Oggi Imran Khan, premier pakistano di origine pashtu, ha inaugurato l’apertura di un corridoio Kartarpur fra Pakistan e India.
Egli ha inoltre dichiarato “ancora una volta che se l’India facesse un passo in avanti, il Pakistan ne farebbe due. Se Francia e Germania, che hanno combattuto molteplici guerra in passato, oggi vivono come buoni vicini, credo che potrebbero farlo anche India e Pakistan”

(Imran Khan, presidente del Pakistan, al World Economic Forum di Davos)

Il Corridoio del Kartarpur, situato al confine nord dei due paesi nella zona conosciuta al pubblico come Punjab (Himachal Pradesh, Jammu-Kashmir e Punjab) si trova proprio vicino alle zone contese fra Pakistan, India e Cina. Questa zona è strategicamente vitale per le mire espansionistiche economiche cinesi.

Due giorni fa, dopo che il presidente indiano Narendra Modi aveva inaugurato l’apertura del corridoio, il ministro del Punjab, Amrinder Singh e il suo vice Venkaiah Naidu, hanno posato insieme la prima pietra.
Attraverso il corridoio di Kartarpur (una striscia di 6 km), agli indiani sarà consentito entrare in Pakistan e raggiungere direttamente il tempio Sikh di Kartarpur senza bisogno di visto e passaggio di frontiera.

(Narendra Modi, presidente dell’India)

Dallo scacchiere internazionale i portavoce del governo cinese e del governo americano vanno con i piedi di piombo, senza per ora rilasciare dichiarazioni in merito.
Ancora nulla dalle rispettive sfere di influenza. Infatti né la Cina, che sul Pakistan sta da anni investendo in funzione anti-Delhi, né gli USA che col Presidente indiano Narendra Modi sembrano stringere rapporti sempre migliori in funzione di contenimento anti-Pechino, hanno per adesso avuto nulla da dichiarare.
Se la Cina sarà lungimirante, sfrutterà questo disgelo per ampliare il proprio consenso sul sub-continente indiano, risolvendo quindi anche la spinosa situazione energetica del Nepal.
Entrambi, sia Cina che India, sanno che né l’uno né l’altro può essere sconfitto. Entrambi sono consapevoli dei vantaggi apportati da uno scenario internazionale multipolare scevro dall’onnipresenza americana. Ciò che finora li ha divisi, oltre che le questioni di frontiera col Pakistan e col Nepal, è appunto l’essere entrambe delle superpotenze emergenti. L’India, che si fa capo dell’esportazione delle infrastrutture di soft-skills (ad esempio Bollywood), con un ampio consenso culturale in Cina, e quest’ultima che invece primeggia con le hard-skills, come l’economia, lo sviluppo industriale, il potere politico e militare.

Quali saranno i risvolti, se questa apertura dovesse rivelarsi più di un abbaglio temporaneo?

Nepal, inasprimento o opportunità nei rapporti Cina-India?