Nella vita frenetica e stressante dei grandi, rimane difficile poter far giocare anche i bambini. Nell’organizzare ogni singolo minuto in mille attività, i più piccoli si distaccano dal gioco e dalla loro creatività. Per non parlare della totale assenza di tempo, che dovrebbe essere dedicata all’aria aperta a contatto con la natura. Uno squilibrio enorme che deve far riflettere.

Negli Stati Uniti a più di dieci milioni di bambini vengono somministrati quotidianamente anfetamine o psicofarmaci per tentare di risolverne disagi, che potrebbero essere affrontati con metodi diversi. In ogni fase dell’infanzia il gioco non è solo svago e divertimento, ma un modo di conoscere il mondo attraverso il corpo, i sensi, l’intelletto. Con l’attività ludica il cervello del bambino si evolve e accresce la propria complessità. I consigli sul ‘gioco giusto’ arrivano dal nuovo numero di A scuola di salute, il magazine digitale a cura dell’Istituto Bambino Gesù diretto da Alberto G. Ugazio. Appena nato, il gioco del bambino passa attraverso il contatto con il corpo dei genitori. Questa forma di relazione favorisce la regolazione delle funzioni vitali, la riduzione dello stress, la comunicazione istintuale con mamma e papà, lo sviluppo cognitivo e le capacità motorie. Arrampicandosi, spingendosi e rotolandosi sul corpo del genitore, il piccolo apprenderà nuove capacità di movimento. Dopo i 4-6 mesi, gli oggetti della vita quotidiana sono i più interessanti.

Il bambino tocca, osserva, annusa, ascolta, assaggia. Attraverso la manipolazione e il contatto impara a conoscere se stesso e il mondo che lo circonda. E’ il periodo giusto per preparare il ‘cesto dei tesori’: un contenitore di stoffa o vimini da riempire con oggetti della quotidianità domestica, di materiali, forme e colori diversi, che incuriosiranno il bambino e stimoleranno lo sviluppo dei sensi e delle sue capacità motorie. Dai 2 anni di vita il gioco si trasforma e i bambini cominciano a ‘fare finta di’: il bambino esplora il mondo della fantasia, si confronta con un numero infinito di situazioni, avventure, sfide e, in questo modo, allarga il suo campo di azione.

Tra i 12 e i 18 mesi i bambini iniziano ad imitare piccole azioni che vedono intorno a loro (cullare, dare da mangiare, dormire, bere). Dai 2 anni passano al cosiddetto gioco parallelo: spesso in presenza di altri bambini ma senza una reale collaborazione, cominciano a creare piccole storie. Dai 3 anni in poi le trame del gioco diventano sempre più lunghe e complesse. I bambini amano travestirsi e diventare i protagonisti delle loro storie, oppure iniziano ad utilizzare pupazzi o personaggi per metterle in scena. In questo periodo giocano a lungo da soli o con altri bambini, creando delle vere relazioni. La lettura riveste un ruolo fondamentale per lo sviluppo dei bambini in ogni epoca dell’infanzia. Il neonato è attratto dal ritmo della voce del genitore e la musicalità di una storia letta ad alta voce è capace di incantare anche i più piccoli. Accoccolarsi insieme e leggere rafforza molto il legame tra genitori e figli.

Inoltre, un bambino abituato all’ascolto di letture, svilupperà più facilmente il linguaggio, sarà più curioso, avrà voglia di imparare a leggere e avrà migliori tempi di attenzione. Il suggerimento per i genitori è, dunque, di leggere molto insieme ai propri figli. Uno studio dell’Università di Hong Kong pubblicato su Plos One, sottolinea, che è meglio per i bambini vivere più tempo possibile tra la natura. Infatti, star lontano dal verde porta i più piccoli a non stare bene psicologicamente, a sentirsi più stressati e depressi. Gli studiosi hanno realizzato un questionario per misurare la “connessione con la natura” dei bambini, coinvolgendo 493 famiglie con piccoli tra i 2 e i 5 anni. I risultati hanno rivelato che i genitori che vedevano il loro bambino con un legame più stretto con la natura notavano meno angoscia, meno iperattività, e meno difficoltà comportamentali ed emotive. Inoltre, sempre secondo l’analisi dei ricercatori di Hong Kong, proprio il contatto maggiore con il verde aveva migliorato il comportamento pro-sociale, cioè la capacità di capire meglio i bisogni dell’altro. E’ interessante notare che i bambini che hanno assunto maggiori responsabilità nei confronti della natura hanno avuto meno difficoltà nel rapporto tra i pari.

Fondamentale lo Yoga per bambini (5-12 anni). Un toccasana per crescere bene dal punto di vista fisico ed emotivo e per imparare a socializzare in un ambiente ludico e piacevole. La pratica dello Yoga aiuta i più piccoli ad essere consapevoli del proprio corpo e dell’importanza della respirazione, a sviluppare un comportamento altruista e ad apprendere l’importanza del rispetto degli altri e del Pianeta. È fondamentale tenere presente che lo Yoga per bambini non è e non deve essere un’imitazione dello Yoga per adulti. Quando parliamo di Yoga per bambini non dobbiamo pensare solo alle asana. Lo Yoga per i più piccoli è innanzitutto gioco e movimento sano. Praticare Yoga fin da piccoli può essere fonte di numerosi benefici da non sottovalutare. Pensiamo a quante ore della giornata i bambini dedicano alla scuola e ai compiti rimanendo a lungo seduti. Dovrebbero dedicare una parte consistente del loro tempo al gioco e al movimento, ma sempre più spesso ciò non avviene. Lo Yoga aiuta a riportare un equilibrio sano tra impegni, divertimento e relax nelle giornate dei più piccoli.

Dal punto di vista fisico lo Yoga migliora l’elasticità e la flessibilità, la forza, la coordinazione, l’equlibrio e la consapevolezza del proprio corpo. Aiuta a ritrovare un senso di calma e di relax. Permette ai bambini di giocare, di fare attività fisica e allo stesso tempo di entrare in contatto con il proprio sé, con gli altri e con il mondo che li circonda. La Società italiana di Pediatria Preventiva e Sociale (SIPPS) sottolinea, che in età pediatrica lo Yoga per bambini “può rivelarsi utile alla crescita e allo sviluppo del bambino”. Sembra infatti che “sviluppi le potenzialità specifiche di ogni bambino, recuperi situazioni di stress e favorisca il superamento delle difficoltà nell’apprendimento”.

CONDIVIDI
Articolo precedenteNapoli: bomba scagliata contro la celebre pizzeria Sorbillo
Prossimo articolo«Che bello uno sbirro in meno». Lui gioisce per la morte dell’agente e il Sap lo querela
mm
Marco Staffiero, il mio nome spirituale è Ardas Sadhana Singh. Sono laureato in Scienze Politiche - Relazioni Internazionali e dal 2009 sono iscritto all’ordine dei giornalisti del Lazio. Approfondisco come giornalista e studioso diverse tematiche, che riguardano le discipline olistiche, le medicine alternative, la sana alimentazione e il benessere psico-fisico. Sono insegnante certificato di Kundalini Yoga, il mio diploma è riconosciuto a livello internazionale dal KRI (Kundalini Research Institute) e dall’IKYTA (International Kundalini Yoga Teacher Associations) e a livello nazionale dalla UISP – Area Discipline Orientali. Collaboro on line con “Il Giornale dello Yoga“ e "Yoga Magazine". Con il quotidiano “L’Osservatore d’Italia” e con “Il Format info” mi occupo di malattie ambientali, elettrosmog e salute. Inoltre, sono responsabile della rubrica Benessere e Salute del quotidiano on line “Il Mamilio”. Attraverso la conoscenza di tematiche legate alla Geobiologia, collaboro con la Bioriposo, dove effettuo misurazioni (con degli strumenti tecnici brevettati) dei nodi di Hartmann, elettromagnetismo ecc. , dando vita a conferenze sull'argomento in vari centri olistici e non solo.