ispiri
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Una volta misi un’immagine del profilo nuova.

C’era un ragazzo, che nel corso degli anni una volta ogni tanto mi ricontattava, senza essere tra i miei amici, un po’ affamato. Non di cibo. Sebbene il suo interesse poteva trasparire dall’oscura insistenza con cui mi cercava, nei modi non si era mai dimostrato al di sopra le righe né maleducato. Sta di fatto che colse al volo la novità del mio recente avatar e pensò di farmi un complimento. Ora, reputo di essere sufficientemente educata per poter rispondere con un dignitoso e riservato ringraziamento a un complimento sincero: capita che io ne riceva, a onor del vero non più molti con l’età che avanza, ma quando succede non mi riempio di boria, né rispondo sprezzante.

Rispondo come si conviene, Grazie per il gentile complimentoPer cui non me ne abbiate se vi dico che non gli risposi con la consueta educazione, non me ne abbiate se mi lamento di quel complimento. Mi disse, commentando la mia foto profilo, con un messaggio privato che non avevo richiesto e la cui reiterazione avevo già in precedenza soffocato, mi disse, Ispiri buon sesso.

Ispiri. Buon. Sesso

Non me ne abbiate, se non ebbi la prontezza di rispondere in maniera arguta e simpatica (Ispiri. Buon. Sesso), ma molto semplicemente la mia mente si sovraffollò di domande, ognuna più triviale dell’altra, sulla scia di Come può una foto in cui sono perfettamente vestita, con un’espressione atona, ispirare un atto sessuale? Oppure Perché questo tizio che non conosco quasi per nulla, tutt’a un tratto mi scrive qualcosa di così intimo?. O ancora Perché questo ragazzo, che ha una foto assieme ad una ragazza che non sembra proprio sua sorella, sta importunando un’altra donna?.

Ci furono tra le meningi più maliziose (Ispiri. Buon. Sesso) questioni investigative al pari di In che modo è sicuro che io possa offrire non solo del sesso, ma anche del BUON sesso?. Altre domande erano di natura squisitamente filosofica, come, Ma infine esiste il sesso cattivo? E quel che intende questo ragazzo è un Buono in senso etico o un Buono in senso prestazionale?. (Ispiri. Buon. Sesso.)

In parole povere, fui soverchiata dalla perplessità, all’inizio, verso la sua idiozia (ISPIRI!). E poi dal senso di ingiustizia, verso il diritto che si era arrogato di farmi un complimento che non era un vero complimento, una cosa intima e viscida e squallida da dire, a maggior ragione da impegnato (BUON!). Infine, fui soverchiata dall’offesa e dalla rabbia (SESSO!). Da una rabbia cieca, nera e irrazionale. L’ira di una regina detronizzata dal suo legittimo posto, dal proprio dominio mortale. Non mi sono mai soffermata a trastullarmi, né da giovane, né da adulta, fantasticando sul fatto che le persone mi trovassero sensuale. Non è mai stato un mio desiderio.

Essere bella, sì, ne ho fatto un problema, in particolare 

quando ero una piccola, paffuta, baffuta adolescente senza fascino. Ho smesso di crearmi problemi in tal senso un po’ di tempo fa, quando la vita ha bussato alla porta di casa, si è preso mio padre e ho imparato che essere bella, per stare al mondo e godersi quel che si ha, non è necessario. Ma neanche quando quel ragazzo, quel fedifrago senza arte né parte mi fece quel non-complimento, un giorno ben prima della bussata violenta della vita alla porta di casa mia (che in verità somigliava più a un ariete da sfondamento), neanche in quel giorno in cui ancora non avevo appreso la sacrosanta abilità del menefreghismo estetico ero preoccupata di essere bella.

Di ispirare potenza, quello sì. Lavoro per impatto.

L’ho sempre fatto. Non ho mai amato rapportarmi agli altri con lunghe, logoranti guerre di trincea: ho preferito ogni volta la blitzkrieg, la guerra lampo. Colpire al primo incontro.In maniera secca, inequivocabile e distruttiva. Dal primo, primissimo incontro ci si affeziona a vicenda o si rimarrà in perpetua, reciproca indifferenza. In altri casi si crea una subitanea antipatia. Il destino dei rapporti che tesso è segnata dalle prime parole cambiate. Quasi sempre. In questa dinamica, l’idea di bellezza per me assume tutt’altro significato.
Forse la parola più adatta è impeto
forza. energia

Qualcosa di viscerale, magari anche di oscuro o inquietante. La bellezza che può avere una battaglia. Un atto eroico. Un’armatura. Un mortaio. Una lama. Il dipinto di un sabba. Non è detto che io dia quest’idea. Mi piacerebbe farlo. Non posso esserne certa.
Ma sono sicura invece di un’altra cosa, l’idea di essere la bambolina sensuale di un imbelle mi ripugna. Mi disgusta.

La superficiale sensazione dell’appagamento sessuale di uno sconosciuto mi è totalmente indifferente e, quando forzata attorno a una cosa prettamente innocente fatta da me, mi risulta perfino sordida. E mi ci vedo, con la corona che mi cade dalla testa (o forse l’ho lanciata io in faccia a qualcuno), l’ira che mi trasfigura la faccia e la voce che rimbomba, ad urlare, Che muoiano i vostri istinti carnali e si essicchino i vostri pruriti genitali, sono più di questo e non meritate di scoprirlo! E quindi, niente, l’ho bloccato così non rompeva più le scatole

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Gloria Orsini è nata a Roma quasi trent’anni fa ed è innamorata della sua città da quando è piccola. Un liceo classico e una laurea magistrale in lettere l’hanno indirizzata a una vita nell’istruzione in qualità di insegnante, mestiere che appaga il suo istrionismo e la voglia di dirigere i giovani delle nuove generazioni tra le braccia della cultura. Sebbene amante del rumore setoso delle pagine dei libri, dell’odore della stampa e del silenzio delle biblioteche, ha una predilezione popolana per i videogiochi, la musica metal e la cultura underground, nonché per la birra rossa.