Il cactus, questo sconosciuto. Temuto per le sue spine, severo nell’aspetto, presenza fissa su scogli impervi e rocce a picco sul mare, oppure fiero e originale elemento di decorazione di giardini e piazze nel sud Italia (nella foto, un cactus decorativo nella piazza della Cattedrale di Otranto). Originario del Messico, lo troviamo in tutte le regioni dell’Italia centro-meridionale.

Il cactus è una pianta preziosa per le sue proprietà e benefici per la salute, per lo più ignorati. Contiene pectina, uno dei migliori alleati per tenere a bada il colesterolo: mangiare foglie disidratate di cactus aiuta a ridurre i livelli di colesterolo “cattivo”. È depurativo: le fibre del cactus aiutano a disintossicare il nostro corpo, migliorano la digestione e agevolano il transito intestinale.

Ha proprietà anti-infiammatorie ed è ricco di vitamina E e di polifenoli, antiossidanti che aiutano la pelle a mantenersi giovane.  Gli acidi grassi, in particolare l’acido linoleico, contrastano infatti l’invecchiamento cutaneo. Applicato su capelli, mani e unghie, l’olio di cactus dona lucentezza.

Pochi sanno che il cactus è una fonte di proteine nobili di origine vegetale:  per questo è un cibo apprezzato dai vegetariani. I cactus hanno inoltre un alto contenuto di vitamine C, A, B6 e di calcio, indispensabili per la salute.

Ma di che sanno, e come si cucinano le “pale”, ovvero le foglie del cactus? Il sapore è una via di mezzo tra il fagiolino e l’asparago. Con la cottura si elimina la gelatina che li rende viscidi, poi si possono consumare in insalata.  In Messico le pale di cactus sono vendute nei mercati. Li chiamano  ‘nopalitos’, ovvero ‘senza spine’.

Oltre che in insalata, si possono saltare in padella con olio, aglio e peperoncino. C’è chi li gradisce anche con un po’ di salsa di soia. Grazie, signor cactus. Meriti ampiamente i versi che ti ha dedicato Pablo Neruda nell’incantevole “Ode al Cactus della sabbia”. È lunghetta, ne cito solo una strofa (invitandovi a leggerla tutta).

“Dove stai, dove vivi,
nell’ultima solitudine di questo mondo,
nel flagello della furia terrestre,
nel nascondiglio delle umiliazioni,
fratello, sorella,
aspetta, lavora
fermo con il tuo piccolo essere
e le tue radici”.