processo di integrazione europea la risposta che ha permesso di allontanare il rischio di una terza guerra totale.

Ma purtroppo la storia si ripresenta sempre sotto altre vesti ed è così che il Presidente vuole mettere in guardia dal ritorno dei nuovi nazionalismi, ora mascherati e rinnovati sotto l’ombrello del “sovranismo”. Divisioni che si fanno sempre più concrete, sempre più reali nella politica odierna. Divisioni che, come cento anni fa, altro non fanno se non indebolire e rendere sempre più vulnerabili chi vi si presta. Come contraltare a queste visioni distruttive ed autoreferenziali si cita poi la Costituzione Italiana, figlia della Resistenza, promotrice di unità e collaborazione. Ed è proprio di questo di cui oggi abbiamo bisogno: unità.

L’unità dei popoli che ha permesso a quelli che  un tempo erano nemici di chiamarsi oggi alleati. L’unità fra gli Stati, che non portano più distruzione ma sviluppo reciproco. I frutti di questo miracoloso processo, lungi dall’essere vuote filosofie, sono sotto gli occhi di tutti, si possono vedere. Dai ragazzi italiani nati nel 1900 e morti ammazzati da loro coetanei austriaci, a quelli nati nel 2000, ora maggiorenni a cui affidiamo un mondo libero e pacifico, fra questi solo un secolo.