Il clima in questo governo del cambiamento è sempre più incandescente. Infatti a renderlo ancora più rovente è sempre il caso Siri. Il vicepremier Luigi Di Maio non intende mollare l’osso e chiede con insistenza, alla Lega, di “tirare fuori le palle faccia dimettere Siri“. E’ l’appello del M5S che è tornato a chiedere all’alleato di governo, Matteo Salvini, di far fare un passo indietro al sottosegretario ai Trasporti, indagato per corruzione; continua Di Maio: “Ora voglio dire a Salvini che è facile fare il forte coi deboli, questo è il momento del coraggio”.

Ma come già detto questo è un governo che non se le manda a dire, la risposta del vicepremier leghista prontamente non si è fatta attendere: “Anche gli amici dell’M5S pesino le parole. In Italia si sta superando il limite, a sinistra stanno coltivando un odio pericoloso, dalle opposizioni le critiche sono ovvie, da qualcuno che dovrebbe essere alleato no. Sono stufo. La mia parola è una e questo governo va avanti cinque anni, basta che la smettano di chiacchierare. Mi dicono ‘tiri fuori le palle’? Ricevo buste con proiettili per il mio impegno contro la mafia. A chi mi attacca dico tappatevi la bocca, lavorate e smettete di minacciare il prossimo. È l’ultimo avviso”.

E’ quanto dovuto nel corso di un comizio a Roma il segretario del partito di via Bellerio ha spiegato che non ci saranno passi indietro da parte della Lega: “Lo dico a tutti: destra e sinistra, un conto è il confronto, un conto il tiro al bersaglio”.

Dunque il caso Siri potrebbe davvero rappresentare un grande problema per il governo, e lo dimostra il fatto che durante una tappa elettorale in Toscana il ministro dell’Interno ha ribadito di non voler mollare il sottosegretario: “Io sono abituato a non abbandonare mai gli uomini con cui si è fatto un pezzo di strada insieme, e questo vale a livello locale come a livello nazionale”. Ed ancora: “Sarebbe meglio se che il M5S ci aiutasse a cambiare in meglio questo paese senza offendermi ogni giorno”. E sulle polemiche sulla sicurezza: “I reati sono scesi del 15%, da ministro rispondo alle polemiche con i fatti”.