Il fiume in piena di rabbia e disperazione proveniente dall’Honduras e che ha attraversato il Centro America, si è infranto sul confine Americano. Le foto di uomini, donne e bambini che negli scorsi mesi hanno invaso televisioni e giornali ora sembrano scomparse. Il presidente degli Stati Uniti ha schierato sul confine messicano le sue armi migliori: pregiudizi e fucili.

Nel mentre ha anche utilizzato un’arma nettamente più violenta: il silenzio. I disperati dell’Honduras sono stati declassati a criminali che hanno intenzione di minare la ricchezza degli Stati Uniti. I soldati sul confine sono stati autorizzati solo una settimana fa ad usare le armi letali. Significa poter sparare sulla folla che cerca di superare il confine.

Gli abitanti messicani locali hanno cominciato a cambiare la loro posizione da comprensiva ad avversa. La chiusura del confine ha fatto accumulare persone che ogni giorno affrontano i soldati americani senza riuscire ad avanzare. I messicani del confine, che a loro volta hanno persone care in altri stati, hanno paura di dover gestire il materiale umano lì accumulato.

Ecco il purgatorio in cui sono intrappolati quelli che per mesi sono stati un simbolo di libertà. Questi esseri umani hanno vissuto l’inferno delle città più pericolose del mondo, dove il tasso di criminalità è talmente alto che anche un premio Nobel per la protezione dell’ambiente del 2015, Berta Cáceres, viene assassinata nella sua casa. Dove il traffico di droga prolifera allargandosi al resto del mondo. Dove nascono gruppi criminali indipendenti con una tale velocità che a volte non vengono neanche tracciati.

Un inferno che vede il crocevia di queste attività criminali nella capitale dell’Honduras, San Pedro Sula, in cui vengono uccise ogni anno 90 persone su 100000, ovvero quasi una persona su 1000 sa che nel corso di quell’anno verrà uccisa. È un concetto complesso da capire, ma aiuta a leggere le motivazioni che fanno muovere migliaia di persone; ma soprattutto permettono di biasimare la posizione di chi chiude le porte, di chi insulta, di chi accusa ombre che cercano il paradiso.

Il paradosso è anche questo: costoro cercano il paradiso di un lavoro come magazziniere, bracciante, colf o edile. Il loro paradiso è sfuggire a quel bersaglio che hanno inevitabilmente disegnato sulla schiena, per pochi spiccioli, per vedere la propria famiglia al sicuro. Non chiedono di rubare denaro, rubare lavoro o rubare case. Superare il confine per loro è aver già vinto, per vivere in quello che per altri è già inferno. Non avere l’ultimo Smartphone, non partecipare alle feste, non avere una enorme automobile da postare sui social.

Il paradiso per tanti di loro è avere un’istruzione, saper leggere e scrivere in qualunque lingua. Il paradiso è non dover nascondere le proprie inclinazioni sessuali o religiose. Il paradiso è avere garanzia di avere una polizia cui rivolgersi senza essere rinchiusi in un buco privo di aria. Riuscire ad ascoltare le loro effettive richieste permette di capire quanto sia inutile schierare letteralmente un esercito per fermarli.

Ora sono in purgatorio, mettergli di fronte dei diavoli che loro hanno già visto, già conosciuto nelle forme più violente non li fermerà. Sono uomini e donne che lotteranno con tutte le loro forze per poter accedere al cielo di cui hanno potuto solo sentir parlare. Spingeranno fino a scuotere definitivamente le coscienze, anche se questo avverrà con qualche martire, qualcuno dovrà spingere più forte e qualche fucile sparerà. Per uno che cade, ci saranno centinaia che potranno raggiungere il loro sogno.

Tuttora non capisco come possa un uomo assurgersi a proprietario delle chiavi del paradiso circondandosi di demoni che usano il fuoco. Proprio per questo oggi tutto è in silenzio, la stampa non parla della carovana che è cristallizzata nelle nostre menti, con bambini e anziani. Trump parla con i grandi del mondo, litiga con Putin, discute con Erdogan e grida forte contro le testate telvisive, ma nel frattempo riesce nel suo scopo: distogliere l’attenzione.

A breve le telecamere torneranno su quel confine e non troveremo che stracci e avanzi. Forse finalmente quelle persone avranno raggiunto, in silenzio, il loro paradiso.