La mozione sul caso Consip che chiedeva il ritiro delle deleghe al ministro dello Sport, Luca Lotti, allarga la frattura tra il Pd e i fuoriusciti di Mdp e avvicina ulteriormente Matteo Renzi all’ala moderata del centrodestra, riportando in agenda le larghe intese anche ora che sembra essersi allontanato lo spettro delle elezioni anticipate. Questa la lettura offerta dai principali quotidiani delle convulsioni che attraversano la maggioranza dopo il durissimo intervento del senatore di Mpd, Miguel Gotor, padre della mozione, che ha attaccato il “familismo di Lotti e di Renzi”. Parole che potrebbero essere il preludio di una rottura a sinistra che lascerebbe l’accordo con Berlusconi come unica via d’uscita praticabile. Il testo presentato da Mdp è stato infatti respinto, a larga maggioranza, grazie ai voti di Forza Italia, di Area Popolare dei verdiniani e di Idea.

“Una pietra tombale su ogni alleanza. Questi qui sono stati abbandonati da Dio e dalla politica”, è lo sfogo di un politico di lungo corso come l’ex tesoriere dei Ds, Ugo Sposetti. Pd e Mdp continuano a correre uniti alle amministrative e “la legislatura deve continuare” rimane il mantra di Pier Luigi Bersani. Il renziano Andrea Marcucci rievoca però una locuzione da Prima Repubblica: “verifica di governo”. Il segnale politico che questa frattura lascia sul campo è un messaggio che Renzi consegna a chi vuole costruire un cantiere a sinistra, il segnale che con questi qui non si governa deve arrivare forte e chiaro al leader di Campo Progressista Giuliano Pisapia. E il processo in aula al renzismo, avvertono gli uomini vicini al segretario, “mette una pietra tombale su ogni alleanza”.

Paolo Gentiloni “irritato e sconcertato” per l’attacco di Mdp contro Lotti e quindi contro il suo governo. Il pericolo è che Mdp si sfili al momento dell’approvazione della legge di bilancio, il cui esame inizierà a ottobre al Senato, costringendo il Pd a varare il provvedimento più delicato dell’anno con i voti di Forza Italia. “Un’ipotesi che il Pd non potrà mai accettare – mette le mani avanti Marcucci – ci vogliono costringere alle larghe intese prima del voto. Non succederà”.