Il Grande Nord si prepara alla mobilitazione attaraverso i loro confederati dei movimenti autonomisti, federalisti e indipendentisti per riportare nel dibattito politico gli interessi della questione settentrionale lanciando una raccolta firme per fermare il provvedimento del reddito di cittadinanza. Dunque la protesta si avvia con il presidio nelle piazze con i gazebo, sabato e le domeniche nelle regioni in Lombardia, Liguria, Veneto, Piemonte ed Emilia-Romagna.

E’ Roberto Bernardelli, presidente del movimento Grande Nord, ad annunciarlo il quale ribadisce che l’azione andrà avanti fin quando il governo non ritiri il reddito di cittadinanza: “La nostra missione è la difesa del Nord mentre questo governo difende gli interessi del Centro-Sud. Questa è una legittima difesa del Nord per salvaguardare imprese, lavoratori e territorio”.

Alcune indiscrezioni fanno trapelare che sia partita una raccolta firme e che in alcune città siano già state raccolte quasi 2mila firme: “Seppelliremo questo governo comunista sotto una valanga di firme e lo costringeremo a ritirare questo provvedimento” – afferma Bernardelli. Il silenzio del vicepremier Salvini fa scattare dei meccanismi di sfida che hanno provocato, ai suoi storici sostenitori, l’ira del movimento: “Il 70% del reddito di cittadinanza andrà al Sud e il Nord è stanco di farsi mungere”.

Dunque il movimento, in cui sono confluiti parecchi ex del Carroccio, si sente tradito dalla Lega di Salvini che strategicamente aveva tolto la parola Nord dal simbolo storico. Eppur vero che Salvini nel 2015 parlava di reddito di cittadinanza come elemosina sfoggiando le felpe in favore della sua ‘gente’. Oggi Salvini deve proprio fare i conti con i suoi ex i quali lo hanno sostenuto alle elezioni; che Salvini stia ritornando piano piano al vecchio amore democratico padano lo sottolinea l’ira del movimento.