Continua lo scontro nel governo sulla questione grandi opere. Da una parte la componente leghista si dice favorevole al completamento delle opere infrastrutturali mentre i pentastellati vogliono prima effettuare un’analisi costi-benefici per valutare se conviene o meno andare avanti con i lavori.

Il dibattito si è concentrato soprattutto su due progetti specifici: Tav e Tap. La Tav è la linea ferroviaria ad alta velocità che dovrebbe collegare Torino a Lione. Di questo progetto si discute già da decenni e il suo completamento dovrebbe avvenire nel 2030 ma forse verrà posticipato al 2035 siccome anche i francesi stanno avendo dubbi sull’effettiva utilità di questa grande opera infrastrutturale. La costruzione della linea ferroviaria è finanziata con fondi provenienti da Italia, Francia ed Unione Europea. Il Tap (Trans Adriatic Pipeline) è un gasdotto che attraversando il mar Adriatico dovrebbe portare il gas naturale dell’Azerbaijan in Italia. Il Tap, che attraversa Grecia, Albania ed infine giunge in Italia, non è altro che la continuazione di un lungo gasdotto che parte dall’Azerbaijan, nel Caucaso, e passa lungo tutta la Turchia. Su quest’opera è intervenuto anche il dipartimento di stato americano che ha incoraggiato gli italiani ad “andare avanti con il Tap perché è un’opera chiave per portare il gas del mar Caspio in Europa” e “ridurrà la dipendenza dell’Europa da una singola fonte di approvvigionamento di gas”, ovvero la Russia. Questa è la motivazione dell’interesse americano nel completamento del Tap. Washington vuole che l’Unione Europea riduca la sua dipendenza energetica dalla Russia. In altre parole, gli americani vorrebbero che gli alleati europei riducessero i loro scambi energetici con un paese che essi considerano avversario strategico. Del Tap hanno parlato anche il premier Conte e il presidente americano Trump durante il bilaterale della scorsa settimana alla Casa Bianca.

Il ministro dell’interno Matteo Salvini è intervenuto sulla questione dichiarando che “l’Italia ha molto bisogno di infrastrutture, soprattutto al sud. Penso alla Puglia e alla Tap – continua il leader del Carroccio – se arriverà alla fine quel gasdotto, l’energia costerà il 10 % in meno”. La risposta è arrivata dalla ministro per il sud Barbara Lezzi del Movimento 5 Stelle, che è pure pugliese. “In Italia servono le infrastrutture in particolar modo al sud e nelle zone interne del centro-nord”. Eppure i gasdotti sono un perfetto esempio di infrastrutture ma secondo Lezzi all’Italia serve altro: “strade sicure, ferrovie, scuole, ricerca, università, bonifiche, anti-dissesto idrogeologico, energia pulita. Questi sono gli investimenti che l’Italia aspetta”.

Sul tema grandi opere la figura ad aver maggior voce in capitolo è, ovviamente, il ministro per le infrastrutture e i trasporti Danilo Toninelli, già esponente di spicco dei pentastellati. Per il ministro la decisione su Tav e Tap è rinviata a quando sarà stata fatta l’analisi costi-benefici. Questa è la posizione dei Cinque Stelle. Dello stesso avviso è anche Riccardo Fraccaro, ministro per i rapporti con il parlamento e la democrazia diretta: “la linea del governo è chiara, per le grandi opere l’analisi costi-benefici è il nostro faro”. Tuttavia, il governatore del Piemonte Sergio Chiamparino ha fatto sapere che la sua regione effettuerà un analisi costi-benefici a parte “perché quella governativa si annuncia già scritta, visto a quali amici del trasporto su gomma e delle autostrade è stata affidata”.

Ma la questione grandi opere non riguarda solo Tav e Tap. Il ministro Toninelli ha espresso dubbi anche riguardo altri progetti infrastrutturali, tra cui la pedemontana lombarda e la Gronda di Genova. La Gronda sarebbe una nuova autostrada da costruire attorno al capoluogo ligure che andrebbe a potenziare la rete già esistente e sfoltirebbe così il traffico automobilistico. Il governatore della Liguria Giovanni Toti ha ironizzato le parole di Toninelli. “Quando il ministro vorrà sono pronto a fargli da autista nel caotico traffico ligure, affinché si convinca, dopo ore di coda sotto il sole, dell’utilità di questa opera”.

Sul tema grandi opere si gioca il primo scontro del governo gialloverde. La resa dei conti è ancora lontana in quanto i risultati dell’analisi costi-benefici dovrebbero essere pronti a fine anno e solo allora si saprà la posizione dei Cinque Stelle circa il proseguimento dei lavori. Il raggiungimento di un compromesso tra i due partiti non sembra comunque cosa difficile. Il contratto prevede effettivamente un ridiscussione integrale del progetto Tav e tale modalità potrebbe essere estesa anche alle altre opere.