“Chi vede un gigante esamini prima la posizione del sole e faccia attenzione a che non sia l’ombra d’un pigmeo.” G. von Hardenberg

 

 

L’attuale governo è riflesso dell’inefficacia e della mediocrità di chi ha sempre avuto come obiettivo ultimo il potere e, una volta ottenuto, non sa cosa farne. E’ come se i nostri politici avessero pensato che il 4 marzo rappresentasse il lieto fine di un film dopo il quale i protagonisti “vissero felici per sempre” e che dopo la vittoria elettorale sarebbe stato tutto più facile, più lineare e più armonico.

In altre parole, la nuova classe dirigente sembra aver inseguito uno schema nel quale si è sempre parlato di tutto tranne che di responsabilità e, nel particolare caso del M5S, appena occupate le poltrone di cui sono sempre stati critici e accusatori, è iniziata la scomposizione della favola che li ha sempre mantenuti  in piedi, quella dell’onestà.

Una volta seduti nelle poltrone, i pentastellati sono rimasti fermi di fronte al bivio che divide l’utopia dalla realtà. Da un lato, per il timore di perdere dei consensi, dall’altro, per la malafede di chi sottovaluta le conseguenze di promesse elettorali fatte a caso, senza un minimo dal calcolo. Questa indecisione avrebbe portato al M5S ad assumere l’atteggiamento di sempre, quello dell’opposizione. La domanda giusta da farsi sarebbe, a chi? Alla realtà delle cose? A sé stessi?

Si tratta di una crisi esistenziale simile a quella di un diciottenne che vuole rivendicare la propria maggiorità in alcune occasioni e tornare bambino quando lo ritiene conveniente. Questa curiosa antropologia di un Movimento che pur di rimanere innocente ha preferito non assumere le proprie responsabilità di governo, ha lasciato lo spazio libero a un Matteo Salvini desideroso di personificare il dibattito, di far parlare di sé e di restare per lungo tempo al centro dei  post sui social, delle telecamere e dei tavoli dei bar. In sostanza, potrebbe dirsi che i risultati dello sforzo elettorale del M5S siano stati coltivati dallo stesso Salvini la cui unica proposta al governo è quella di vendere sé stesso come salvatore di un Paese alla ricerca dell’uomo forte.

E adesso, come si fa a dire di no a chi si è già abituato a ottenere ciò che vuole? Come negare qualcosa a chi da più o meno 11 mesi si è appropriato del governo senza il bisogno di governare? Con quale potere si può recuperare lo spazio occupato abusivamente da chi ritiene che il Partito, il Governo e le Istituzioni dello Stato siano la stessa cosa?

Purtroppo, il personaggio Salvini è frutto del suo tempo. E’ il residuo lasciato dalle esperienze di Berlusconi e Renzi. E’ l’eredità post-partitica della Seconda repubblica che rivendica con nostalgia alcuni tratti della Prima. Stiamo parlando di uno scenario politico in piena fase di decomposizione, dove il venire a meno del sistema dei Partiti ha offerto sempre più spazio a personaggi pseudo-carismatici che alla loro volta danno vita a governi senza obiettivi, spesso di breve durata e che rimangono intrappolati in un’infinita campagna elettorale.

Dal suo lato, il M5S ha reagito tardi alla sopraffazione del “capitano”, ha iniziato ad aprire un dibattito molto spinoso sulla titolarità del governo, ma l’uomo più desiderato d’Italia si era già abituato a utilizzare le istituzioni a piacimento e ogni rimprovero  nei suoi confronti ora viene considerato un attacco, un segnale di debolezza o addirittura di invidia da parte di un Movimento incapace di riprendersi lo status di maggioranza. La reazione del M5S di fronte all’espansionismo leghista può essere letta, dunque, come il tardivo tentativo di ritagliarsi il proprio spazio all’interno di un governo monopolizzato dall’alleato di minoranza. E mentre l’opinione pubblica viene distratta dalle liti all’interno dell’alleanza, il Paese rimane in-governato, le stime di crescita sono le più basse in Europa, lo spread rimane alto e la corruzione resta la politica pubblica più efficace della nostra classe dirigente.

Del resto, i problemi reali non si toccano. Il discorso della sicurezza viene menzionato quasi esclusivamente nei confronti dell’immigrazione mentre la criminalità organizzata fa da padrona in tutta la penisola, mantenendo la pace dei sepolcri al sud e fingendosi imprenditrice al nord. Nessuno parla del vero problema migratorio, ovvero, quello interno che vede il progressivo spopolamento del Meridione e il sovraffollamento delle Città del Nord, per non parlare del mancato ricambio  generazionale di una Nazione nella quale si parla più di pensioni che di lavoro o istruzione o del crescente esercito di poveri che, nella nostra penisola, oltrepassa i 5.000.000.

Questi flagelli restano e resteranno ignorati nella cosiddetta Terza Repubblica, la quale, in quanto risultato della decomposizione di quelle precedenti, è governata da una classe politica che ha perso la cognizione con la realtà dei fatti, che ha confuso la politica con l’intrattenimento e che rischia di degradare in un costante apparire nel quale gli attori politici si dimenticano della parte più importante: esserci.