Intervista a Dario Parrini, Capogruppo PD Affari Costituzionali al Senato

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Dario Parrini

Ciao Dario, grazie per aver accettato di essere intervistato da IlFormat.info.

Quali differenze riscontri tra il Partito Democratico del 2010 ed il Partito Democratico del 2019? Sono passati ben 9 anni, qualcosa deve pur essere cambiato all’interno dello stesso Partito…

Dario Parrini: “Nel 2010 c’era il bipolarismo e non si erano ancora diffusi a macchia d’olio gli effetti della più grave crisi economica del ventesimo secolo in tempo di pace, tanto meno le conseguenze dei nazionalismi populisti che così profondamente hanno segnato la lotta politica degli ultimi anni. Il tripolarismo entrò in crisi già nelle elezioni del 2013, e nelle elezioni politiche successive, quelle del 2018, ha continuato a lasciare la propria impronta sulla distribuzione dei consensi in Italia. Inoltre, nel 2010 c’era una legge elettorale fortemente maggioritaria (il cosiddetto Porcellum, che solo alcuni anni dopo fu dichiarato incostituzionale), mentre adesso, dopo la dichiarazione di illegittimità costituzionale del Porcellum ed il fallimento della riforma costituzionale sottoposta a referendum nel 2016, ci troviamo in un contesto proporzionale. Tutti questi cambiamenti, come anche i sette anni consecutivi (2011-18) nei quali il Partito Democratico si è caricato della responsabilità di guidare il Paese, hanno inciso profondamente sul modo di essere dello stesso PD: la vocazione maggioritaria, che per me resta indispensabile, si è attenuata”.

Il Movimento Cinque Stelle, secondo i più recenti sondaggi, sembrerebbe aver perso consensi; la Lega, d’altra parte, parrebbe rafforzata. Sei d’accordo?

Dario Parrini: “È quel che si percepisce parlando con le persone. Il governo Lega-M5S sta lavorando molto male. Le sue scelte, soprattutto in materia di politica economica, sono pericolose. Nel giro di un po’ meno di dieci mesi (tanti ne sono passati dalla nascita del Governo Conte) molti inganni sparsi a piene mani in campagna elettorale sono stati smascherati. Il M5S è apparso al rimorchio della Lega, incapace di far pesare a sufficienza il proprio punto di vista, pronto a tradire proposte che ne hanno caratterizzato l’ispirazione fin da quanto è stato fondato, eccessivamente preoccupato di salvare, a ogni costo, le posizioni di potere acquistate. Il prezzo che sta pagando per tutto ciò è molto alto. La Lega per ora non sembra soffrire del medesimo fenomeno. Ma secondo me è questione di tempo, e nemmeno di troppo tempo: anche gli imbrogli leghisti verranno messi a nudo, soprattutto le bugie raccontate sul fronte dell’economia, del lavoro, delle tasse. Quando questo avverrà, le intenzioni di voto della Lega seguiranno lo stesso andamento di quelle per il Movimento 5 Stelle”.

Riguardo alla vicenda dei 49 milioni di euro e della Lega, quale evoluzione sta avendo la questione attualmente?

Dario Parrini: “C’è una condanna in appello per truffa. Salvini è pienamente coinvolto nella vicenda perché non è stato estraneo alla decisione di non costituirsi parte civile contro gli imputati e perché i soldi oggetto della truffa sono stati in parte spesi anche durante la sua segreteria. La rateizzazione in vari decenni delle somme da restituire allo Stato ha provocato un’ondata di sdegno. La magistratura ha stabilito al di là di ogni dubbio che le autorità italiane possono recuperare i fondi, ovunque si trovino, e che siano risorse direttamente o no riconducibili alla Lega. C’è un’inchiesta su un’ipotesi di riciclaggio che potrebbe rivelarsi devastante. E sulle rivelazioni dell’Espresso riguardo ad accordi per farsi finanziare da aziende russe dell’energia non sono giunte smentite convincenti. Insomma, la questione morale pesa in maniera forte sulla Lega. Basta leggere “Il libro nero della Lega” di Tizian e Vergine per rendersene conto”.

Come vedi il Partito Democratico tra qualche anno? Quale ruolo potrà avere nello scenario politico prossimo?

Dario Parrini: “Il PD è l’unico partito attorno al quale si può costituire l’alternativa al governo dell’incompetenza, delle bugie e dello sfascio. Per questo penso che sia destinato a rafforzarsi. Non dovremo fare errori. Dovremo saper essere plurali restando uniti. E non perdere di vista la bussola, sempre preziosa, del riformismo“.

Di che cosa si sta discutendo adesso in Senato? Qual è il tema più “caldo”?

Dario Parrini: “Sono i giorni del voto in aula sull’autorizzazione a procedere contro Salvini per il sequestro di persona nel caso della Diciotti, e del voto della mozione di sfiducia individuale nei confronti del ministro dei lavori pubblici Toninelli, che in questi mesi si è rivelato del tutto inadeguato al ruolo: una vergogna che sta costando cara all’Italia. E che sarebbe bene che finisse”.

Dario Parrini tra 5 anni: la tua carriera politica si fermerà al Senato, oppure hai intenzione di proseguire oltre?

Dario Parrini: “Seguo la regola che ho sempre seguito da quando è iniziato il mio impegno politico a 19 anni, nel 1992: dare il massimo per far bene, con tutta la passione e l’impegno di cui sono capace, la cosa che sto facendo.  Così con questo spirito ho fatto il militante di base, il volontario, il segretario comunale di partito, il sindaco, il deputato e il segretario regionale, e ora il senatore”.

Grazie Dario per il tempo dedicatoci. Un’ ultima domanda: come definiresti il panorama politico attuale?

Dario Parrini: “Complicato e convulso. Ricco di rischi, ma non privo di opportunità”.