All’incontro del 26 febbraio, convocato d’urgenza dagli Usa,

i membri del Consiglio di Sicurezza sono rimasti divisi intorno alla crisi venezuelana. Si tratta di una profonda divisione che mantiene bloccata l’Organizzazione. Da un lato, gli Stati Uniti insieme diversi Paesi Europei e Latinoamericani ribadiscono il proprio riconoscimento al Presidente ad Interim, Juan Guaido mentre dal lato opposto, Pechino, Mosca e altri Paesi interessati, respingono ciò che considerano “un’ingerenza straniera”. Allo stesso modo, Jorge Arreaza, rappresentante di Maduro ancora presente nell’organizzazione, ha cercato di eludere le denunce sull’eccessivo uso della forza e l’impiego di forze paramilitari nelle frontiere nello scorso 23 febbraio cercando di apparire disponibile per il dialogo.

Rosemary Di Carlo, l’ennesimo tentativo di sensibilizzazione. 

Rosemary di Carlo, nel suo intervento, ha ricordato a tutti gli ultimi avvenimenti nel Paese sudamericano, inclusi gli incidenti di violenza dello scorso fine settimana affermando che, a distanza di un mese, si è verificata una vera e propria escalation di violenza. Inoltre, nel tentativo di sensibilizzare i rappresentanti degli Stati, ha parlato dell’urgente bisogno di sbloccare l’ingresso dei soccorsi umanitari che andrebbero destinati a una popolazione che risente di un’emergenza umanitaria senza precedenti nel Paese.

Rosemary Di Carlo, sottosegretario generale dell’ONU.

Dinanzi ai migliaia di casi di malattia e malnutrizione verificati nel territorio venezuelano, Di Carlo ha esortato gli Stati presenti ad aprirsi verso la cooperazione e l’intesa per permettere l’entrata degli aiuti umanitari secondo i Princìpi di neutralità, imparzialità e indipendenza. Alla fine del suo discorso, la Sottosegretaria Generale dell’ONU per gli Affari Politici e Costruzione di Pace, ha esortato tutti gli attori politici venezuelani a collocare gli interessi del popolo venezuelano al centro delle loro azioni politiche.

…Ma il braccio di ferro persiste.

Nonostante, le divisioni sono rimaste tratteggiate quanto prima. Sebbene una larga maggioranza riconosce Guaidò  e condanna le azioni recenti da parte del regime di Maduro mentre l’asse Pechino-Mosca assecondato da alcuni alleati cercano di resistere a ogni iniziativa che rischi di intaccare i Principi di Non Ingerenza e di Autodeterminazione dei Popoli.

Il dibattito si è incrinato dalle parole dall’inviato speciale degli Stati Uniti, Elliott Abrams.

Elliott Abrams, inviato speciale degli Stati Uniti per il Venezuela

“Soltanto il regime di Maduro fa uso della violenza attraverso le forze dell’Ordine e bande paramilitari armate. Soltanto il regime ha tradito l’indipendenza e la sovranità dal momento in cui si è sottomesso all’influenza dei funzionari cubani oggi presenti nelle agenzie di sicurezza e d’intelligence. Soltanto il regime di Maduro è stato capace di utilizzare gli aiuti umanitari quale strumento politico per il controllo sociale e fonte di corruzione”.

A questo proposito, la Mosca e Pechino hanno ribadito il proprio riconoscimento a Maduro segnalando come strumentale l’invio di cibo e medicinali verso la frontiera con il Venezuela. Secondo l’ambasciatore russo Vassily Nebenzia, la vera radice dei problemi si troverebbe nelle sanzioni degli Stati Uniti “nei confronti del Venezuela”.

Breve chiarimento sulle “sanzioni USA”

Queste parole però, risentono di un grosso equivoco dopodiché i) gli Stati Uniti restano il primo acquirente di greggio venezuelano e ii) le sanzioni hanno avuto come oggetto i miliardari conti correnti dei funzionari dello Stato venezuelano sia negli Stati Uniti che in alcuni Paesi Europei . Sempre secondo le ipotesi dell’ambasciatore russo all’ONU, gli aiuti umanitari non sarebbero altro che il pretesto per violare la sovranità del Venezuela utilizzando dei civili come scudi umani.

Maduro prende sopravvento e minaccia Guaidò.

Il paradosso più eclatante si presenta quando i diplomatici pro-Maduro espongono nel Consiglio di Sicurezza tutte le motivazioni che ritengono valide per evitare qualsiasi tipo d’intervento nel Venezuela mentre, nella dimensione interna le violenze, le persecuzioni e gli omicidi politici sono aumentati, sempre a senso unico, dalla parte di Maduro nei confronti della Popolazione civile.

l’On. Juan Guaidò, Presidente ad interim del Venezuela secondo l’Art. 233 della Costituzione in vigore.

Il presente stallo nel Consiglio di sicurezza ha reso più complicata la situazione della dissidenza nel Venezuela. Particolarmente Maduro ha approfittato lo spazio offerto da una Comunità Internazionale paralizzata per minacciare il Presidente ad interim Juan Guaidò. Secondo Maduro, se il Juan Guaidò dovesse tornare nel Venezuela, sarebbe imprigionato immediatamente. Sotto la premessa “tutti devono rispettare la legge” e, immedesimandosi nella norma stessa, Maduro ha ricordato che la Magistratura – da lui monopolizzata –  aveva emesso un Divieto di Espatrio nei confronti di Juan Guaidò e che quest’ultimo l’avrebbe irrispettato il 23 febbraio superando il confine con la Colombia.

D’altronde, il presidente ad Interim ha affermato che tornerà nel Venezuela rispondendo così alle minacce professate da Maduro: “Non abbiamo assunto questo impegno per lottare dall’esterno. Per tale motivo, presto tornerò nell’esercizio delle mie funzioni in Venezuela”.

Un  altro attentato contro i diritti e le libertà fondamentali…

…è stato vissuto dai giornalisti della catena statunitense in lingua spagnola Univision quando, ad una delle domande del riconosciuto giornalista Jorge Ramos, Maduro ha risposto ordinando – di persona – la detenzione dell’intero team di giornalisti che si sono visti confiscare le telecamere e i loro telefonini. Dopo due ore di arresto, i reporters messicani sono stati liberati ma il materiale confiscato non gli è stato più restituito.

Una volta tornato nel Messico, Ramos ha raccontato che avevano in programma un’intervista con Maduro e, dopo appena 17 minuti di colloquio, il despota di Caracas decise di farli arrestare. Subito dopo, i giornalisti di Univision sono stati inchiusi in una camera con le luci spente durante due ore. Secondo lo stesso Ramos, un ministro del regime di Maduro si avvicinò per dire che l’intervista non era autorizata, interrogandoli separatamente per poi rilasciarli senza l’opportunità di recuperare i loro oggetti personali.

Dal 23 febbraio ad oggi, almeno 411 soldati venezuelani hanno disertato attraversando il confine con la Colombia.

Queste violazioni alla libertà di stampa e ad altre libertà fondamentali – così come è accaduto in precedenza ai giornalisti francesi arrestati  il 30 gennaio – dimostrano come il Regime di Maduro abbia gettato via ogni maschera di democrazia per passare all’uso illegittimo della forza pur di rimanere al Potere. Intanto, persistono gli scontri a bassa intensità nella frontiera e, secondo i dati ufficiali provenienti dall’Ufficio di Migrazioni di Cucuta, dal 23 al 28 febbraio, almeno 411 soldati avrebbero disertato le file dell’esercito venezuelano per arrivare in Colombia.

E poi… i Paramilitari irrompono in Parlamento

L’ultimo atto di violenza è accaduto il 27 febbraio, quando i colectivos, bande paramilitari finanziate dal regime di Maduro, hanno fatto irruzione nel palazzo legislativo per interrompere la seduta e minacciare i parlamentari venezuelani.

L’assalto si è effettuato durante la discussione dell’Ordine del Giorno che prevedeva la condanna agli atti di violenza verificati sempre il 23 febbraio nella frontiera con la Colombia. Dopo pochi minuti, il Parlamento è riuscito a riprendere le proprie attività. Questo atto d’intimidazione è l’ennesima prova di come l’ultimo organo eletto del Paese e i suoi  membri si trovino sotto un assedio violento e costante.