Come ormai noto, ieri, dopo un lunghissimo tavolo negoziale, si è finalmente raggiunto l’accordo tra sindacati, Arcelor-Mittal e governo sull’Ilva.

Nella giornata di ieri si è scritto molto sulla vicenda e come ormai siamo abituati in circostanze simili non sono venuti meno i fiumi di parole sul web. Taranto si spacca in due, tra coloro che sono contenti per l’accordo raggiunto e per la continuità lavorativa in Ilva e coloro che invece continuano a chiedere con forza la chiusura della fabbrica della morte.

Ma cerchiamo di capire in cosa consiste l’accordo

Al tavolo negoziale ieri erano presenti i rappresentanti di Ilva S.p.a. in AS, ILVAFORM S.p.a. in AS, Taranto Energia S.r.l. in AS, Ilva Servizi marittimi S.p.a. in AS nelle persone dei commissari straordinari Prof. Dott. Enrico Laghi, Dott. Piero Gnudi, Avv. Corrado Carruba; AM InvestCo Italy S.r.l., nella persona dell’Amministratore Delegato Matthieu Jehl e di Annalisa Pasquini, Direttore delle Risorse Umane Gruppo ArcelorMittal Italia; le sigle sindacali FIM CISL – FIOM CGIL – UILM UIL – UGL METALMECCANICI, FILCTEM CGIL – FLAEI CISL – UILTEC UIL – UGL CHIMICI, FILT CGIL – UILTEC UIL – FIT CISL e FEDERMANAGER.

L’accordo stipulato, in sintesi, prevede l’assunzione di 10700 dipendenti ripartiti nelle varie sedi dell’azienda (8200 a Taranto), i quali saranno assunti ex novo dalla nuova proprietà con un contratto a tempo indeterminato. Per tutti i dipendenti che lavorano in Ilva da prima del 7 marzo 2015 varrà la normativa sui contratti a tempo indeterminato prima della riforma (non sarà applicato il jobs act). Per l’ordine di assunzione sarà seguita una graduatoria che terrà conto, in particolar modo, dell’anzianità maturata e dei carichi familiari.

Per tutti i lavoratori che entro il 23 agosto 2023 non siano stati assunti dalla nuova proprietà ArcelorMittal e risultino ancora in “organico amministrazione straordinaria” sarà formulata una proposta di assunzione a patto che questi lavoratori non abbiano già ricevuto una proposta di assunzione da parte di una filiale e non abbiano aderito al piano di esodo volontario.

È previsto un piano di esodo volontario che consiste nell’opportunità da parte dei lavoratori di concludere il rapporto di lavoro in Ilva con un indennizzo di 100 mila euro lordi. È possibile aderire a questo piano entro agosto 2023 sapendo però che l’indennizzo è decrescente nel tempo e che quindi chi aderisce al piano entro il 31 dicembre 2018 otterrà l’intero importo mentre chi per esempio dovesse aderire al termine, cioè nel 2023, l’importo dell’indennizzo percepito sarà di 15 mila euro lordi.

Per l’azienda, invece, resta l’immunità penale.

Considerazioni all’alba del giorno dopo

Posti di lavoro salvati quindi e tutele e diritti per i lavoratori portati a casa e non rinegoziati in peius; un grande successo quindi in termini sindacali perché allo scadere del tempo utile si è riusciti a portare a casa il migliore accordo negoziale possibile.

Anche l’ex ministro Calenda si dice felice e si congratula con Di Maio soprattutto per aver cambiato idea sul futuro della fabbrica ma rilancia su twitter la sua proposta negoziale che prevedeva l’assunzione di 800 lavoratori in più e sottolinea che la famosa bozza di accordo che prevedeva l’assunzione di 10300 lavoratori, in realtà, era una proposta dell’ArcelorMittal e non del Mise.

Città di Taranto, invece, uscita nettamente sconfitta in questa lunga guerra. A Taranto si continuerà ad inquinare e a morire e, proprio per questo motivo, i cittadini ma anche, addirittura, gli stessi lavoratori Ilva si sono spaccati. C’è chi parla di successo e chi invece è in preda alla disperazione e vede il sogno di una Taranto riconvertita, di una Taranto diversa ormai appartenere al passato.

A questo coro di delusi, amareggiati, pugnalati si aggiungono anche tantissimi attivisti, ex attivisti ed elettori del Movimento 5 stelle che a Taranto in questi anni hanno lottato per la chiusura delle fonti inquinanti, un cavallo di battaglia storico del Movimento 5 stelle tarantino. Il Movimento 5 stelle, infatti, a Taranto, in questi anni è cresciuto ed ha ottenuto numerosissimi consensi proprio in virtù del progetto di riconversione dell’industria e soprattutto della città. I 5 stelle, quindi, sono andati al governo del paese anche grazie alle centinaia di migliaia di voti dei cittadini tarantini. Ora molto probabilmente i 5 stelle a Taranto non toccheranno più palla perché i cittadini si sentono fortemente traditi.

Da ieri, in Piazza della Vittoria a Taranto è attivo un sit-in di dialogo, dissenso e protesta da parte di tutti coloro che vogliono la chiusura dell’Ilva. Durante la manifestazione di ieri, si è affacciata in piazza anche la parlamentare tarantina del movimento 5 stelle on. Rosalba De Giorgi, convintamente favorevole, fino a poco tempo fa, alla chiusura delle fonti inquinanti, che però non è riuscita ad intervenire, contestata aspramente e direi anche legittimamente dai cittadini in piazza e fatta allontanare grazie all’intervento delle forze dell’ordine che l’hanno scortata.

Il coordinatore del sit-in Francesco Quarto ci ha rilasciato la seguente dichiarazione:”Il sit-in è nato come un momento di confronto e di proposta verso il governo e in particolar modo Di Maio per una Taranto riconvertita economicamente e ambientalmente ma siamo rimasti spiazzati dall’accordo raggiunto ieri e pertanto si è trasformato in una manifestazione di protesta verso coloro che hanno cambiato idea sul futuro dell’Ilva. Siamo coscienti che l’Ilva ora ha un nuovo proprietario, un privato che viene a Taranto sicuramente per fare i propri interessi e quindi produrre… siamo altrettanto coscienti che tutto questo a Taranto continuerà a portare morte. C’è una forte fermentazione da parte del mondo ambientalista ma anche da parte della città che è un misto di rabbia e delusione che si sta cercando di incanalare nella messa in opera di azioni forti sul territorio perchè il cittadino attivo tarantino non si fermerà certo avanti ad un contratto di vendita ad un privato che vuole continuare ad ammazzare la nostra città. Il mio pensiero è che l’Ilva non dovrebbe produrre più perchè abbiamo una città che potrebbe vivere di alternative economiche come il mare, la terra e il turismo. Nel produrre acciaio e quindi anche diossina si sta fortemente danneggiando il mare e la terra… sappiamo bene dove si va a depositare quella diossina”.

Il movimento 5 stelle, almeno a Taranto, ha tradito le enormi aspettative dei cittadini. Chissà cosa ne pensano gli onorevoli pentastellati tarantini eletti che sicuramente da questa vicenda ne escono con le ossa rotte.

A Taranto, invece, facciamo i nostri più sentiti auguri perchè è una grande città e, nonostante tutto, siamo sicuri si rialzerà presto!