suburra
suburra

Dopo essermi visto l’anteprima della nuova Suburra,

serie Tv ben fatta sia chiaro,  un senso di disagio però mi ha perseguitato.  Verrebbe da pensare a Matteo 3,17, Ed ecco una voce dai cieli che disse: Questo è il mio diletto Figlio, nel quale mi sono compiaciuto

Del resto, camminando verso casa, in tucciano stile,

mi veniva da ripetere, Prega per noi. Con i giornalisti che si facevano fare le foto sul trono degli zingari, ah, pardon, sinti. A questo siamo arrivati. E i motti di Roma Repubblicana e Imperiale, cioè quella vera, associati in alcuni poster a personaggi che riprendono delinquenti della cronaca nera. Oppure, il Vittoriano, che per quanto mi risulta sarebbe ancora l’Altare della Patria, inondato da melma. Fatto bene, e parla uno che della forma nel cinema ne fa un punto di studio; ma che questo salva un messaggio malato?

Potere? Di questo credono di parlare tali storie e i poveracci delinquenti da cui sono prese. Ma questi non sanno nemmeno cosa sia il POTERE, ALTRIMENTI NON AVREBBERO MESSO I MOTTI DI ROMA nel ludibrio|

Governare il mondo allora conosciuto non è, NON E’,

come sventolare una pistola in faccia a un poveraccio. La censura… sì grazie!

CONDIVIDI
Articolo precedenteXylella, multe salate per chi non taglia
Prossimo articoloLa frutta secca riduce il rischio di infarto e ictus nei diabetici
mm
RICCARDO ROSATI Museologo. È bilingue italiano-inglese e da anni studia l’Oriente. Ha al suo attivo numerosi saggi e articoli su pubblicazioni italiane e straniere e ha preso parte a conferenze in Italia e all’estero. Con Starrylink ha pubblicato: La trasposizione cinematografica di Heart of Darkness (2004), Nel quartiere (2004), La visione nel Museo (2005). Ha anche scritto: Museologia e Tradizione (Solfanelli, 2015), Lo schermo immaginario (Tabula fati, 2016). Sue monografie sul Giappone sono: Perdendo il Giappone (Armando Editore, 2005); con Arianna Di Pietro, Da Maison Ikkoku a NANA. Mutamenti culturali e dinamiche sociali in Giappone tra gli anni Ottanta e il 2000 (Società Editrice La Torre, 2011); con Luigi Cozzi, Godzilla 2014 (Profondo Rosso, 2014). Ha inoltre co-curato il testo Nihon Eiga - Storia del Cinema Giapponese dal 1970 al 2010 (csf edizioni, 2010) e curato quello di Julius Evola, Fascismo Giappone Zen. Scritti sull’Oriente 1927-1975 (Pagine, 2016). Negli anni, ha comunque continuato a fare ricerca anche nell’ambito della anglistica, della francesistica e del cinema.